Diritto e Fisco | Editoriale

Giudici tributari: sono davvero indipendenti?

6 marzo 2018


Giudici tributari: sono davvero indipendenti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 marzo 2018



La terzietà e l’imparzialità della magistratura tributaria a rischio: i magistrati delle Commissioni Tributarie sono invece “dipendenti” del Ministero dell’Economia. Un legame indiretto li unisce all’Agenzia delle Entrate. 

Hai di recente perso una causa contro l’Agenzia delle Entrate o hai impugnato una cartella di pagamento e inspiegabilmente ti è stato dato torto; oppure hai vinto il giudizio e ciò nonostante il giudice ha compensato le spese processuali, lasciando a tuo carico tutti i costi del procedimento. In una situazione del genere è facile farsi venire il sospetto di trovarsi davanti a giudici tributari di parte e non indipendenti. È davvero così? E perché mai vincere contro il fisco è così difficile, specie in questi ultimi tempi? Non vogliamo fornirti in questo articolo una spiegazione, né crediamo che ci sia visto che ogni giudice ha il dovere – giuridico e morale – di essere indipendente. Ma c’è un’anomalia nel nostro sistema che è necessario denunciare.

Immagina di dover fare una causa contro il tuo datore di lavoro e che a decidere la controversia sia un suo dipendente. Come credi che possa essere l’esito del giudizio e quante chance avresti di vincere?

Il giudice è terzo e imparziale. Lo dice la stessa Costituzione con una frase molto semplice e lapidaria: «I giudici sono soggetti solo alla legge» [1]. Vuol dire che sopra di loro non ci deve essere altro potere o interferenza, neanche quella di un datore di lavoro. Ed è sempre nella Costituzione che si dice [2] che ogni processo si svolge in condizioni di parità tra le parti, davanti a un giudice terzo e imparziale. Eppure, quando si parla di tasse e cartelle esattoriali, è tutt’altro che così.

La ragione di ciò è molto semplice.

Saprai di certo che le cause in materia di fisco e tasse vengono decise dalle Commissioni Tributarie, le quali sono state istituite nel 1992 [3]. Ebbene i loro componenti – ossia i giudici tributari che decidono contro l’Agenzia delle Entrate o contro le cartelle esattoriali – sono nominati formalmente da un decreto del Presidente della Repubblica, ma sostanzialmente su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, guarda caso, è proprio una delle parti in causa nel processo tributario (le sue proposte vengono previamente deliberate dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria).

Come negare allora che c’è uno stretto legame tra i giudici delle Commissioni Tributarie e colui che li sceglie e li nomina, ossia il Ministero? I giudici della Commissione Tributaria dipendono economicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che certamente non è un organo terzo ed imparziale, in un giudizio contro le pretese del fisco. Non è tutto: non bisogna infatti dimenticare che il Mef è a sua volta collegato con il principale protagonista delle cause davanti alle commissioni tributarie: l’Agenzia delle Entrate. E sciogliendo ulteriormente il filo di Arianna, arriviamo anche all’agente della riscossione che non è più una società privata ma un ente pubblico, che guarda caso si chiama anch’esso Agenzia Entrate Riscossione ed il cui direttore è lo stesso dell’Agenzia delle Entrate (Ruffini).

Se tutto questo non ti basta, sappi che, in alcune città, la Commissione Tributaria si trova proprio nell’ufficio accanto a quello dell’Agenzia delle Entrate. Così magari, dopo essere stato condannato, puoi andare a pagare direttamente allo sportello!

Anche il personale delle cancellerie e i coadiuvatori dei giudici dipendono dal Ministero dell’Economia. Insomma, una giustizia “fatta in casa”. Se poi si aggiunge che i giudici tributari vengono pagati in parte con un fisso e in parte in base al numero di sentenze emesse, si può paventare anche il rischio di una giustizia rapida e sommaria. E nonostante ciò il processo ha una durata interminabile, con lunghezza media per i tre gradi di giudizio di 10 anni.

Come è possibile pensare di spuntare anche una condanna alle spese in un sistema così poco terzo e imparziale?

Insomma, il principio dell’indipendenza dei giudici è – almeno in teoria – calpestato quando si parla di tasse. E lo Stato non può lamentarsi se poi si accorge che la metà delle controversie che finiscono in Cassazione sono proprio quelle tributarie, che evidentemente non vengono decise in modo coerente alla legge. Non resta che affidarsi alla coscienza del singolo magistrato che – per fortuna è così – è autonomo e indipendente nelle sue decisioni e non deve darne formalmente conto a nessuno.

Il processo tributario deve essere urgentemente riformato affinché possa garantire un diritto alla difesa adeguato ai principi costituzionali, con un giudice terzo e imparziale. Ed a chiederlo è proprio la massima autorità della Giustizia Tributaria (Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria – Mario Cavallaro). Esistono delle proposte di legge in tal senso (una di queste scritta dall’Avv. Maurizio Villani). Ma per farle approvare ci sarà bisogno di una forza politica forte e autorevole.

note

[1] Art. 101 Cost.

[2] Art. 111 Cost.

[3] Art. 9, comma 1, D.Lgs. n. 545 del 31 dicembre 1992.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. La Magistratura tributaria (composta da togati e da laici) chiede da tempo di essere staccata dal MEF e di essere Costituzionalizzata. L’attuale situazione non può condurre a ritenere che i Giudici Tributari siano parziali (tra l’altro le statistiche disattendono quasi del tutto le tesi in tal senso accusatorie). Penso che l’attuale corpo della Magistratura tributaria merita più rispetto! In sintesi, o si ha il coraggio di analizzare proprio in fondo le statistiche o si ha il coraggio di sostenere, come si dice in gergo in alcune parti in Italia, che non si può buttare l’acqua con tutto il bambino. In conclusione, va pure biasimata quella parte del mondo politico e soprattutto professionale che quando riceve una sentenza non favorevole è per colpa del Giudice e quando è favorevole tutto va bene. Il ragionamento comunque è ampio e complesso.

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