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Lo sai che? Maltrattamento animali: che fare e dove segnalare?

Lo sai che? Pubblicato il 5 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 marzo 2018

Cani e altri animali maltrattati, lasciati senza cibo e cure dal padrone, con catene strette, senza pulizia e con la puzza di escrementi: ecco cosa può fare il vicino di casa.

Una persona che abita nel tuo palazzo vive con un paio di cani. Il loro continuo abbaiare, oltre a disturbarti di continuo, ti fa sospettare che questi vivano in una condizione di degrado, che il padrone li faccia innervosire, li lasci soli in casa, privi di affetto, acqua e cibo. Quando escono fuori, del resto, li vedi spesso sporchi, magri e consumati. Insomma, è evidente lo stato precario in cui vivono e vorresti denunciare l’episodio alle autorità affinché intervengano. Pertanto ti chiedi che fare e dove segnalare il maltrattamento di animali? Se ami gli animali e vuoi tutelare anche il quieto vivere nel tuo condominio, in questo articolo di daremo qualche suggerimento sul da farsi.

Maltrattamento di animali: quando scatta?

Il primo punto da cui partire è, come sempre, la legge. Una norma del codice penale stabilisce che [1] il maltrattamento di animali è un reato; esso comporta cioè un procedimento penale a carico del colpevole. «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro».

Ma cosa si intende per maltrattamento di animali? La legge non lo dice ma è abbastanza chiara nel far comprendere il ventaglio delle ipotesi: si va dalla denutrizione allo stato di abbandono, dalle ferite per punizioni corporali all’allontanamento dei cuccioli dalla madre in età prematura [2], dall’uso della catena (corta e stretta) per un lungo periodo alla mancanza di cure e di pulizia (come nel caso del cane costretto a vivere nei propri stessi escrementi).

Il proprietario di un animale ha l’obbligo giuridico di accudirlo; egli pertanto risponde  del delitto di maltrattamento di animali, nella forma peraltro aggravata se, per disinteresse, omette volontariamente e senza necessità di prestare all’animale le cure necessarie ad evitare l’aggravamento di una lesione dallo stesso riportata accidentalmente [3]. Infatti costituisce incrudelimento rilevante ai fini della configurabilità del reato ogni comportamento produttivo nell’animale di sofferenze che non trovino adeguata giustificazione (come il comportamento di chi, nell’esercizio dell’attività venatoria, senza alcuna necessità, sottoponga uccelli, usati come richiami vivi, a fatiche e comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche).

Il delitto si consuma nel momento in cui l’animale subisca la lesione o in quello in cui hanno inizio le sevizie, il trattamento nocivo o la somministrazione di sostanze stupefacenti.

In caso di condanna o di patteggiamento è sempre disposta la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato; la sospensione da tre mesi a tre anni dell’attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena è pronunciata nei confronti di persone che svolgono le predette attività; in caso di recidiva è disposta l’interdizione dall’esercizio delle attività medesime.

Quando segnalare il maltrattamento di animali

Se intendi segnalare un maltrattamento di animali non devi necessariamente avere le prove evidenti del fatto. Il maltrattamento degli animali – qualsiasi essi siano, non solo i cani – è infatti un reato perseguibile d’ufficio, ossia anche d’iniziativa della forza pubblica. Le autorità come i carabinieri e la polizia, in presenza di semplici indizi, sono tenute a fare gli accertamenti del caso. Non è quindi necessario che qualcuno sporga una denuncia o una querela per avviare il procedimento a carico del colpevole. Basta una semplice segnalazione che, tuttavia, non può essere anonima (tuttavia recenti sentenze hanno ritenuto possibile l’avvio di un procedimento penale generato da una lettera non firmata). Del resto, se così non fosse, questo crimine non verrebbe quasi mai punito, vista l’impossibilità per la vittima – l’animale – di far valere i propri diritti. A ciò si accompagna spesso l’indifferenza dell’uomo, il quale si muove solo quando il maltrattamento dell’animale tocca i propri interessi, come ad esempio nel caso di cattivi odori provenienti da un recinto, di forti latrati che minacciano il sonno durante la notte e del rischio di un pericolo per la salute.

