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Lo sai che? Appropriazione indebita: cosa significa

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

Appropriazione indebita: le sue caratteristiche, la procedibilità e le differenze con il reato di furto.

 Quante volte ti è capitato di prestare del denaro ad un amico, o semplicemente un oggetto di tua proprietà (come un orologio o una valigia), e di non essere riuscito a rientrarne in possesso? E allora cosa fare? Certo non è possibile sporgere una querela per furto perché il tuo amico non ti ha derubato dell’orologio, ma sei stato tu a prestarglielo. Ecco che quindi interviene un’ulteriore fattispecie di reato quale quella dell’appropriazione indebita. Ma appropriazione indebita cosa significa? Vediamolo insieme cercando di analizzare anche le differenze tra l’appropriazione indebita ed il furto.

Appropriazione indebita: cos’è?

L’appropriazione indebita, nel sistema giuridico italiano, è un reato appartenente alla categoria dei delitti contro il patrimonio. La norma che disciplina questo reato [1] punisce chiunque:

  • per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto;
  • si appropria di denaro o di altra cosa mobile altrui;
  • di cui abbia il possesso a qualsiasi titolo.

Ecco la caratteristica fondamentale e distintiva del delitto di appropriazione indebita: la disponibilità della cosa di cui si mantiene il possesso benché non sia propria. E quindi risponderà di appropriazione indebita il tuo amico a cui hai prestato l’orologio se, alla tua richiesta di restituzione, risponderà che non vuole più dartelo perché è suo, o ancora il proprietario di un garage nel quale hai parcheggiato l’auto qualora non voglia più dartela o la banca che ha la disponibilità dei tuoi soldi se decidesse di non restituirteli.

Appropriazione indebita e furto: differenze

L’appropriazione indebita ed il furto tutelano entrambi i diritti del proprietario di un bene (definito cosa mobile altrui), ma hanno dei presupposti molto diversi. Mentre, infatti, il reato di furto è finalizzato a garantire il diritto del proprietario a non vedersi spogliato del proprio bene (per cui presuppone che il ladro glielo sottragga mentre è ancora nella sua disponibilità), il reato di appropriazione indebita presuppone che il reo sia già in possesso del bene che trattiene nella sua sfera privata come se ne fosse il proprietario. Tecnicamente sentirete parlare di interversio possessionis e della volontà del colpevole dell’appropriazione indebita di agire uti domino (come se fosse il proprietario). In realtà questo significa solo che il ladro ruba l’auto che tu hai parcheggiato per strada (e che hai chiuso a chiave), mentre il responsabile di appropriazione indebita trattiene  l’auto che tu hai lasciato nel suo garage consegnando le chiavi (e che, quindi, non deve sottrarti, in quanto ne ha già il possesso).

Facciamo ancora qualche esempio. Cammino per strada e mi rubano la borsa (borsa di mia proprietà e che avevo nella mia disponibilità): ho subìto un furto. Ho una macchina in leasing (di proprietà dell’azienda che me l’ha noleggiata), alla risoluzione del contratto non la restituisco, oppure sono un avvocato ho dei documenti non miei e a richiesta non li restituisco al legittimo proprietario: ho commesso un’appropriazione indebita.

In questi ultimi due esempi gli oggetti sono già nel possesso (ma non sono di proprietà) di chi se ne appropria indebitamente, nel furto invece la cosa è nella disponibilità del proprietario e gli viene sottratta.

 Cos’è una cosa mobile altrui?

In tema di reati contro il patrimonio per cosa mobile altrui si intende qualsiasi entità di cui sia possibile la fisica detenzione, sottrazione o impossessamento e che sia in grado di spostarsi autonomamente ovvero di essere trasportata da un luogo all’altro. Cosa mobile può essere un assegno, delle informazioni di un sistema informatico, il denaro, un’auto, un mobile e tanto altro ancora. La cosa mobile altrui può essere anche una cosa posseduta a titolo di deposito necessario [2] (come le cose portate e consegnate in albergo o nei magazzini generali) o anche le cose sotto sequestro.

Appropriazione indebita: quale pena?

La pena prevista in caso di appropriazione indebita è della reclusione fino a tre anni e della multa fino a 1.032 euro. In caso di appropriazione di cose possedute a titolo di deposito necessario la pena è aumentata fino a un terzo [3]. La pena è aumentata anche quando il reo ha commesso il fatto:

  • con abuso di autorità o di relazioni domestiche;
  • ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione, o di ospitalità [4].

 La denuncia – querela

Se subisci un’appropriazione indebita e vuoi ricorrere all’autorità giudiziaria, devi proporre querela nel termine di tre mesi dal momento in cui sei venuto a conoscenza della mancata consegna del tuo bene. Potrai rivolgerti alla polizia, ai carabinieri o direttamente alla procura della repubblica ed esporre i fatti.

Non dimenticare di dichiarare espressamente che vuoi che il colpevole venga punito, altrimenti non partirà alcuna indagine (e alcun processo) e ricorda che solo tu che sei il proprietario (e, quindi, la vittima del reato) potrai sporgere la querela. Diverso è il caso in cui ricorra una delle circostanze aggravanti che abbiamo descritto sopra: in quel caso si procederà d’ufficio. Non avrai, pertanto, alcun limite di tempo per la denuncia e non sarai il solo a poterla presentare ma potrà farlo anche un soggetto estraneo che sia venuto a conoscenza del fatto. Sia in caso di denuncia che di querela questa potrà essere sporta oralmente presso l’autorità giudiziaria o per iscritto; ricorda che sono importanti le prove o i testimoni che possono confermare quanto da te asserito. Il colpevole, dopo le indagini del pubblico ministero, sarà sottoposto ad un processo penale dinanzi ad un giudice monocratico.

note

[1] Art. 646 cod. pen.

[2] Artt. 1783 ss.cod. civ.

[3] Art. 64 cod. pen.

[4] Art. 61 n. 11 cod. pen.


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