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Le Guide Fisco: accertamento con adesione o ricorso?

Le Guide Pubblicato il 2 marzo 2018

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> Le Guide Pubblicato il 2 marzo 2018

Accertamento con adesione: il Fisco non è obbligato a rispondere; se l’ufficio non risponde, l’avviso va impugnato altrimenti diventa definitivo.

Quando il contribuente riceve un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate può decidere di impugnarlo tempestivamente, entro il termine di sessanta giorni, o di “trattare” con il Fisco per spiegare le proprie ragioni, grazie all’istituto dell’accertamento con adesione.

E’ tuttavia opportuno conoscere il rapporto tra i due strumenti per comprendere come agire: accertamento con adesione o ricorso? O entrambi?

Rapporto tra accertamento con adesione e ricorso

L’accertamento con adesione non preclude il ricorso, anzi. Dalla data di presentazione della domanda di accertamento con adesione si sospendono per un periodo di 90 giorni, sia i termini per un eventuale ricorso, sia quelli per il pagamento delle imposte accertate. Anche l’iscrizione a ruolo a titolo provvisorio delle imposte accertate dall’ufficio è effettuata, ricorrendone i presupposti, dopo la scadenza del termine di sospensione.

Decorsi i 90 giorni il contribuente, se non ha raggiunto l’accordo con l’Agenzia delle Entrate, può impugnare l’atto ricevuto dinanzi alla Commissione tributaria. In caso di mancata impugnazione, l’atto diventa definitivo e può essere affidato all’agente della riscossione.

La Cassazione [1] ha infatti precisato che l’istanza di accertamento con adesione non comporta l’inefficacia dell’avviso di accertamento, ma solo la sospensione del termine di impugnazione per un periodo di 90 giorni, decorsi i quali, senza che sia stata perfezionata la definizione consensuale, l’accertamento diviene comunque definitivo, in assenza di impugnazione.

Ma cosa succede se il contribuente invia l’istanza di accertamento con adesione, ma il Fisco non risponde e non lo convoca per il contraddittorio?

Accertamento con adesione: come funziona

L’accertamento con adesione è un accordo che consente al contribuente di definire le imposte dirette e indirette, in particolare:

  • Irpef
  • Ires
  • Irap
  • Imposte sostitutive sulla rivalutazione dei beni delle imprese
  • Imposta sostitutiva su riserve o fondi in sospensione
  • Iva
  • Imposta sulle successioni e sulle donazioni
  • Imposta di registro
  • Imposta ipotecaria e catastale
  • Invim ordinaria e decennale
  • Imposta sostitutiva dell’Invim
  • Imposta sostitutiva sulle operazioni di credito
  • Imposta erariale di trascrizione e addizionale regionale all’imposta erariale di trascrizione
  • Imposta provinciale sull’immatricolazione di nuovi veicoli

L’accordo si perfeziona con il pagamento delle somme dovute dal contribuente, il quale beneficia della riduzione delle sanzioni amministrative, nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

L’accertamento con adesione può essere promosso dall’Agenzia delle Entrate, per iniziativa d’ufficio, oppure richiesto dal contribuente. Il contribuente può avviare il procedimento anche quando nei suoi confronti siano stati effettuati accessi, ispezioni e verifiche, sia da parte dell’Amministrazione finanziaria che da parte della Guardia di Finanza, che si sono conclusi con un processo verbale di constatazione. In questo caso l’ufficio lo inviterà, però, solo se lo ritiene opportuno.

Accertamento con adesione iniziativa d’ufficio

L’ufficio, tramite un invito a comparire, può invitare il contribuente a concordare una definizione “bonaria” del rapporto tributario prima ancora di procedere alla notifica di un avviso di accertamento.

L’invito a comparire ha carattere unicamente informativo e in esso sono indicati i periodi d’imposta suscettibili di accertamento, il giorno e il luogo dell’appuntamento, nonché gli elementi rilevanti ai fini dell’accertamento.

Se il contribuente non aderisce all’invito a comparire non potrà più ricorrere a questo istituto per gli stessi elementi e per i periodi d’imposta indicati nell’invito.

Accertamento con adesione su richiesta del contribuente

Il contribuente può avviare la procedura presentando una domanda in carta libera in cui chiede all’ufficio di formulargli una proposta di accertamento per un’eventuale definizione.

La domanda può essere presentata all’ufficio competente:

  • prima di aver ricevuto la notifica di un atto di accertamento non preceduto da un invito a comparire;
  • dopo aver ricevuto la notifica di un atto impositivo non preceduto da invito a comparire, ma solo fino al momento in cui non scadono i termini per la proposizione dell’eventuale ricorso.

La domanda di adesione, con tutte le informazioni anagrafiche e il recapito anche telefonico, deve essere presentata – prima dell’impugnazione dell’avviso di accertamento innanzi alla Commissione tributaria provinciale – all’ufficio che lo ha emesso entro 60 giorni dalla notifica dell’atto mediante consegna diretta o a mezzo posta.

Nel caso di invio dell’istanza per posta ordinaria vale la data di arrivo all’ufficio, mentre vale la data di spedizione se inviata mediante plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento.

Entro 15 giorni dal ricevimento della domanda, l’ufficio formula al contribuente, anche telefonicamente, l’invito a comparire.

Accertamento con adesione: se l’ufficio non convoca il contribuente

Secondo la Cassazione, la convocazione del contribuente costituisce per l’Agenzia delle entrate non un obbligo, ma una facoltà, da esercitare in relazione ad una valutazione discrezionale del carattere di decisivi degli elementi posti a base dell’accertamento e dell’opportunità di evitare la contestazione giudiziaria [2].

Le Sezioni Unite della Cassazione [2] hanno infatti affermato che, in tema di accertamento con adesione, la mancata convocazione del contribuente, a seguito della presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, non comporta la nullità del procedimento di accertamento adottato dagli Uffici, non essendo tale sanzione prevista dalla legge.

Dunque, se il contribuente presenta l’istanza di accertamento con adesione ma non viene convocato, il procedimento di accertamento è comunque valido. Ne consegue che, in caso di mancata impugnazione con ricorso, le imposte diventano definitivamente dovute e la successiva cartella di pagamento è legittima.

I giudici hanno infatti precisato che la cartella di pagamento, facendo seguito ad un avviso divenuto definitivo, non è un autonomo atto impositivo, con la conseguenza che essa si può impugnare solo per vizi propri (non fatti valere né dedotti nella stesse fasi di merito), con esclusione di qualsiasi questione attinente all’accertamento adottato dagli uffici.

note

[1] Cass. sent. n. 474/2018 (cfr. Cass. sentt. n. 28051/2009 e 3368/2012)

[2] Cass. Sez. unite, sent. n. 3676/2010.


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