Tasse: cosa cambia dopo le elezioni?

6 Marzo 2018


Tasse: cosa cambia dopo le elezioni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Marzo 2018



Il nuovo Governo di Centrodestra e Movimento 5 Stelle dovrà confrontarsi con il rispetto dei programmi elettorali: ecco cosa potrebbe succedere alla politica fiscale italiana nei prossimi anni.

Con la pubblicazione dei risultati delle elezioni politiche 2018 è già possibile fare delle prime proiezioni di quelli che saranno gli sviluppi della politica fiscale del nostro Paese nei prossimi anni. Se le promesse dei candidati saranno mantenute e se si riuscirà a nominare un Governo in grado di ottenere la fiducia delle Camere e di reggere il tempo (cosa tutt’altro che scontata), è possibile stabilire – con un certo margine di approssimazione – le mosse dell’esecutivo sulla base dei programmi elettorali pubblicizzati durante la campagna degli ultimi mesi. Ecco dunque, in materia di tasse, cosa cambia dopo le elezioni.

Uno dei temi più caldi delle ultime campagne elettorali è la politica fiscale. Questo perché, da quando con l’Unione Europea è stato imposto il «patto di stabilità», l’obbligo di far quadrare i conti di casa è diventato il principale obiettivo di ogni esecutivo: obiettivo che, a parte i tagli alla spesa pubblica (sempre promessi e mai del tutto realizzati) si può attuare solo tramite le tasse. Del resto la politica monetaria è ormai sottratta agli Stati Membri da quando tali poteri sono stati affidati alla Banca Centrale Europea (un esempio su tutti è il quantitative easing o QE dell’ultimo anno). Pertanto, non potendo più stampare denaro per pagare i propri debiti, lo Stato non può che prenderlo dai cittadini.

Sono spesso scelte impopolari quelle di disporre prelievi fiscali dolorosi, a cui in passato si poteva ovviare evitando di spendere i piccoli “tesoretti”, derivanti dagli avanzi delle manovre finanziarie: soldi spesi spesso in agevolazioni e bonus in favore di specifiche categorie di soggetti. Si tratta probabilmente di scelte dettate dalle logiche clientelari ed elettorali piuttosto che da effettivi sostegni all’economia (in questo sicuramente un ruolo importante l’ha avuto e continua ad averlo il bonus per gli interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili).

Non vogliamo qui fare politica ma solo andare a rileggere, a mente fredda, i singoli programmi per vedere, cosa cambierà, dopo le elezioni, sulle tasse che andremo a pagare.

Ricordiamo quali sono stati i risultati. Vincitrice è stata la coalizione di centro-destra all’interno della quale la Lega ha fatto da padrona. Il Movimento 5 Stelle si è poi affermato come primo partito in Italia. Ed è dalle loro promesse – consacrate appunto nei programmi elettoriali – che attingeremo le informazioni utili per capire cosa avverrà in materia fiscale nei prossimi anni.

A dominare la campagna elettorale di centro-destra è stata la flat tax (più volte promessa durante comizi e confronti televisivi) con aliquote diverse a seconda del partito. Ma cos’è la flat tax? Si tratta di una tassa sul reddito ad aliquota unica (attualmente le aliquote crescono in modo più che proporzionale alla crescita del reddito); lo scopo è quello di ridurre l’evasione fiscale. La ratio della flat tax infatti è la seguente: se tutti devono pagare meno tasse, anche chi non le ha mai pagate inizierebbe a farlo. Una tassa piatta applicata in una misura percentuale fissa del 15-20% innescherebbe in sostanza un meccanismo virtuoso capace di ridurre il fenomeno dell’evasione. L’incognita maggiore resta però legata alle possibili coperture che deriveranno dal ridotto gettito fiscale.

Il centro-destra ha poi prospettato la possibilità di una no tax area fino a 12mila euro.

Sempre il centro-destra ha promesso l’abolizione delle imposte sulle donazioni, successioni e prima casa.

È ancora il centro-destra ad aver detto che toglierà il bollo sulla prima auto e non tasserà più i risparmi.

Sulla lotta all’evasione fiscale invece tutte le forze politiche erano d’accordo per una semplificazione e l’incrocio dei dati dei vari cervelloni della pubblica amministrazione (spesso tra loro non comunicanti). Del resto è di questa estate la bacchettata del Consiglio di Stato all’Agenzia delle Entrate colpevole di non utilizzare a sufficienza l’anagrafe dei conti correnti per stanare le evasioni.

Fa capolino, sempre nel programma di centro-destra, l’idea di una nuova sanatoria per le cartelle esattoriali già notificate e per quelle impugnate davanti al giudice.

I senza reddito – si legge nel programma delle forze capitanate da Forza Italia e Lega – non dovranno pagare tasse (in verità non le pagano neanche ora).

Il Movimento 5 Stelle invece non ha promesso una flat tax ma “solo” la riduzione delle aliquote Irpef con una no tax area fino a 10mila euro. Inoltre, sono state avanzate proposte in favore delle piccole e medie imprese: oltre al taglio del cuneo fiscale (per ridurre il costo del lavoro e quindi rilanciare l’occupazione), è stata prospettata la riduzione drastica dell’Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive), l’abolizione reale degli studi di settore (in verità già in corso), dello split payment e dello spesometro.

I 5 stelle hanno poi prospettato l’idea di inserire nella Costituzione lo Statuto del contribuente.

Sempre i 5 stelle promettono un abbassamento delle soglie di punibilità penale per il reato di evasione fiscale (ricordiamo che i precedenti governi avevano invece elevato tali soglie, depenalizzando una serie di situazioni in cui gli imprenditori – vuoi per crisi, malagestione o volontà – non avevano pagato le tasse).

note

Autore immagine: 123rf com


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