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Separazione: come trasferire la casa

10 Marzo 2018


Separazione: come trasferire la casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Marzo 2018



A fronte di una futura separazione, vorrei acquistare da mia moglie il 50 % della nostra casa di residenza (prima casa) per continuare a risiedervi ed avere la piena proprietà. Con la cifra realizzata mia moglie acquisterebbe a sua volta un altro immobile in un altro Comune (prima casa) avvalendosi del credito d’imposta relativo. Siamo in regime di separazione e non abbiamo né figli né altri beni da dividere. Dal punto di vista fiscale, per quello che mi riguarda, c’è differenza e quale fra la separazione assistita, consensuale o fatta semplicemente in Comune?

 

Dal punto di vista fiscale il trasferimento immobiliare effettuato tra i coniugi nella fase di separazione, permette a questi di risparmiare l’imposta di bollo, le spese di registrazione e, in generale, qualsiasi tassa prevista per il passaggio di proprietà in oggetto. Tuttavia, se il lettore e sua moglie vorranno effettuare il trasferimento immobiliare al momento della separazione, non potranno utilizzare la procedura prevista dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile. Il legislatore, infatti, prevede che, in questi casi, i coniugi debbano essere rappresentati dai legali onde evitare che il coniuge sia raggirato dal predetto trasferimento economico. E il procedimento dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile prevede la presenza facoltativa dei legali. L’alternativa, quindi, è quella di procedere con la negoziazione assistita (facendosi rappresentare da un avvocato per parte). Qui, una volta che l’accordo redatto dalle parti (e dai loro avvocati) viene passato al vaglio del Procuratore della Repubblica, il nullaosta di quest’ultimo consentirà agli stessi, una volta autenticate le firme dinanzi al notaio, di trascrivere l’immobile dinanzi la Conservatoria competente, senza ulteriori spese.

Quanto detto è disciplinato dalla legge n.74 del 1987, il cui articolo 19 dispone che tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli articoli 5 e 6 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

E, in un caso simile a quello in esame, è intervenuta anche la Suprema Corte di Cassazione che in una recente pronuncia ha così sentenziato: “L’esenzione dall’imposta di registro e di bollo e di ogni altra tassa prevista dall’art. 19 l. n. 74 del 1987, per gli atti “relativi” al procedimento di separazione e divorzio trova applicazione anche al trasferimento, avvenuto tra ex coniugi, della quota del 50% di un immobile acquistato a suo tempo, dai coniugi in comunione ordinaria” (Cassazione civile, sez. trib., 03/02/2016, n. 2111).

Stessa agevolazione è prevista per la classica procedura giudiziale di separazione consensuale dinanzi al tribunale.

La differenza tra queste ultime due procedure risiede nelle tempistiche differenti in esse contenute: quella giudiziale comporterà del tempo in più per essere definita, a differenza di quella portata avanti dai soli avvocati con la negoziazione assistita ma, al contempo, eviterà al lettore di passare dal notaio per l’autentica delle firme, in quanto ci sarà un giudice (anch’egli Pubblico Ufficiale) che potrà sostituirsi al notaio. Cosa che non può accadere nella negoziazione assistita in quanto gli avvocati non sono riconosciuti (anche se vi sono diversità di vedute in giurisprudenza) come Pubblici Ufficiali. Pertanto, occorrerà valutare se dare preferenza alle minori tempistiche della negoziazione assistita, oppure al risparmio economico del procedimento giudiziale che permetterà al lettore e a sua moglie di non passare dal notaio (e di pagare solo i compensi per gli avvocati e le spese vive che prevede un ricorso in tribunale).

Inoltre, nel ricorso consensuale davanti al (Presidente del) Tribunale, potranno – se d’accordo – farsi assistere da un solo avvocato, nominato da entrambi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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