Diritto e Fisco | Editoriale

Abuso dei mezzi di correzione e disciplina: cosa si rischia

10 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2018



Punizioni troppo dure nei confronti di figli ed alunni possono sfociare in reati puniti con la reclusione: cosa rischiano genitori ed insegnanti troppo severi

Per quanto genitori, insegnanti e maestri possano armarsi di tutta la pazienza del mondo quando hanno di fronte bambini e ragazzi, può facilmente accadere che per porre rimedio alle intemperanze più incontrollate debbano far ricorso a mezzi di correzione e di disciplina a volte anche molto severi.
Se è vero che è nella potestà dei genitori e nelle prerogative degli insegnanti adottare mezzi di correzione anche duri nei confronti dei figli e degli alunni più indisciplinati, è altrettanto vero che punizioni e castighi vari non possono superare una determinata soglia, oltre la quale si mette a rischio la salute stessa dei bambini e si rischia di commettere addirittura un reato. Analizziamo quindi cos’è e quando si verifica il reato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina.

Cos’è l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina?

L’abuso dei mezzi di correzione e disciplina è un reato previsto dal codice penale [1] che punisce tutti coloro i quali avendo una posizione di autorità nei confronti di determinati soggetti (si pensi al genitore nei confronti del figlio o all’insegnante a scuola nei confronti dell’alunno), abusano di mezzi di correzione e disciplina (ad esempio punizioni, castighi o minacce) causando nella vittima un pericolo di danno alla salute. È facile capire che queste situazioni possono verificarsi soprattutto in famiglia o a scuola, ma la legge estende i casi di abuso dei mezzi di correzione e disciplina a tutti coloro i quali viene affidata una persona per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia ma anche per lo svolgimento di un lavoro o di un’arte. Per cui anche una baby sitter o un maestro di musica possono commettere questo reato. Seppur è un caso molto meno frequente, può inoltre essere considerato abuso di mezzi di correzione e disciplina anche il comportamento abusivo tenuto dal datore di lavoro nei confronti del dipendente,  nel caso ad esempio di rimproveri frequenti con l’uso di offese e minacce [2].

Quando si verifica un abuso dei mezzi di correzione e disciplina?

È chiaro che il genitore o l’insegnante che faccia ricorso a un qualsiasi mezzo di correzione e disciplina non commette automaticamente un abuso. Pensiamo ad esempio al semplice richiamo verbale del maestro nei confronti del bambino troppo vivace in classe, oppure al genitore che “sequestra” il videogioco e mette in punizione il figlio che passa i pomeriggi interi davanti alla TV e trascura gli studi. Fare ricorso a maniere decise nei confronti di figli e alunni, infatti, a volte non è solo necessario, ma anche doveroso per lo stesso bene dei più giovani, che necessitano di limiti e “paletti” imposti dall’alto. Il rischio di superare quel confine invisibile e spesso molto labile tra semplice severità ed abuso è però sempre dietro l’angolo. Come capire dunque quando c’è il rischio di commettere un reato? Condizione necessaria per il verificarsi di un caso di abuso dei mezzi di correzione e disciplina,  è che l’abuso stesso possa generare un pericolo di malattia alla persona che ha subìto il comportamento eccessivamente severo. Ed è importante sottolineare che è sufficiente il semplice pericolo di causare un danno alla salute della vittima dell’abuso per realizzarsi il reato. Ma cosa si intende per pericolo di malattia?  La risposta è almeno all’apparenza semplice: il pericolo di arrecare una malattia si realizza quando il mezzo di correzione e disciplina può causare il pericolo di lesioni all’incolumità fisica o alla serenità psichica di chi lo subisce [3]. Mentre è facile capire cosa si intende per lesioni fisiche (danni al corpo o alle sue funzioni), è più difficile comprendere cosa siano i pericoli psichici. È stata la Cassazione a specificare questo concetto, affermando che per malattia della mente deve intendersi tutta una serie di problematiche psichiche che vanno ad esempio dallo stato d’ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento [4]. Per accertare questi stati di malessere si può far ricorso a perizie mediche e di specialisti, ma il giudice nell’accertare il fatto può far ricorso anche alle semplici regole dettate dall’esperienza.
Dunque per un genitore o un insegnante basta spingersi al di là del semplice rimprovero per rischiare di commettere un reato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina? Ovviamente no, nel senso che in determinati casi resta comunque possibile per il genitore o l’insegnante fare ricorso a mezzi di correzione fisici o morali più severi della norma ma, come specificato dalla Cassazione, tali mezzi di disciplina non devono essere utilizzati in maniera insensata o eccessiva, ma alla base deve pur esserci un comportamento del bambino o del ragazzo pericoloso, dannoso o insolente [5]. Dunque nei casi più estremi, quando sia assolutamente necessario ai fini educativi e di disciplina, è ammesso il ricorso anche a mezzi di correzione duri, senza però sfociare nella vera e propria violenza fisica, mai tollerata dalla legge. Lo stesso schiaffo ad esempio è infatti ammesso solo se lieve e non in grado di creare un pericolo alla salute del bambino o del ragazzo che lo riceve [6]. Infine è bene ricordare che si può incorrere in abuso dei mezzi di correzione e disciplina anche solo al verificarsi di un singolo episodio, non essendo necessario che gli abusi siano ripetuti nel tempo e abituali [7].

