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Lo sai che? Quale laurea per lavorare in ambasciata?

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

Diventare ambasciatore richiede impegno e molto studio, il superamento di un concorso pubblico e determinati requisiti per i titoli di studio.

Tra i concorsi pubblici più ambiti nel nostro paese rientra sicuramente quello per segretario di legazione, che permette di iniziare una carriera come diplomatico. Il ruolo della diplomazia internazionale è determinante per qualsiasi stato, richiede una professionalità specifica e competenze altamente tecniche, non soltanto in relazione alla formazione universitaria e post universitaria, ma anche sotto il profilo umano e linguistico. Stiamo parlando di una carriera molto particolare, che implica la disponibilità a trasferirsi in altri contesti culturali, anche molto differenti da quello di appartenenza, a svolgere ruoli istituzionali di grande responsabilità e prestigio, di rappresentanza della nazione di provenienza e di garanzia dei diritti dei propri connazionali nel paese nel quale si svolgono le funzioni diplomatiche. Senza contare il ruolo fondamentale nella gestione delle relazioni internazionali che devono essere mantenute nel corso dello svolgimento delle funzioni all’estero. Insomma, si tratta di un percorso altamente specialistico e importante, che in quanto tale esige una solidissima preparazione e una grande disponibilità personale. Quali sono i requisiti per lavorare in ambasciata? Cosa serve per diventare ambasciatore? E dato il tipo di percorso professionale particolare, quale laurea serve per lavorare in ambasciata?

Carriera diplomatica: cos’è

La carriera diplomatica è uno sbocco professionale che può essere intrapreso a seguito di un percorso molto selettivo, in quanto i posti a disposizione in ambasciata non sono tantissimi e le procedure di selezione del personale, in genere, non sono per un numero di posti elevatissimo. La competizione è quindi molto alta, anche perchè la carriera diplomatica può dare grandissime soddisfazioni a livello non soltanto professionale, ma anche personale e umano, a fronte del fatto che si richiede la possibilità di trasferirsi, con conseguente necessità di entrare a contatto con altre culture rispetto a quella di origine dell’ambasciatore – ambasciatrice. Dal punto di vista pratico, lavorare in ambasciata comporta l’assunzione di determinati ruoli, volti alla gestione delle relazioni internazionali del paese di appartenenza.

Peraltro, abbiamo finora fatto uso del termine ambasciatore e diplomatico per identificare la figura più conosciuta, che nell’immaginario collettivo svolge le funzioni principali in quanto rappresentante all’estero del proprio paese di origine. In realtà, quando si fa riferimento alla carriera diplomatica occorre tenere presente che esiste ed è prevista una specifica ripartizione per ruoli di carriera. A conti fatti, il ruolo di ambasciatore è in realtà il grado più alto della carriera diplomatica, cui si può arrivare solamente a seguito di uno specifico percorso professionale per tappe. Ogni grado ricoperto, naturalmente, comporta l’attribuzione di funzioni e poteri differenti, calibrati in relazione all’anzianità di servizio. Per iniziare una carriera diplomatica, infatti, occorre partire dal grado di accesso che, anticipiamo, è quello di segretario di legazione in prova. Quali sono quindi i gradi della carriera diplomatica?

Carriera diplomatica: i gradi del diplomatico

La carriera diplomatica è strutturata sulla base di figure differenti, che cambiano a seconda del grado che il singolo funzionario riveste nel corso della sua carriera.

I gradi della carriera diplomatica sono suddivisi secondo la seguente ripartizione:

  • segretario di legazione (posizione di accesso alla carriera diplomatica);
  • consigliere di legazione;
  • consigliere di ambasciata;
  • ministro plenipotenziario;
  • ambasciatore.

