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Causa civile: chi paga l’avvocato?


Causa civile: chi paga l’avvocato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 marzo 2018



Chi paga le spese legali in caso di vittoria della causa; come funziona la regola della soccombenza e il rimborso dei costi anticipati.

Stai per iniziare una causa. Hai già avuto un preventivo da uno studio legale: il giudizio ti costerà diverse migliaia di euro – parecchio per le tue possibilità economiche – ma sei ugualmente deciso a procedere. L’avvocato ti ha chiesto di versare subito le tasse e una parte del suo compenso, mentre il residuo dovrà essere corrisposto dopo il deposito degli atti in tribunale. Così facendo pagherai tutto il prezzo in anticipo. Vorresti sapere se tale pratica è corretta e corrisponde agli usi, ma soprattutto se potrai mai ottenere il rimborso delle somme spese qualora dovessi vincere il processo. Di tanto parleremo in questo articolo, spiegandoti chi paga l’avvocato per una causa civile?

Preventivo dell’avvocato: che valore ha?

Quando conferisci un incarico all’avvocato questo è obbligato per legge a darti una serie di comunicazioni quali le ipotesi di soluzione della controversia, la possibilità di ricorrere a strumenti di risoluzione alternativa della lite (ad esempio la mediazione), la possibilità di avvalersi del gratuito patrocinio a chi ne ha le condizioni di reddito, la prevedibile durata del processo, gli estremi della propria polizza assicurativa, un preventivo scritto sul «presumibile» costo del giudizio. L’uso della parola «presumibile» lascia intendere che il conto, alla fine del processo, può essere rettificato se sono sorte particolari problematiche che, all’inizio, non potevano essere previste. Il preventivo ha quindi un valore di massima.

Devo anticipare le spese dell’avvocato?

Tra l’avvocato e il cliente si forma un contratto e pertanto le parti sono libere di regolarlo per come meglio credono sia in merito all’entità della parcella che ai termini di pagamento. È quindi possibile prevedere il pagamento anticipato, dilazionato o alla fine del giudizio. È consentito subordinare il pagamento al buon esito della causa, ma è vietato determinare il compenso in percentuale a quanto verrà ottenuto: la parcella deve cioè essere predeterminata e deve prescindere dal “ricavato”.

Se le parti non hanno concordato in anticipo l’entità della parcella e l’avvocato non ha presentato il preventivo scritto, qualora tra queste sorgano contestazioni in merito all’entità del compenso da versare al professionista, questo sarà determinato dal giudice sulla base del decreto ministeriale del 2014.

Esistono tariffe minime o massime per la parcella dell’avvocato?

Il famoso decreto Bersani ha cancellato i minimi tariffari, sicché oggi l’avvocato è libero di stabilire il compenso che più preferisce, senza minimi né massimi. Resta il vincolo di un «equo compenso» solo quando il cliente è una banca, un’assicurazione o una grossa società (l’equità del compenso viene stabilita sulla base di tariffari fissati da un decreto ministeriale).

Chi paga le tasse della causa?

Per iniziare una causa bisogna versare il cosiddetto contributo unificato, che è una vera e propria imposta dovuta per aver avviato la macchina della giustizia. Oltre a questo (che di sicuro è la voce di spesa più corposa) vanno aggiunti una serie di costi vivi, mentre altri se ne aggiungeranno nel corso del giudizio. Per sapere tutto ciò che potresti spendere in una causa civile leggi Fare causa a qualcuno: quanto costa?

Tali spese devono essere anticipate da chi inizia il giudizio, il cosiddetto attore.

In alcuni casi, prima della causa, bisogna fare il tentativo di mediazione. Al primo incontro, ciascuna parte (quindi anche il convenuto) deve versare 40 euro.

Mi spetta il rimborso delle spese anticipate se vinco la causa?

Chi perde la causa deve pagare le spese legali sostenute dall’avversario più tutti i costi del giudizio (consulenti tecnici, imposta di registro, costi di cancelleria, ecc.). È la cosiddetta «regola della soccombenza» che costituisce la norma. Eccezionalmente, però, il giudice può «compensare le spese» ossia disporre che ogni parte si sobbarchi le spese che ha anticipato (significa che nessuno dei due potrà ottenere dall’altro il rimborso). La compensazione delle spese si ha in tre casi e deve essere motivata in sentenza:

  • se vi è soccombenza reciproca: significa che non vi devono essere né vincitori, né vinti; il giudice, in altri termini, deve aver rigettato in parte le richieste di un soggetto e in parte le richieste dell’avversario;
  • in caso di assoluta novità della questione trattata: ricorre quando è impossibile, all’inizio della causa, farsi un’idea di quella che sarà l’interpretazione del giudice;
  • in caso di mutamento della giurisprudenza sulle questioni più importanti del giudizio: è l’ipotesi in cui si inizia una causa perché supportati da un orientamento favorevole della Cassazione mentre, durante il giudice, questa cambia idea e afferma il principio opposto (succede non di rado).

Se l’avvocato sbaglia la causa posso avere i soldi indietro?

L’avvocato deve essere pagato anche se perde la causa. Le ipotesi di responsabilità dell’avvocato che danno diritto al risarcimento del danno richiedono non solo un errore grossolano da parte del legale, ma anche un effettivo danno all’assistito: quest’ultimo deve cioè dimostrare che, se non fosse stato commesso lo sbaglio, la causa avrebbe avuto un esito diverso. Questo significa che non si può avere i soldi indietro chi inizia una “causa persa in partenza”.

Se sono con il gratuito patrocinio chi paga l’avvocato?

Chi è col gratuito patrocinio non deve pagare né l’avvocato, né le tasse, né le spese vive. Però se perde la causa, il giudice lo può condannare a versare all’avversario le spese processuali; per questa infatti non copre il gratuito patrocinio.

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