Gli indizi che possono portare il cittadino a segnalare un maltrattamento di animali possono essere il semplice abbaiare continuo del cane o i cattivi odori provenienti dal recinto.

A chi segnalare il maltrattamento di animali

Trattandosi di un reato, il maltrattamento di animali può essere sempre segnalato ai carabinieri o alla polizia. Si può, in alternativa, depositare una denuncia alla Procura della Repubblica.

Se c’è un rischio per la salute, come nel caso di animali maleodoranti o i cui escrementi non vengono raccolti dal proprietario, è possibile chiamare l’Autorità sanitaria (Azienda sanitaria locale) la quale, svolgendo funzioni di pubblico ufficiale, è tenuta a intervenire e, successivamente, a segnalare eventuali ipotesi di reato alle autorità affinché procedano penalmente nei confronti del colpevole.

Gli animali, quando non vengono curati a sufficienza dai loro proprietari, possono causare anche problemi igienici contro i quali i vicini di casa hanno il diritto di reagire. Infatti, un cane può rivelarsi fastidioso per i vicini anche nel caso in cui, pur essendo tenuto dal suo proprietario in un luogo chiuso (per esempio, in un giardino recintato di sua proprietà esclusiva), produca esalazioni maleodoranti.

In proposito è stato stabilito che, pur non sussistendo l’obbligo giuridico di tenere pulita la propria abitazione, tuttavia il codice penale [5], che punisce chi provoca emissioni di gas e vapori molesti, vieta di tenerla talmente sporca da arrecare disturbo ai vicini mediante cattivi odori e che, quindi, si configura reato anche quando qualcuno tiene numerosi cani in un terreno comune adiacente alla propria abitazione e a quelle di altre persone senza provvedere a una quotidiana e adeguata opera di pulizia dei rifiuti prodotti dagli animali, idonea a impedire il formarsi di vapori di miasmi che possono disturbare i vicini [6].

Maltrattamento animali: che fare?

Chi viene molestato dal continuo abbaiare del cane vittima di maltrattamento può sempre chiedere il risarcimento del danno (sia nella causa civile che penale), dimostrando però di aver effettivamente subito un danno alla salute. Può anche rivolgersi al giudice per ottenere l’ordine di allontanare l’animale e l’utilizzo dei provvedimenti d’urgenza.

Pertanto il proprietario dell’animale rischia innanzitutto di essere condannato al risarcimento del danno civile (e, se sussistono gli elementi costitutivi di un reato, gli viene inflitta anche la sanzione penale prevista per esso).

Se il cane ha dimostrato di essere pericoloso, ha addirittura aggredito qualcuno, oppure ha danneggiato qualche oggetto, il giudice può prendere i provvedimenti necessari per impedire che questi atti si ripetano, ordinando l’allontanamento del cane dall’edificio in questione e l’affidamento dello stesso al canile municipale oppure, a richiesta del padrone e a sue spese, ad altro canile privato o a esercizio privato di custodia per animali, sempre con l’obbligo di non lasciarli liberi all’esterno [7].

Nei casi più gravi di accertata pericolosità per gli esseri umani si può giungere addirittura a ordinare l’abbattimento dell’animale.

note

[1] Art. 544ter cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 1448/2018.

[3] Cass. sent. n. 8036/2018.

[4] Trib. Verona, sent. del 26.04.2010. Il nuovo delitto si configura come abbiamo visto sia a dolo specifico (nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale, che può consistere sia in un comportamento commissivo come omissivo, sia tenuta per crudeltà) sia a dolo generico (quando essa è tenuta senza necessità).

[5] Art. 674 cod. pen.

[6] Cass. pen. sent. del15.11.1993.

[7] Trib. Napoli, ord. del 25.10.1990.


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