Diritto e Fisco | Editoriale

Conviene aprire una partita Iva per meno di mille euro al mese?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2018



Partita Iva: valutazione di convenienza per reddito inferiore ai mille euro mensili

Stai pensando di metterti in proprio e aprire la partita Iva, ma prevedi un fatturato mensile non superiore a mille euro? Capire se conviene aprire una partita Iva per meno di mille euro al mese non è semplice, in quanto devono essere valutati diversi fattori, dalle spese necessarie all’esercizio dell’attività al peso dei contributi previdenziali e della tassazione. Peraltro, questi costi variano a seconda del tipo di attività esercitata (impresa, libero professionista…) e a seconda del regime fiscale scelto.

Partita Iva e lavoro dipendente

Devi però sapere che non è possibile scegliere tra partita Iva e lavoro subordinato, in quanto l’inquadramento dipende dalla modalità con cui si esercita l’attività:

  • se l’attività è autonoma, è necessaria l’apertura della partita Iva, come impresa o libero professionista, a seconda dell’organizzazione;
  • se, invece, l’autonomia non c’è (ad esempio perché sei vincolato a delle direttive, o a una sede di lavoro o, ancora, a un orario di lavoro), l’unica forma in cui può essere svolta l’attività è quella del lavoro subordinato;
  • è possibile essere inquadrati come collaboratori (co.co.co.) se c’è un’effettiva autonomia nell’attività svolta, ma questa è coordinata e inserita funzionalmente nell’organizzazione del committente.

Partita Iva e lavoro autonomo occasionale

Non è nemmeno possibile scegliere tra partita Iva e lavoro autonomo occasionale: anche se si tratta in entrambi i casi di attività autonoma, il lavoro occasionale manca di continuità (manca, cioè, un impegno continuativo nel tempo), di autonoma organizzazione e di professionalità.

Di conseguenza, nei casi in cui si prevede un’entrata, più o meno regolare, pari a mille euro mensili, si ravvisa senz’altro un impegno continuativo nel tempo, tale da escludere l’occasionalità che consente di esercitare in proprio senza aprire la partita Iva.

Spese per aprire la partita Iva

Se vuoi aprire la partita Iva, ma sei preoccupato riguardo alle spese da sostenere, devi sapere che ottenere una partita Iva dall’Agenzia delle entrate, di per sé, non comporta costi, né per aprirla, né per tenerla aperta; comporta, però:

  • l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi annuale, anche se non fatturi nulla;
  • l’obbligo di tenuta della contabilità (i cui costi dipendono dal professionista che si occupa degli adempimenti e dal regime fiscale che hai scelto);
  • l’obbligo di iscrizione presso una cassa di previdenza (che varia a seconda dell’attività svolta) e del versamento dei contributi previdenziali (sono esclusi i soli professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps che non hanno fatturato);
  • l’obbligo d’iscrizione al registro delle imprese o ad eventuali Albi o elenchi, col conseguente obbligo di pagamento dei diritti e delle tasse annuali;
  • ulteriori costi accessori che dipendono dal tipo di attività esercitato.

Costi apertura della Partita Iva per il professionista 

Se sei un lavoratore autonomo o un libero professionista, devi innanzitutto sapere che non ci sono costi per aprire la partita Iva e per iscriverti alla cassa previdenziale di categoria, qualora la tua categoria professionale ne abbia una (ad esempio, gli avvocati hanno la Cassa Forense), o alla gestione Separata, a meno che tu non ti rivolga a un intermediario.

Se eserciti un’attività professionale per la quale è obbligatoria l’iscrizione ad un albo o a un elenco (ad esempio all’albo degli avvocati), dovrai naturalmente pagare il costo d’iscrizione ed il diritto annuale, differente a seconda della categoria, ma che non cambia a seconda del reddito mensile.

Con un reddito inferiore a mille euro mensili, pagherai, a titolo di contributi previdenziali, l’eventuale minimale contributivo (cioè un minimo annuo di contributi, dovuti anche se non fatturi) previsto dalla tua gestione e, in caso di fatturato superiore al minimale, i contributi in percentuale sul reddito (le regole sono comunque differenti a seconda della cassa, e prevedono sconti per i più giovani nella generalità dei casi).

Se non hai una cassa di categoria, dovrai iscriverti alla gestione separata dell’Inps, per la quale pagherai il 25,72% di fatturato (l’aliquota è pari al 24% se sei iscritto ad altre gestioni o pensionato): significa che, su un reddito di mille euro mensili, ne pagherai 257,2 di contributi, o 240 se sei iscritto ad altre gestioni.

Il primo anno non devi pagare acconti sui contributi; l’anno successivo, al pagamento del saldo, la cui scadenza è la stessa del saldo Irpef (normalmente il 16 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), dovrai però pagare un primo acconto, pari al 40% del saldo, e dovrai versare un secondo acconto, sempre pari al 40%, entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.

In pratica, se, nel 2018 paghi, come contributi alla Gestione separata, 3mila euro a titolo di saldo 2017, dovrai pagare anche ulteriori 2.400 euro, sempre nel 2018, a titolo di acconto (complessivamente, l’80% del saldo). Naturalmente sottrarrai quanto pagato come acconto dal saldo dell’anno successivo. Inoltre, i contributi versati sono sempre deducibili dal reddito, anche se deciderai di utilizzare il regime fiscale forfettario.

