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Fotografo sbaglia il servizio: posso chiedergli i danni?

4 marzo 2018


Fotografo sbaglia il servizio: posso chiedergli i danni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 marzo 2018



Risarcimento per la privazione di un ricordo importante se è scadente il servizio fotografico di un’occasione importante come il matrimonio, il battesimo, il compleanno.

Ci sono occasioni irripetibili nella vita di una persona che non è possibile rivivere in pieno neanche con il ricordo, spesso offuscato dal tempo, dall’età e dai limiti della percezione umana. In questo – non c’è che dire – le fotografie sono preziose quanto l’oro, svolgono una vera e propria funzione vitale per molte persone che, anche tramite la visione di una vecchia immagine sbiadita, si sentono più vicine ai loro cari o alla propria giovinezza ormai lontana. Come negare che una foto ha un valore economico ben superiore rispetto a quello del costo per la sua produzione? Oggi, grazie all’avvento del digitale, foto e video giocano un ruolo essenziale nella nostra vita quotidiana e nelle relazioni (grazie ai social network e alla condivisione sulle chat coi parenti lontani). Ebbene che succede se, in occasione di un evento importante – come ad esempio un matrimonio, una prima comunione, una laurea, un battesimo o anche un convegno e una relazione pubblica – il fotografo sbaglia il servizio? Si possono chiedere i danni? La questione è stata analizzata dal Tribunale di Torre Annunziata (Na) con una recente sentenza [1]. Vediamo cosa hanno detto i giudici in materia di risarcimento del danno non patrimoniale per la perdita di un ricordo.

Il fotografo immortala spesso scene che non si ripetono una seconda volta: la responsabilità è enorme!

Quando una persona conferisce l’incarico a un fotografo di realizzare un servizio fotografico per un’occasione viene stipulato (anche se oralmente) un contratto di mandato professionale. La prestazione deve essere resa a regola d’arte. Il che significa che la diligenza richiesta al fotografo non può certo essere quella di una persona comune che non svolge tale lavoro (cosiddetta «diligenza del buon padre di famiglia), ma deve essere superiore, commisurata cioè alla prestazione che lo stesso deve eseguire. L’inadempimento o l’errore nella prestazione consente di ottenere il risarcimento, ma spetta al cliente provare il danno subito insieme alla colpa del fotografo. Ed è proprio quando si deve individuare e quantificare questo danno che sorgono i maggiori problemi. Difatti, le Sezioni Unite della Cassazione, nel 2008, hanno detto che i danni di minor rilievo – i semplici disguidi della vita quotidiana – non consentono di ottenere il risarcimento del cosiddetto «danno non patrimoniale»: esiste una soglia di “tolleranza” necessaria a impedire che le aule di tribunale vengano intasate da cause per un tacco rotto o una acconciatura sbagliata. Possono essere oggetto di tutela solo quegli interessi di rilievo costituzionale, ossia per quei diritti che trovano nella nostra Costituzione una tutela.

Per stabilire se l’errore del fotografo abbia determinato una lesione a un diritto costituzionale è necessario fare una valutazione caso per caso, non solo in base all’entità della colpa ma anche all’occasione o l’evento per il quale è stato dato mandato. A riguardo la  giurisprudenza ha riconosciuto più volte l’esistenza di un danno nel caso in cui venga rovinata una «occasione irripetibile» come quella della coppietta in viaggio di nozze, vittima di un tour operator poco onesto, o del giovane che, per la propria festa di laurea, si rivolge a un pessimo ristoratore.

Riconosciuto il danno da mancato ricordo

In questo contesto si inserisce anche il danno da mancato ricordo o da ricordo rovinato che è quello procurato dal fotografo che sbaglia gli scatti o il video durante una occasione irripetibile come una prima comunione o un battesimo. Ed è un danno “esistenziale” in quanto rientra nella sfera della vita di relazione. Nel caso di specie l’artigiano, al momento dell’eucaristia, manca di inquadrare la giovane; così viene meno «la grande gioia del ricorso di un episodio significativo per una famiglia cattolica». E ciò viola «il diritto alla qualità della vita» di genitori e figlia cui spetta il risarcimento del danno (in tutto 3.070 euro, dei quali 70 per la restituzione del corrispettivo pagato al film-maker e 3.000 a titolo di danno morale liquidato in via equitativa). Nel caso di specie il giudice ha accertato che il filmato era di qualità inferiore alla media settore.

In controtendenza alle Sezioni Unite, il Tribunale afferma una visione più ampia del danno non patrimoniale. È cambiata la considerazione circa l’esercizio dei diritti della personalità, scrive il giudice. Ed è nozione di comune esperienza «che un soggetto che veda ingiustamente calpestato il proprio diritto abbia ripercussioni che gravano sulla sua vita di relazione».

note

[1] Trib. Torre Annunziata, sent. n. 9524/17.


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