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Lo sai che? Quando la banca può revocare il fondo patrimoniale

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

La clausola sospetta che consente di vendere la casa nonostante la presenza di figli minori consente di ritenere che il fondo è costituito in frode alla banca.

Sei in ritardo con i pagamenti delle rate dovute alla banca per un prestito ricevuto qualche anno fa. Per il momento non ti è stato scritto nulla ma temi che si possa arrivare alle vie legali, visto peraltro che la tua situazione reddituale sembra non volgere per il meglio. Così, per evitare il rischio che ti venga pignorata la casa, hai voluto costituire un fondo patrimoniale. Bravo! Non sai che il fondo può essere revocato entro cinque anni? Fra l’altro, affinché la banca possa avviare l’azione revocatoria non è necessario che tu sia moroso, potendo agire già prima, a semplice scopo precauzionale, per il solo fatto che hai contratto un debito e sei rimasto senza beni a garanzia dello stesso.

Detto in parole povere, se hai altri immobili o conti che la banca potrebbe pignorare, l’azione revocatoria non può essere esperita; viceversa, se hai messo nel fondo patrimoniale tutto ciò che hai, fosse anche la sola e unica casa, puoi rischiare. Ma, concretamente, cosa deve fare la banca per dimostrare che hai voluto frodarla o, in altri termini, quando la banca può revocare il fondo patrimoniale? A spiegarlo è stata una interessante sentenza della Cassazione pubblicata venerdì scorso. La pronuncia è anche l’occasione per riprendere un tema assai caro agli italiani, visto che il fondo patrimoniale è uno degli strumenti ancor oggi più usati per tutelare i beni di famiglia dal rischio di un indomani incerto e dai debiti.

A che serve il fondo patrimoniale?

Il fondo patrimoniale è una garanzia: da un punto di vista pratico, è un atto notarile grazie al quale determinati beni (di solito immobili, ma anche auto, moto e titoli) vengono destinati a garantire le esigenze della famiglia; pertanto, non possono essere pignorati dai creditori, salvo che il debito non pagato sia stato contratto proprio per bisogni e necessità della famiglia stessa.

Se la baca ha iscritto ipoteca serve il fondo patrimoniale?

L’eventuale ipoteca iscritta prima prevale sul fondo patrimoniale che, pertanto, in questo caso, non può essere opposto alla banca. Non ha senso quindi costituire un fondo patrimoniale per tutelarsi da un creditore con un’ipoteca, salvo ve ne siano degli altri.

Il fondo patrimoniale nel primo anno

Entro un anno dalla costituzione del fondo patrimoniale tale vincolo non ha alcun effetto verso la banca che, pertanto, può ugualmente pignorare la casa. Una nuova normativa ha stabilito infatti che tutti i pignoramenti iscritti nei pubblici registri entro 12 mesi dall’atto di cessione a titolo gratuito (donazioni e fondi patrimoniali) possono essere opposti al debitore o al nuovo proprietario del bene. Tanto per fare un esempio, se il 1° gennaio 2018 una persona dona la casa al proprio figlio, la banca può pignorare l’immobile fino al 31 dicembre 2018 senza bisogno di procedere con la revocatoria. Lo stesso dicasi per il fondo patrimoniale: entro il primo anno dal rogito la casa può essere oggetto di esecuzione forzata senza necessità di revocatoria.

Nei primi 12 mesi il fondo patrimoniale serve a poco!

La revocatoria del fondo patrimoniale

Come dimostrare l’intento fraudolento del nullatenente 

Dopo il primo anno – nel quale, come abbiamo visto, il fondo non ha alcun effetto – nei successivi quattro anni (in tutto cinque dalla costituzione del fondo patrimoniale) il creditore può agire con l’azione revocatoria. La conseguenza, una volta vinta la causa, è che l’immobile potrà essere pignorato. Affinché l’azione revocatoria possa andare a buon fine è necessario che la banca dimostri l’intento fraudolento del debitore. Come fa a provarlo? La tradizionale via è quella di dimostrare che il debitore è rimasto senza altri beni facilmente pignorabili. Si pensi a una persona che inserisce nel fondo la sua unica casa o tutte le sue proprietà o lasci fuori solo una vecchia cascina abbandonata in campagna che nessuno vuole.

Come dimostrare che il fondo patrimoniale è una simulazione

Il secondo modo per dimostrare l’intento fraudolento del debitore – per come suggerito dalla Cassazione nella sentenza in commento – è quello di leggere il contenuto dell’atto notarile e verificare se sono presenti clausole sospette come ad esempio la riserva di vendere i beni del fondo patrimoniale nonostante la presenza di figli minori. Una tale previsione consente sì di cancellare il vincolo senza dover ricorrere al giudice tutelare e, quindi, offre maggior scioltezza nella gestione dell’immobile, ma è anche vero che denota una “vocazione” del fondo non proprio diretta alla tutela della famiglia. Invece la sua funzione è tipicamente quella di «protezione e salvaguardia sociale a beneficio dell’istituzione familiare, con la destinazione dei beni in esso confluiti alla solidarietà familiare». La clausola sospetta contenuta nell’atto costitutivo del fondo patrimoniale è quindi la prova che lo stesso è simulato.

Se impugno il decreto ingiuntivo o il precetto allungo i tempi per la revoca del fondo?

Non dimentichiamo che la banca può revocare il fondo patrimoniale anche se ha un credito in contestazione, ossia se il proprio cliente ha fatto opposizione a un decreto ingiuntivo o a un precetto. Difatti, come abbiamo detto, non c’è bisogno di un credito certo, liquido ed esigibile per poter revocare il fondo [2].

note

[1] Cass. sent. n. 4916/18 del 2.03.2018.

[2] Trib. Bari sent. n. 1445/2014: «L’azione revocatoria ordinaria può essere proposta non solo da chi, al momento dell’atto dispositivo, era già titolare di un credito certo ed esigibile, ma, in coerenza con la sua funzione di conservazione dell’integrità del patrimonio del debitore, anche a tutela di una legittima aspettativa di credito che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile o dal titolare di un credito contestato o litigioso. Altra condizione essenziale della tutela predisposta dall’art. 2901 c.c., in favore del creditore è il pregiudizio alle ragioni dello stesso, per la cui configurabilità non è necessario che sussista già un danno concreto ed effettivo, essendo, invece, sufficiente un pericolo di danno derivante dal compimento di un atto di disposizione che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito e che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore (es., a seguito della dismissione di beni), ma anche in una modificazione qualitativa di esso (es., in caso di conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili o in una prestazione di facere infungibile). Infine, poiché la costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia non integra adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un’attribuzione a favore dei disponenti, per l’esercizio dell’azione revocatoria è sufficiente la consapevolezza, da parte del debitore, del danno cagionato, senza che rilevi l’eventuale buona fede del beneficiario, influente nel diverso caso di negozio a titolo oneroso».


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