Ammontare delle imposte per il professionista con partita Iva

Le imposte applicate sul reddito prodotto variano notevolmente non soltanto a seconda del reddito, ma anche a seconda del regime fiscale utilizzato: se apri la partita Iva nel 2018 puoi scegliere tra il regime forfettario start up e forfettario, la contabilità semplificata e la contabilità ordinaria.

Tassazione del regime forfettario

Il regime forfettario comporta una tassazione sostitutiva del 15% (del 5%, dal 2016, per le nuove attività, per i primi 5 anni): non sono applicate Irpef, Addizionali, Irap e Iva, non si è soggetti agli Studi di Settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. In pratica, su mille euro fatturati al mese, paghi contributi e imposte come se avessi fatturato 780 euro mensili. Non puoi, però, dedurre alcun costo, ad eccezione dei contributi previdenziali.

Il meccanismo per la liquidazione del saldo e degli acconti è lo stesso previsto per l’Irpef.

Per un maggiore approfondimento sul regime Forfettario, leggi la nostra guida: come funziona il regime forfettario.

Tassazione e adempimenti della contabilità semplificata

Se scegli il regime della contabilità semplificata, invece, il tuo reddito (inteso come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) sarà assoggettato all’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche). L’imposta è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • sino a 15mila euro, l’imposta è pari al 23% del reddito imponibile; questa sarà dunque la tua aliquota d’imposta, se fatturi meno di mille euro al mese;
  • da 15.0001 a 28mila, 27%;
  • da 28.001 a 55mila, 38%;
  • da 55.001 a 75mila, 41%;
  • da 75.001, 43%.

Ad esempio, se sei soggetto alla contabilità semplificata e guadagni 25.000 euro in un anno, dedotti i contributi e le spese, verserai allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3.450 euro d’imposta, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro d’imposta, per un totale Irpef di 6.250 euro.

Se guadagni 12mila euro all’anno, ossia mille euro al mese, paghi 2.760 euro d’imposte, cioè solo il 23%.

Potrai però applicare una detrazione sul reddito da lavoro autonomo: la detrazione è un importo che viene sottratto dall’imposta. La detrazione spettante per la produzione di reddito da lavoro autonomo si determina con la seguente espressione: 1.104*(55mila-reddito imponibile) /50.200.

Dovrai pagare il saldo Irpef entro il 16 giugno, mentre pagherai l’acconto Irpef:

  • in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo (indicata nel rigo “Differenza” del Modello Redditi, non l’imposta a debito) va da 51,66 euro a 257,52 euro: il termine del pagamento è il 30 novembre ;
  • in due o più rate, se l’imposta a saldo va oltre i 257,52 euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%;
  • sino a 51,65 euro non deve essere versato alcun acconto.

Oltre all’Irpef, dovrai pagare le addizionali comunali (generalmente pari allo 0,80% dell’imponibile Irpef, l’aliquota varia a seconda del comune) e l’addizionale regionale (che ha un tetto massimo del 3,33%, che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione) e, qualora tu possieda il requisito dell’autonoma organizzazione (sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vasta giurisprudenza), sarai soggetto al pagamento dell’Irap (la cui base imponibile non coincide con quella Irpef, ma col valore della produzione netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 4,82%, ma varia a seconda della regione e della categoria a cui appartieni).

Potrai poi, essendo assoggettato all’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, detrarre l’Iva sugli acquisti, ma dovrai applicare l’Iva alle tue fatture (l’aliquota ordinaria è pari al 22%).

È obbligatoria, oltre alla numerazione ed alla conservazione delle fatture, la tenuta dei registri Iva degli acquisti, dei beni ammortizzabili (le relative annotazioni possono essere comunque effettuate nel registro acquisti) e delle vendite, o fatture emesse.

Oltre all’obbligo di dichiarazione dei redditi, da effettuarsi mediante modello Redditi (obbligo al quale sono tenuti anche i contribuenti aderenti al regime Forfettario), se opti per la contabilità semplificata devi effettuare anche i seguenti adempimenti:

  • liquidazione dell’Iva, mensilmente o trimestralmente (devi cioè sottrarre l’Iva pagata sugli acquisti all’Iva incassata sulle fatture emesse e pagare con modello F24 l’eventuale importo residuo);
  • comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche Iva;
  • spesometro semestrale(è una comunicazione contenente tutti i dati delle fatture emesse e delle fatture acquisti del semestre);
  • dichiarazione Iva annuale;
  • comunicazione Intrastat, se effettui operazioni attive o passive con soggetti UE al di sopra di determinate soglie.

Costi tenuta contabilità per il professionista che guadagna meno di mille euro al mese

La tenuta della contabilità ha costi molto differenti, a seconda del luogo in cui l’attività è esercitata, del regime fiscale utilizzato, degli adempimenti particolari a cui può essere tenuta una particolare categoria, e naturalmente del fatturato.

Mediamente, i costi si aggirano intorno ai 700/800 euro annui per i contribuenti forfettari con un basso volume d’affari, sino a 1500/2mila euro per professionisti in contabilità semplificata con un volume d’affari medio-alto.

Se sei un libero professionista che guadagna meno di mille euro mensili, dunque, non dovresti spendere più di 800 euro all’anno per la tenuta della contabilità, a meno che la tua attività non richieda adempimenti particolari.

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