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Lo sai che? Cosa significa lavorare nel sociale?

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2018

Non solo volontariato. Ci sono molte professioni che permettono di aiutare gli altri, mentre si viene pagati. Vediamo quali

Spesso erroneamente confondiamo il lavoro nel sociale e nel non profit con il mero volontariato. Se in parte può essere così e possiamo entrare in contatto con la generosità di molte persone, che dedicano il loro tempo libero facendo i volontari, c’è anche l’altra faccia del sociale: quella di chi ci lavora a tempo pieno, con stipendi e contratti, con carriere o specifiche mansioni. E spesso, per poter lavorare in questo settore si deve essere altamente formati. Pensiamo agli assistenti sociali, agli educatori, agli psicologi di comunità, agli assistenti socio-assistenziali. Sono tutte professioni che richiedono conoscenze specifiche. Non si può certo lasciare spazio all’improvvisazione. Tutte queste conoscenze confluiscono però attorno ad un’unica forza motrice: il prendersi cura degli altri, lavorare per gli altri. E per fare questo servono doti che non tutti hanno, empatia, capacità di ascolto, altruismo in primis. Vediamo allora cosa significa lavorare nel sociale e a quali professioni è possibile aspirare per chiunque voglia avvicinarsi a questo importante settore.

Cos’è il settore sociale?

Chiedersi cosa significhi lavorare nel sociale vuol dire innanzitutto capire cosa sia questo settore. Perché è pieno di sfumature, di professioni, di organizzazioni private e pubbliche che lavorano insieme. Hanno però in comune uno scopo indiscutibile: l’utilità sociale, l’assistenza e la finalità altruistica e solidaristica.

  • Pensiamo al Terzo settore (tutto quell’insieme di enti e organizzazioni non profit e di volontariato, Onlus comprese, che operano nel campo dei bisogni sociali) [1], ma non solo;
  • ci sono anche organizzazioni e imprese private che operano sul mercato con lo scopo di utilità sociale;
  • e ci sono anche gli enti pubblici che operano con queste finalità o le finanziano.

Il sociale quindi comprende un mare di micro settori: assistenza agli anziani, assistenza alle persone disabili, ai malati, ai tossicodipendenti, educazione, insegnamento e formazione dei bambini, attività ludiche per bambini, assistenza ai migranti, supporto psicologico. E molto altro.

Tutte attività gestite e portate avanti all’interno di cooperative sociali, associazioni Onlus, organizzazioni di volontariato, enti pubblici, imprese sociali, che hanno bisogno, per portare avanti la loro missione solidaristica di professionisti e lavoratori.

Cosa significa lavorare nel sociale?

Se un tuo amico fa l’educatore per bambini in un asilo, sta lavorando nel sociale.

Se fa lo psicologo in una comunità per recupero di tossicodipendenti, sta lavorando nel sociale.

Se dirige una casa di cura per anziani, sta lavorando nel sociale.

Se lavora come assistente sociale, sta lavorando nel sociale.

Così come sta lavorando nel sociale se opera come mediatore culturale per migranti stranieri arrivati in Italia.

Se poi un qualsiasi altro tuo conoscente lavora come fisioterapista all’interno di un centro di riabilitazione gestito da un’organizzazione di volontariato che assiste i malati di Sla, sta lavorando nel sociale.

Ma non solo. Anche chi lavora nell’amministrazione, nella comunicazione, nelle segreterie di associazioni, Onlus e organizzazioni di volontariato, si può dire stia lavorando sociale. Anche se ha a che fare più con telefono e computer, che non direttamente con pazienti.

Da questi esempi avrai intuito quanto sia importante e centrale il lavoro nel sociale per la nostra comunità. Significa aiutare gli altri con competenza. A prescindere da chi siano e da quale problema abbiano o situazione personale provengano. Si tratta di mettere le proprie competenze a disposizione dei bisogni sociali. E serve molta dedizione e spirito altruista per farlo.

Chi lavora nel sociale è volontario?

Diciamo subito che il lavoro in senso stretto non può essere confuso con il volontariato. Sono due attività distinte, sebbene ugualmente preziose e importanti.

Il volontario è una persona dotata di estrema generosità, che decide di mettere a disposizione il proprio tempo libero, per aiutare associazioni, comunità e organizzazioni a portare avanti le loro attività. Ad esempio, chi dedica alcune ore della sua giornata ad aiutare in segreteria o in amministrazione, chi accompagna i ragazzi disabili a fare le terapie fisioterapiche, chi organizza corsi di lettura per bambini, chi insegna italiano ai bambini migranti. Oppure chi porta la spesa a casa delle persone anziane.

Tutte attività gratuite, volontarie e svolte durante il proprio tempo libero, che può essere di 2 ore al giorno, come di 2 ore a settimana.

