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Lo sai che? Processo penale, riparazione del danno e attenuante

Lo sai che? Pubblicato il 3 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 marzo 2018

Il giudizio per il rito abbreviato è fissato tra due mesi. Sono in detenzione cautelare da tre mesi. Può essere plausibile e conveniente un’offerta reale, alla persona offesa, come risarcimento dei danni per il solo reato di estorsione, al fine di ottenere il riconoscimento dell’attenuante art 62 comma 6 sul reato base dell’estorsione? Anche in previsione di una eventuale prossima richiesta di modifica della detenzione domiciliare in una meno afflittiva?

 Perché l’offerta reale alla persona offesa possa giovare al lettore ai fini della concessione dell’attenuante in commento, è necessario che si tratti di una somma non esigua, significativa della volontà dello stesso di riparare il danno.

L’art. 62, nr. 6, cod. pen., prevede due distinte ipotesi: la riparazione totale del danno e il ravvedimento operoso. La prima è correlata al danno inteso in senso civilistico; l’altra, invece, al danno cosiddetto criminale, cioè alle conseguenze, diverse dal pregiudizio economicamente risarcibile, che ineriscono alla lesione del bene giuridico tutelato (cfr. Cass., sent. n. 4304/2003 del 10.10.2003).

Orbene, essendo il lettore imputato per delitti contro il patrimonio, l’ipotesi che meglio si attaglia al caso concreto è quella della riparazione totale del danno, in quanto il ravvedimento operoso si adeguerebbe meglio ad un delitto di natura diversa, il cui danno è quantificabile in maniera meno certa (ad esempio, maltrattamenti,percosse, diffamazione, ecc.).

Questo significa che, per ottenere con relativa certezza l’attenuante, questi dovrebbe risarcire per intero il danno.

Un’offerta solo parziale (ravvedimento) potrebbe non bastare, proprio perché il danno economico inflitto dalla condotta del lettore è facilmente quantificabile. A ciò si aggiunge il risarcimento per i danni morali dellavittima.

Importante, poi, è dimostrare l’effettività dell’offerta: potrà pertanto pagare mediante bonifico o assegno,cioè con mezzi con non lascino adito a dubbi riguardo all’intenzione del lettore.

Si è sopra evidenziato “relativa certezza” perché la scelta della concessione dell’attenuante è rimessa algiudice. Si riporta stralcio di una sentenza riguardante proprio l’applicazione dell’attenuante ex art. 62, nr. 6,cod. pen. al reato di estorsione (posto anch’esso, tra l’altro, in continuazione): «La Corte napoletana harespinto la doglianza dell’appellante, affermando che “…come già espresso dal giudice di primo grado, alsomma offerta quale risarcimento del danno non appare assolutamente un adeguato ristoro per i danni morali e materiali subiti dalla F. ed in ogni caso si concorda con il giudizio espresso in primo grado di ambigua modalità di documentazione della avvenuta consegna della somma peraltro ad una sola persona offesa…”. Il giudice di merito ha ritenuto pertanto inadeguato il quantum offerto; non adeguatamente provata la consegna della somma ed,infine, ha rilevato che il risarcimento del danno non era stato integrale perché non ha riguardato solo i danni cagionati alla F.. […].

Ciò posto, secondo il dettato dell’art.62 n.6 cod.pen., per beneficiare dell’attenuante , è necessario che il risarcimento sia volontario , effettuato prima del giudizio di primo grado e che la riparazione del danno sia integrale (vale a dire compendiante risarcimento e, se possibile, restituzione) ed effettiva. Sul punto la giurisprudenza di questa Corte è annosa e consolidata nel ritenere che ai fini della configurabilità della circostanza attenuante , il risarcimento del danno deve essere integrale, comprensivo, quindi, della totale riparazione di ogni effetto dannoso, ivi compreso il danno morale cagionato alla parte lesa dal reo per ciascuno dei reati commessi, e la valutazione in ordine alla corrispondenza fra transazione e danno spetta al giudice, che può anche disattendere, con adeguata motivazione, ogni dichiarazione satisfattiva resa dalla parte lesa. (n.702 del 2000 rv 217887; n.6479 del 2011 rv 249391; n.34380 del 2011 Rv. 251508) tantoche questa Corte, proprio a conferma della necessità dell’integralità della riparazione ha anche deciso cheil Giudice dei merito deve esaminare la realtà della solutio in rapporto alla consistenza del debito, senzaassegnare valore satisfattivo alle formule apposte in sede di conclusione di una transazione, che non esplica effetti preclusivi sull’indagine del giudice di merito. (cfr. Cass. sent. n. 5484/ 1991 e n. 11207/ 1994)» (Cass., sent. n. 35780/2015 del 31.08.2015).

