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Ottava salvaguardia: se l’Inps non riceve i documenti e rigetta la domanda

9 marzo 2018


Ottava salvaguardia: se l’Inps non riceve i documenti e rigetta la domanda

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2018



Un anno fa ho presentato domanda all’INPS per ottava salvaguardia tramite patronato INCA, avendo i requisiti per potervi accedere. Dopo pochi mesi l’INPS mi ha richiesto ulteriori documenti che ho consegnato a INCA. In seguito l’INPS ha respinto la domanda per documenti mai arrivati. Ho quindi consegnato personalmente a mano i documenti richiesti alla responsabile della pratica INPS, che mi ha spiegato che non è necessario che io faccia ricorso. Ad oggi nonostante i numerosi solleciti la mia domanda risulta sempre respinta e la responsabile non mi risponde. Farò ricorso quanto prima tramite patronato. Dal punto di vista legale come posso far valere i miei diritti?

 

Per rispondere al quesito bisogna innanzitutto comprendere se il rigetto della domanda del lettore da parte dell’Inps dipenda da un errore dell’Istituto previdenziale o, a monte, dal mancato invio da parte del Patronato della necessaria documentazione a corredo della domanda.

Al fine di risolvere questo dubbio sarebbe dunque indispensabile parlare con il responsabile della pratica presso l’Inps, presentandosi il lettore personalmente presso il suo ufficio o chiedendo un appuntamento. Non essendo state esplicitate dal lettore infatti le motivazioni per le quali la domanda è stata rigettata (oltre all’incompletezza della documentazione che doveva esservi allegata, comunque in un secondo momento integrata), non risulta possibile consigliargli come e su quale base giuridica procedere nei confronti dell’Istituto previdenziale.

Comprese le ragioni per le quali la domanda non è stata accolta, si potrà quindi valutare se sia necessario fare un ricorso amministrativo interno nei confronti dell’Inps ed, in caso di esito negativo di questo, un ricorso giudiziario, evidenziando che, pur in presenza di tutti i requisiti richiesti per l’ottenimento dell’ottava salvaguardia e l’allegazione di tutta la relativa necessaria documentazione, l’Inps ha comunque rigettato senza motivo l’istanza presentata dal lettore.

Diversamente, se la domanda presentata dal Patronato era errata e/o incompleta, potrebbe configurarsi una responsabilità, non tanto o non solo dell’Inps, bensì del Patronato che ha gestito la pratica del lettore.

In tal caso, ai sensi dell’art. 1176 c.c., il Patronato ètenuto a operare con diligenza professionale, nel proprio ambito: ciò significa che nello svolgimento degli incarichi conferiti dai cittadini, il Patronato deve operare con particolare scrupolosità.

Quando il Patronato non opera con diligenza professionale nell’esecuzione del mandato, il cittadino può dunque chiedere il risarcimento dell’eventuale danno arrecato dall’operato dell’ente, anche nel caso in cui l’incarico conferito sia gratuito (Cass., n.1911/1973).

La responsabilità del patronato è una responsabilità di tipo contrattuale: il patronato, per evitare il risarcimento, deve provare che la causa dell’errore è esterna alla sua sfera di controllo e di non aver potuto far niente per evitarlo, nonostante l’applicazione della diligenza professionale.

Il cittadino, dal canto suo, deve solo provare, in giudizio, la fonte del diritto al risarcimento del danno e allegare la circostanza dell’inadempimento o del non esatto adempimento dell’ente; il Patronato, come anticipato, deve invece provare l’insussistenza della pretesa del cittadino, in quanto:

-ha svolto correttamente quanto previsto dal mandato; – non ha potuto adempiere per cause non imputabili all’ente stesso.

Nel caso di specie, dunque, se – a seguito delle informazioni ricevute dal responsabile dell’Inps e/o di ricorso interno nei confronti dell’Istituto di previdenza – emergesse una responsabilità del Patronato per errore nell’invio dell’istanza o per incompletezza della stessa, si consigliaal lettore di fare presente al responsabile dell’associazione sindacale cui si è rivolto il danno subito e vedere se riesce (in assenza di dimostrazione circa la correttezza del loro operato) a trovare un accordo con lui per il relativo ristoro: il Patronato è infatti obbligato a stipulare un’assicurazione per lo svolgimento dell’attività del lettore.

Se il responsabile non vuole pagare, potrebbe, con l’assistenza di un legale, inviare all’ente una diffida ad adempiere, tramite raccomandata o pec.

In caso di risposta negativa, l’unica soluzione è intraprendere una causa giudiziale: è competente il tribunale ordinario, o, se il valore della causa non supera i 5.000 euro, il Giudice di Pace.

Si noti, in quest’ultimo caso, però che i costi ed i rischi possono essere maggiori del danno subito e sarà necessario dimostrare che sono stati forniti al Patronato i dati e/o gli elementi corretti per adempiere in modo completo al mandato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini

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