Diritto e Fisco | Editoriale

Cattivi odori in casa: come difendersi legalmente

9 marzo 2018


Cattivi odori in casa: come difendersi legalmente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2018



Da mesi siamo torturati da cattivi odori, probabilmente provenienti da un ristorante al piano terra (medesimo stabile), o forse da uno degli appartamenti dei piani inferiori, che sono affittati a extracomunitari di varie etnie.C’è qualcosa che posso fare per tutelare i miei interessi, contro la proprietà dello stabile e/o l’amministratore?

Sicuramente la presenza costante di cattivi odori (chiaramente avvertibili) non può essere tollerata e deve essere contestata a coloro i quali ne sono gli effettivi responsabili.

Innanzitutto si consiglia al lettore di verificare se nello stabile in cui abita esista un regolamento per l’uso dei beni di uso comune.

Solitamente in questi regolamenti vengono fissati dei divieti e degli obblighi che sono operativi nei confronti degli affittuari che li accettano nel momento in cui stipulano il contratto di affitto relativo agli appartamenti ad uso abitativo o alle unità ad uso commerciale.

Se nel caso specifico esistesse un regolamento contenente un divieto per gli affittuari di emettere cattivi odori, il lettore può richiedere all’amministratore che si attivi per inviare agli effettivi responsabili una diffida che li richiami al rispetto del divieto.

Se, invece, un regolamento non esistesse, il lettore ha comunque la possibilità di inviare una formale diffida (con raccomandata a.r.) a coloro i quali sono i responsabili dei cattivi odori perché li facciano cessare ed anche al proprietario dell’immobile perché richiami i suoi affittuari a contenere entro i limiti di normale tollerabilità gli odori provenienti dagli immobili che occupano.

Ovviamente prima di inviare una diffida è necessario avere certezza di chi sia l’affittuario effettivamente responsabile della propagazione dei cattivi odori.

Nel caso in cui né l’intervento dell’amministratore, né la contestazione scritta dovessero avere effetto positivo e i cattivi odori continuassero, il lettore ha la possibilità:

1) di avviare un’azione legale (in base all’articolo 844 del codice civile) per far cessare le cosiddette “immissioni” moleste, cioè anche agli odori che causano disturbo al comodo godimento del suo appartamento. Difatti la giurisprudenza (la Corte di Cassazione con sentenza n. 1653 del 21.02.1994) ha riconosciuto che spetta anche all’affittuario (e non solo al proprietario) la possibilità di agire in base alla norma dell’articolo 844 del codice civile e che in casi simili è possibile citare in giudizio anche soltanto l’affittuario dell’appartamento da cui provengono le immissioni (cioè gli odori molesti) se gli viene chiesto soltanto di farle cessare (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 15.871 del 12 luglio 2006);

2) oppure di chiedere al proprietario la risoluzione del contratto o la riduzione del canone ed anche, in aggiunta, il risarcimento del danno se a causa degli odori avesse subìto anche un danno ulteriore non coperto né dalla risoluzione del contratto né dalla riduzione del canone.

In effetti, anche se i cattivi odori non sono addebitabili direttamente al proprietario dell’appartamento, la presenza di questi fastidiosi odori rappresenta una circostanza simile all’esistenza di vizi nell’immobile affittato che ne diminuiscono il libero godimento e, perciò, se non vengono eliminati, essi vanno ad alterare il rapporto di locazione e legittimano l’affittuario a chiedere o la risoluzione del contratto o la riduzione del canone.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Angelo Forte

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