Nello stesso senso anche Cass., sent. 19 dicembre 2011, n. 46678, a proposito del risarcimento offerto eaccettato dalle vittime del reato ma ritenuto iniquo per i giudici.

Questo significa che il giudice ha il potere di valutare la congruità dell’offerta anche davanti alla soddisfazione manifestata dalla vittima. Il giudizio sull’effettiva riparazione del danno, in altre parole, è rimesso sempre al tribunale.

Alla luce di tutto ciò, si consiglia al lettore, in maniera molto pratica, di chiedere al suo avvocato quale sial’orientamento del giudicante, i suoi precedenti giurisprudenziali: insomma, l’orientamento del tribunale che dovrà giudicarlo. Sondare il terreno non è mai male. Questo perché, come detto, l’offerta reale non gli assicura il beneficio dell’attenuante.

Ancora: «… va verificato se effettivamente, e non solo nominalisticamente, vi sia stato il soddisfacimentodell’obbligazione sorta dal reato, indipendentemente dalla dichiarazione della parte lesa. Va, poi, accertatose la somma pagata corrisponda effettivamente all’entità del pregiudizio arrecato mediante valutazioneoggettiva e autonoma, anche sotto questo profilo pretermettendo le dichiarazioni del creditore, il quale perl’esiguità del danno, o per spirito di liberalità, o per qualsivoglia altra ragione, potrebbe dichiararsisoddisfatto di un versamento parziale. Infine, la riparazione deve essere volontaria, in quanto il risarcimentonon va considerato tanto dal punto di vista del soddisfacimento degli interessi civili, quanto in funzione della condotta del colpevole successiva alla commissione del reato, quale sintomo di sua resipiscenza e diattenuata capacità a delinquere» (Cass., sent. del 18.04.1989).

Analogo è il discorso in punto di attenuazione della misura cautelare. Anche su questo tema bisognerebbefare una serie di valutazioni giuridiche e metagiuridiche, nel senso che, molto spesso, è importante conoscere la giurisprudenza del tribunale competente e, se possibile, del singolo giudicante, per poter azzardare un giudizio prognostico.

Rilevante è anche il giudizio del riesame e di eventuali richieste di revoca ex art. 299 c.p.p. precedentemente avanzate. Questo per capire se, sulla condizione del lettore, si sia formato quello che, in gergo giuridico, si chiama “giudicato cautelare”: in altre parole, se più volte è stata rigettata l’istanza di revoca o modifica, è da dubitare fortemente che il giudice possa cambiare idea prima della sentenza di primo grado, anche in presenza diun’offerta reale.

Sicuramente l’offerta risarcitoria darebbe prova di fattiva collaborazione: il problema è capire in che modopotrà essere accolta dal giudice. In effetti, poiché è da presumere che il giudice competente a conoscere della situazione cautelare del lettore è anche quello designato per il giudizio tra due mesi, avanzare una richiesta di modifica della misura cautelare sulla base (anche) di un’offerta reale può essere una buona mossa per capire l’orientamento che il giudice avrà in sede di abbreviato. In sostanza: se il giudice Tizio dovesse rigettare la richiesta di modifica ex art. 299 c.p.p., motivando il provvedimento sulla scorta, tra l’altro,dell’incongruità dell’offerta, il lettore già potrà avere un’idea sulla valutazione che lo stesso giudice Tizio compirà tra due mesi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Mariano Acquaviva


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