Diritto e Fisco | Editoriale

Come riscuotere buoni cointestati

6 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 marzo 2018



I buoni postali sono rimborsabili a semplice richiesta del titolare. Nel caso di più intestatari è necessaria la presenza di tutti, a meno che non ci sia la clausola pari facoltà di rimborso.

I buoni postali sono strumenti di risparmio che garantiscono sempre la restituzione del capitale versato, maggiorato degli interessi. A differenza di molti altri strumenti finanziari, i buoni fruttiferi postali (Bfp) sono un’esclusiva delle Poste Italiane. Si tratta di titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti, società per azioni a partecipazione statale controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. I buoni postali, pertanto, sono garantiti direttamente dallo Stato e vengono collocati presso gli uffici delle Poste Italiane. I buoni postali sono strumenti finanziari equiparabili ai Buoni del Tesoro (Bot) ma, a differenza di questi ultimi, la cui oscillazione sul mercato può comportare dei rischi per l’investitore, sono sicuri perché sono sempre rimborsati al loro valore nominale: in altre parole, il capitale versato viene sempre restituito. Prima di illustrare come riscuotere i buoni cointestati, vediamo quali sono i vantaggi nel sottoscriverli.

Buoni postali: quali vantaggi?

I buoni fruttiferi postali comportano diversi vantaggi, tra i quali: l’esenzione totale da qualsiasi costo di commissione o gestione, al netto della ritenuta fiscale pari al 12,50% sugli interessi maturati; la possibilità di ottenerne il rimborso in qualsiasi momento; la maturazione degli interessi (quando sia trascorso un determinato periodo di tempo, variabile a seconda della tipologia di buono sottoscritto). Anche la tassazione è favorevole: la ritenuta del 12,50% sopra indicata è di gran lunga inferiore a quella (pari al 26%) che colpisce i guadagni ottenuti attraverso altri strumenti finanziari, quali le obbligazioni, i conti di deposito, le azioni o i fondi di investimento.

Buoni postali: come riscuoterli?

La riscossione di un buono postale va sotto il nome di rimborso: con tale operazione l’investitore ottiene la somma di danaro che aveva versato al momento della sottoscrizione, eventualmente maggiorata degli interesse nel frattempo maturati.

Poiché il buono è un titolo emesso dalle Poste Italiane, l’investitore potrà recarsi presso qualsiasi sportello per ottenerne il rimborso. È probabile, però, che l’interessato riesca a ritirare il danaro immediatamente soltanto presso l’ufficio postale che ha concretamente rilasciato il buono, mentre presso gli altri dovrà attendere qualche giorno.

Per poter ottenere il rimborso dei propri Buoni Postali il cliente deve esibire, oltre al titolo, la carta di identità (o la patente di guida) ed il codice fiscale. Solo il titolare del buono, cioè colui che l’ha sottoscritto originariamente, può compiere tale operazione; non sono ammesse deleghe ad altre persone.

Buoni postali cointestati: come riscuoterli?

I buoni postali possono essere intestati anche a più persone; in questa evenienza, per ottenerne il rimborso potrebbero esservi delle difficoltà. Infatti, occorre verificare se sul buono è presente la clausola “Pfr”, che significa “pari facoltà di rimborso”; in caso positivo, ciascun cointestatario potrà recarsi presso un ufficio postale per chiedere la riscossione del titolo. Qualora tale clausola non vi fosse, sarà necessaria la presenza contestuale di tutti gli intestatari, muniti dei documenti di riconoscimento sopra indicati.

I veri problemi sorgono quando uno dei cointestatari è deceduto. Cosa accade in questo caso?

Buoni postali cointestati: cosa succede in caso di successione?

Il decesso di uno degli intestatari comporta l’apertura della pratica di successione. Le persone interessate al rimborso del titolo dovranno: presentare il certificato di morte del defunto; compilare tutti documenti inerenti all’apertura della successione; convocare gli eventuali eredi, i quali subentrano nei diritti nel deceduto. I moduli da sottoscrivere saranno individuati di volta in volta dal responsabile dell’ufficio postale chiamato ad effettuare il rimborso. V’è da dire che la pratica difficilmente verrà sbrigata in pochi giorni: normalmente si tratta di un’attesa di almeno due o tre settimane.

Buoni postali cointestati: cos’è la clausola di pari facoltà di rimborso?

Orbene, la procedura illustrata nel precedente paragrafo dovrebbe evitarsi nel caso in cui sul buono vi sia la clausola di pari facoltà rimborso: in questa circostanza, come detto, ogni cointestatario, autonomamente, può richiedere il rimborso dell’intera cifra. Eppure non sempre è così facile.

Se la suddetta clausola non incontra limitazioni quando tutti i cointestatari siano viventi, è prassi frequente delle Poste Italiane negare il rimborso quando uno di loro sia deceduto. In altre parole, in caso di decesso di uno dei titolari, la clausola di pari facoltà di rimborso viene resa inoperativa. Il punto è molto discusso ma la giurisprudenza sembra essersi schierata dalla parte del cittadino.

La Corte di Cassazione, infatti, ha ritenuto illegittima la condotta delle Poste Italiane che, pur in presenza della clausola “Pfr”, neghi il rimborso del buono ad uno dei titolari [1]. Quanto sostenuto dalla giurisprudenza è pienamente in linea con quanto affermato dalla legge a proposito dei titoli garantiti dallo Stato, i quali non devono essere inseriti nella dichiarazione di successione.

Da ultimo, si segnale un’ordinanza del Tribunale di Verona [2] che, sulla scia di quanto stabilito dalla Suprema Corte, ha ribadito che il cointestatario superstite ha pienamente diritto di riscuotere il buono cointestato se è apposta la clausola “Pfr”, e ciò anche se quest’ultimo non presenta la dichiarazione di successione né la quietanza degli eredi del defunto contitolare del buono.

In particolare, il giudice ha considerato sufficiente una semplice autocertificazione. In simili ipotesi, dunque, può bastare che il cointestatario certifichi che l’altro intestatario è morto senza fare testamento e che non si è a conoscenza di possibili eredi aventi causa.

note

[1] Cass. sent. n. 12385 del 03.06.2014; n. 15231/2002 e n. 13979/07 (sezioni unite).

[2] Trib. Verona, sez. Terza, ord. del 24.11.2017.

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