Diritto e Fisco | Editoriale

Mio padre può cointestare un libretto postale solo a mio fratello?

5 Marzo 2018


Mio padre può cointestare un libretto postale solo a mio fratello?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Marzo 2018



Cosa succede in caso di cointestazione di un libretto di risparmio o di deposito: le tutele alla morte del genitore.

Sei venuto a sapere che tuo padre ha cointestato un libretto postale a tuo fratello. Questo fatto, che ti è stato tenuto nascosto, potrebbe modificare gli assetti ereditari e pregiudicare il tuo diritto ad avere quella quota minima che la legge ti riserva sul patrimonio del genitore (cosiddetta «legittima»). Vorresti intervenire subito, prima cioè che tuo padre muoia, anche per evitare di intraprendere un giorno una causa contro tuo fratello, che è l’ultima delle tue intenzioni. Ma è chiaro che, per poterlo fare, devi sapere quali sono i tuoi diritti, come e quando è possibile contestare un atto di donazione di questo tipo e cosa è possibile fare per prevenire un’azione legale. Se dunque ti stai chiedendo se tuo padre può cointestare un libretto postale solo a tuo fratello ecco quello che devi sapere.

La cointestazione del libretto postale è una donazione?

La cointestazione di un libretto postale, come quella di un conto corrente, è classificabile come una «donazione indiretta». Cosa significa? Che il cointestatario diventa automaticamente proprietario del 50% delle somme depositate in banca o alle poste. Inoltre, per tale atto, non c’è bisogno né del notaio né (di conseguenza) del pagamento delle imposte di donazione.

La cointestazione del libretto postale è solo una donazione presunta!

Attenzione però: poiché la cointestazione non avviene quasi mai a seguito di un atto scritto e firmato dalle parti, ma si risolve in una semplice operazione allo sportello, la  volontà di donare è semplicemente presunta, ma non è detto che sia effettivamente sussistente.  Ben potrebbe darsi prova del contrario dimostrando, ad esempio, che la cointestazione ha solo un intento simulatorio e che le finalità perseguite dalle parti non sono quelle di attribuire all’altro cointestatario la metà del deposito ma solo di consentire a quest’ultimo di operare allo sportello per conto di entrambi, agevolando così alcune transazioni (si pensi al caso del genitore anziano, non più in grado di muoversi). Di tanto abbiamo già fornito spiegazioni nell’articolo dedicato al conto corrente cointestato, il cui funzionamento è similare.

Questo significa che se una persona riesce a dimostrare che la cointestazione del libretto postale a favore di un parente non nascondeva i sé la volontà di donazione ma era solo strumentale ad altri fini, il contestatario non risulterà proprietario del 50%. Tutto ciò avrà effetti determinati alla morte del titolare del conto. Ma ne parleremo di qui a breve.

La cointestazione del conto richiede forme particolari?

Equiparata la cointestazione del libretto postale a un atto di donazione, dobbiamo ricordare che ciascuno, in vita, è libero di donare i propri beni a chi vuole, senza che altri possano contestare tale scelta a meno che sia stata eseguita senza le formalità imposte dalla legge. Le formalità, però, sono imposte solo per la «donazione diretta di non modico valore» (ad esempio Tizio regala a Caio la propria casa o l’auto): questa, in base al codice civile, richiede l’atto notarile e la presenza di testimoni. Se mancano tali requisiti, la donazione è nulla; con la conseguenza che il denaro, la casa o qualsiasi altro bene è come se non si fosse mai trasferito al donatario. A far valere la nullità della donazione può essere non solo il donante (che magari ci ha ripensato e intende “revocare” la propria disposizione) ma chiunque altro, ivi compresi i suoi parenti.

Abbiamo però detto che la cointestazione di un libretto o del conto corrente è una «donazione indiretta» che pertanto non richiede la presenza del notaio. Questo significa che il semplice fatto che il padre abbia cointestato un libretto o un conto al proprio figlio, senza nulla dire all’altro, e con una semplice dichiarazione presentata alle poste o in banca, non è un atto revocabile o contestazione, né può essere dichiarato nullo.

Il padre è obbligato a dire agli altri figli che ha cointestato il libretto a uno solo?

Per quanto abbiamo appena detto, si deve concludere che tanto il padre è libero di cointestare un libretto di risparmio a un solo figlio senza dire nulla agli altri, tanto il beneficiario è libero di accettare senza nulla dover riconoscere ai propri fratelli. Non almeno finché il padre è in vita… Vedremo adesso che succede, invece, con la sua morte.

Che succede alla morte del padre?

Alla morte del padre, quando si apre la successione, gli eredi sono chiamati a rendere conto di quanto hanno ricevuto in vita dal defunto a titolo di donazioni, affinché si possa verificare il rispetto delle quote di legittima, quelle percentuali minime di eredità che la legge riconosce sempre – con o senza un testamento – al coniuge, ai figli o ai genitori. I parenti più stretti, infatti, sono più tutelati rispetto agli altri parenti o ai conoscenti (ai quali può andare solo la cosiddetta «quota disponibile», ossia quella parte di patrimonio di cui ciascuno può disporre come vuole alla propria morte).

Questo significa che, in sede di divisione dell’eredità, bisogna tenere conto della cointestazione del libretto postale, in quanto da considerarsi come una donazione del 50% della somma depositata. Se gli altri fratelli hanno perciò ottenuto una quota inferiore della legittima spettante loro per legge, possono impugnare tale atto di cointestazione.

Resta sempre ferma la possibilità, per tali fratelli esclusi dalla cointestazione, di dimostrare che tale atto non era in realtà rivolto a realizzare una donazione, ma si trattava di una semplice simulazione per rendere più agevole l’attività allo sportello. In tal modo, la cointestazione cadrà completamente e tutto l’importo del libretto di risparmio andrà diviso equamente tra gli eredi.


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