Il lavoratore del sociale invece è un vero e proprio professionista con competenze specifiche, una persona formata e assunta all’interno di una delle tante organizzazioni o enti. Ad esempio un assistente sociale, un educatore, un mediatore culturale. Sono persone che si sono formate professionalmente per prepararsi a queste professioni.

Possono essere assunte all’interno di organizzazioni o possono lavorare come liberi professionisti. Possono avere contratti di lavoro part time o full time. Possono essere impiegati o dirigenti. Sono a tutti gli effetti lavoratori e percepiscono uno stipendio.

È importante avere figure formate e retribuite, perché permette all’organizzazione operante nel sociale di portare a termine e massimizzare i propri risultati di assistenza e utilità.

Chi lavora nel sociale viene pagato?

Dal paragrafo precedente forse si è già intuita la risposta a questa domanda. Chi studia, si forma e lavora in enti e organizzazioni impegnate nel far fronte ai bisogni sociali, con contratti, obblighi precisi e competenza ovviamente deve essere pagato. Quindi si: gli assistenti sociali vengono pagati. Così come vengono retribuiti educatori, psicologici, chi lavora nelle ludoteche, gli operatori che assistono i disabili, i bambini, gli anziani, a tutti gli altri lavoratori del sociale.

Lavorare nel sociale: quali professioni si possono fare?

Hai un forte spirito altruistico e pensi che gli ambiti di lavoro che più ti permettono di esprimere al meglio le tue attitudini siano proprio il sociale e il terzo settore. Hai anche capito a grandi linee cosa significhi lavorare nel sociale. Ecco allora quali, delle tante professioni, puoi scegliere:

  • assistente sociale. Lavora solitamente in cooperative, associazioni ed enti per prevenire e intervenire sulle situazioni di disagio sociale all’interno dei nuclei familiari e in qualsiasi altra situazione di bisogno. Coopera ad esempio con i Tribunali per minori, con le comunità, le case famiglia. Deve essere iscritto all’albo degli assistenti sociali [2];
  • educatore professionale. È una categoria molto vasta. Ci sono gli educatori socio-pedagogico (lavorano nel campo dell’educazione nell’ambito di servizio assistenziali), quelli socio-sanitari, i pedagogisti. Anche loro devono avere una specifica formazione. Nello specifico una laurea;
  • L’attività dello psicologo non è solo riconducibile a chi ha un’attività di libero professionista. Anche gli ospedali hanno i loro psicologi (molto importanti sono le figure di psico-oncologo, che forniscono supporto ai pazienti oncologici e alle loro famiglie), così come le comunità, le associazioni che operano in ambito assistenziale, i servizio ospedalieri come gli hospice. Inutile dire che lo psicologo deve essere laureato e specificatamente formato.
  • operatore socio-assistenziale (Osa). È colui che lavora all’interno di strutture pubbliche e private fornendo ogni genere di supporto e assistenza psico-fisica. Ad esempio assistere gli anziani non più autosufficienti oppure i bambini con particolari ritardi nello sviluppo oppure ancora le persone disabili;
  • mediatore culturale. È un’altra importante figura che fa un po’ da raccordo tra persone di differenti culture. Pensiamo ai migranti che arrivano nel nostro paese. Hanno bisogno di essere capiti, compresi e abbiamo bisogno anche noi di comprendere la loro lingua e i loro bisogni. Il mediatore culturale è un ponte che unisce le sponde cultuali e linguistiche tra diverse comunità. Anche in questo caso non è una professione che si improvvisa, serve formazione ed esperienza;
  • i dipendenti di organizzazioni ed enti. Segretari, impiegati amministrativi, dirigenti, addetti alla comunicazione, ai rapporti con la stampa, logisti, tecnici, operatori inviati nei paesi in cui sono presenti progetti sociali e di cooperazione. Sono anche loro da considerarsi lavoratori del sociale. E anche le badanti svolgono un’importantissima funzione sociale.

Lavorare nel sociale: serve la laurea? 

Avrai capito che per molte di queste professioni serve una laurea, o perlomeno una formazione specifica.

Psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, educatori professionali e tutte le alte figure specializzate (fisioterapisti, riabilitatori, ecc) hanno bisogno di una laurea specifica: in servizi sociali (per assistenti sociali); in Scienze dell’educazione per gli educatori socio-pedagogici.

Chi lavora già da tempo in questi ambiti, deve adeguarsi alle normative, conseguendo un certo numero di crediti formativi, attraverso appositi corsi intensivi di formazione.

Altre figure, come gli operatori socio assistenziali devono comunque frequentare dei corsi di formazione specifici.

note

[1] D. lgs. n. 117 del 3 luglio 2017

[2] Legge n. 84 del 23 marzo 1993

Autore immagine: Pixabay


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