Lavorare in ambasciata: requisiti di accesso

Per accedere alla carriera diplomatica occorre come detto superare una procedura di selezione pubblica: si tratta pertanto di un concorso pubblico, la cui pubblicazione è prevista sulla gazzetta ufficiale della repubblica italiana. Per poter sostenere il concorso e iniziare la carriera diplomatica occorre essere in possesso di determinati requisiti. I candidati infatti devono avere:

  • cittadinanza italiana;
  • massimo 35 anni di età (con alcuni innalzamenti, previsti dal banco di concorso);
  • godimento dei diritti politici;
  • idoneità psico-fisica, tale da consentire di svolgere l’attività diplomatica sia presso l’amministrazione centrale che in sedi estere (comprese quelle con caratteristiche di disagio);
  • possesso di un titolo accademico, secondo la classificazione che segue.

Lavorare in ambasciata: quale laurea serve

Per quanto riguarda il requisito della laurea, il bando di concorso (l’ultimo è del gennaio 2018) specifica quali titoli sono considerati validi, elencando nel dettaglio anche le equiparazioni che consentono l’accesso al concorso. È possibile presentare la domanda per coloro che siano in possesso delle seguenti lauree, suddivise in:

Lauree specialistiche

  • Finanza (classe 19/S);
  • Giurisprudenza (classe 22/S);
  • Relazioni internazionali (classe 60/S);
  • Scienze dell’economia (classe 64/S);
  • Scienze della politica (classe 70/S);
  • Scienze delle pubbliche amministrazioni (classe 71/S);
  • Scienze economiche per l’ambiente e la cultura (classe 83/S);
  • Scienze economico-aziendali (classe 84/S);
  • Scienze per la cooperazione allo sviluppo (classe 88/S);
  • Studi europei (classe 99/S);
  • Teoria e tecniche della normazione e dell’informazione giuridica (classe 102/S);
  • Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali (classe 57/S);
  • Sociologia (classe 89/S).

Lauree magistrali

  • Giurisprudenza (classe LMG/01);
  • Finanza (classe LM-16);
  • Relazioni internazionali (classe LM-52);
  • Scienze dell’economia (classe LM-56);
  • Scienze della politica (classe LM-62);
  • Scienze delle pubbliche amministrazioni (classe LM-63);
  • Scienze economiche per l’ambiente e la cultura (classe LM-76);
  • Scienze economico-aziendali (classe LM-77);
  • Scienze per la cooperazione allo sviluppo (classe LM-81);
  • Studi europei (classe LM-90);
  • Servizio sociale e politiche sociali (classe LM-87);
  • Sociologia e ricerca sociale (classe LM-88).

Lauree vecchio ordinamento

  • Giurisprudenza
  • Scienze politiche
  • Economia e commercio
  • Scienze internazionali e diplomatiche
  • Discipline economiche e sociali
  • Economia ambientale
  • Economia assicurativa e previdenziale
  • Economia aziendale
  • Economia bancaria
  • Economia bancaria, finanziaria e assicurativa
  • Economia del commercio internazionale e dei mercati valutari
  • Economia del turismo
  • Economia delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali
  • Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari
  • Economia e finanza
  • Economia e gestione dei servizi
  • Economia e legislazione per l’impresa
  • Economia industriale
  • Economia marittima e dei trasporti
  • Economia per le arti, la cultura e la comunicazione
  • Economia politica
  • Marketing
  • Scienze della programmazione sanitaria
  • Scienze dell’amministrazione
  • Scienze economiche statistiche e sociali
  • Relazioni pubbliche
  • Scienze della comunicazione
  • Sociologia
  • Commercio internazionale e mercati valutari
  • Scienze bancarie e assicurative
  • Scienze economiche
  • Scienze economiche e bancarie
  • Scienze economiche e sociali
  • Scienze economico-marittime
  • Scienze statistiche ed attuariali
  • Scienze statistiche e demografiche
  • Scienze statistiche ed economiche

I candidati in possesso di titolo accademico rilasciato da un paese dell’Unione Europea sono ammessi alle prove concorsuali purché il titolo sia stato dichiarato equivalente con provvedimento della Presidenza del consiglio dei ministri (dipartimento della funzione pubblica) sentito il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

I candidati in possesso di titolo accademico conseguito all’estero sono ammessi alle prove concorsuali purché il titolo sia stato riconosciuto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica come equipollente a uno di quelli sopraindicati.

note

Autore immagine: Pixabay.


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