Quali sono le pene per l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina?

Detto quando si può verificare un abuso dei mezzi di correzione e disciplina, vediamo in concreto cosa rischia il genitore o l’insegnante troppo severo. Il codice penale prevede per chi commette l’abuso la reclusione fino a sei mesi. Ciò però solo quando si causi un pericolo di malattia nel corpo e nella mente di chi ha subìto l’abuso. È prevista infatti una pena aggravata nel caso in cui, dall’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, la vittima subisca una vera e propria lesione personale e una pena ancora più aggravata, da tre a otto anni di reclusione, se dall’abuso dei mezzi di correzione e disciplina derivi addirittura la morte. Resta chiaro però che né le lesioni né la morte devono essere voluti dal responsabile, il quale, in caso contrario, andrebbe incontro a responsabilità per i reati di lesioni o di omicidio con le rispettive pene. Oltre alla reclusione, è prevista poi per i casi più gravi di abusi commessi ai danni di un congiunto o di un convivente, anche la misura dell’allontanamento dalla casa familiare.

Abuso dei mezzi di correzione e disciplina e maltrattamenti: sono la stessa cosa?

Nonostante anche per gli addetti ai lavori sia spesso difficile distinguere tra abuso dei mezzi di correzione e disciplina e maltrattamenti, le due cose sono diverse, e sono considerate separatamente innanzitutto dal codice penale [8]. I maltrattamenti familiari infatti si realizzano attraverso comportamenti e atti più gravi rispetto a quelli che si verificano nelle ipotesi di abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Infatti per maltrattamenti si intendono tutta una serie di episodi continui e abituali di violenza e prevaricazione che rendono intollerabile le condizioni di vita della vittima [9]. Quindi si può dire, riassumendo, che mentre l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina si realizza quando si eccede nell’uso di mezzi di educazione che di per sé sarebbero legittimi (mettere in punizione il proprio figlio è del tutto legittimo per un genitore, ma la stessa punizione non può essere tanto eccessiva da mettere in pericolo la salute del bambino), i maltrattamenti invece riguardano comportamenti già di per sé non accettabili, come ripetute violenze, offese, minacce ecc. Da sottolineare infine che il reato di maltrattamenti familiari si realizza anche nei confronti del convivente o del domestico, in pratica chiunque conviva nella stessa abitazione, a prescindere dal legame di parentela.

Abuso dei mezzi di correzione e disciplina: anche nei confronti del figlio maggiorenne?

Se è vero che devono essere posti dei limiti alla severità dei genitori, è altrettanto vero che anche i casi di abuso dei mezzi di correzione e disciplina trovano un loro limite di applicazione, e questo è dato dal compimento della maggiore età dei figli. È stata infatti la stessa Cassazione ad affermare che il reato di abuso di mezzi di correzione e disciplina non può realizzarsi nei confronti dei figli maggiorenni. La spiegazione è molto semplice: può esserci responsabilità penale del genitore solo fin quando lo stesso abbia ancora una potestà sul figlio. Potestà che però al raggiungimento della maggiore età non sussiste più, per cui nessun reato di abuso di mezzi di correzione e disciplina potrà mai verificarsi in queste ipotesi [10] .

Per l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina è prevista la reclusione fino a sei mesi e una pena aggravata nel caso in cui la vittima subisca una lesione personale o addirittura la morte.

note

[1] Art. 571 cod. pen.
[2] Cass. sent. n. 51591/2016 del 01.12.2016.
[3] Cass. sent. n. 18289/2010 del 13.05.2010.
[4] Cass. sent. n. 16491/2005 del 07.02.2005.
[5] Cass. sent. n. 3789/1998 del 26.03.1998.
[6] Cass. sent. n. 2100/2010 del 18.01.2010.
[7] Cass. sent. n. 18289/2010 del 13.05.2010.
[8] Art. 572 cod. pen.
[9] Cass. sent. n. 34460/2007 del 12.09.2007.
[10] Cass. sent. n. 4444/2011 del 07.02.2011.

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