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Prestito con cessione del quinto e interessi alti: che fare?

7 marzo 2018


Prestito con cessione del quinto e interessi alti: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 marzo 2018



Finanziamento con cessione di un quinto dello stipendio: se gli interessi crescono potrebbero essere superiori all’usura. Ecco come annullare il contratto.

Hai contratto un prestito con cessione del quinto dello stipendio e, nonostante siano passati diversi anni durante i quali purtroppo hai pagato a singhiozzo a causa delle tue mutate e più disagiate condizioni economiche, il debito cresce di continuo. A spaventarti di più sono gli interessi che hanno raggiunto cifre astronomiche, quasi pari allo stesso capitale. Hai provato a presentare una richiesta di «saldo e stralcio» per ottenere uno sconto e un pagamento dilazionato, ma la finanziaria ha rifiutato l’offerta. Peraltro sei già stato segnalato alla Centrale Rischi e nessuna banca ti fa più credito, né puoi emettere assegni. Insomma, sei in una situazione dalla quale ti sembra impossibile uscirne e siccome sei proprietario di una casa, il tuo timore è che ti possa essere pignorata. Che fare se il prestito con cessione del quinto ha interessi alti? Una soluzione sembra offrirla una recente sentenza della Cassazione [1] la quale parla chiaro: è ben possibile che anche i finanziamenti di questo tipo (quelli cioè con cessione del quinto dello stipendio) siano viziati da interessi usurari. Cosa significa concretamente e cosa bisogna fare per annullare il debito? Ecco le indicazioni della Suprema Corte.

Secondo i giudici, va considerato nullo il prestito con cessione del quinto quando vengano praticati interessi superiori a quelli stabiliti dalla legge senza considerare, peraltro, le difficoltà economiche di chi chiede il finanziamento.

Ma come fare a stabilire se gli interessi superano l’usura? Molto semplice. Sono usurari gli interessi che superano del 50% «il tasso medio praticato dalle banche». A calcolare questo “numerino” non devi essere tu, ma è il Ministero del Tesoro che lo determina ogni tre mesi con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Quindi tutto ciò che devi fare è recuperare tale tasso medio e verificare se quello indicato nel contratto con la finanziaria, comprensivo di tutti i costi del prestito, lo supera di oltre la metà.

Il tasso di usura varia a seconda del tipo di operazione con la quale viene concesso il credito. Dunque, non esiste un unico tasso usurario per tutte le operazioni di prestito, ma esistono diversi tassi a seconda delle modalità con cui il finanziamento viene concesso. Per approfondimenti sul punto leggi Prestito, quando gli interessi sono superiori all’usura?

Per determinare se un prestito è usurario o meno non si devono calcolare solo gli interessi praticati ma tutto il costo dell’operazione (rappresentanti dal TAEG). Quindi, come spiega la Cassazione, nella soglia di usura vanno ricomprese anche le spese per l’assicurazione sulla vita o sul licenziamento fatta stipulare a garanzia della somma erogata. Nel calcolo finiscono anche le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e ogni altra spesa del finanziamento, escluse le imposte e le tasse collegate alla erogazione del credito.

Se gli interessi praticati dalla finanziaria superano la soglia dell’usura e quindi vi è una sproporzione tra importo mutuato e importo da restituire, l’intero contratto deve ritenersi nullo. Ma la nullità può derivare anche da un’altra situazione: dal fatto che il prestito sia stato concesso a persona che non aveva le condizioni economiche per potervi fare fronte. Si pensi a chi ha un contratto a tempo determinato che non copre tutta la durata del finanziamento o a chi ha già ceduto una parte dello stipendio ad altre finanziarie e quindi ha più di un quinto “bloccato”.

L’istituto di credito – sembra di capire dalla sentenza – deve provvedere a effettuare indagini finanziarie per accertarsi delle condizioni economiche del beneficiario del prestito e delle sue possibilità di restituire i soldi.

La banca finanziatrice non si può limitare a ottenere conferma dell’esistenza del rapporto di lavoro dipendente, verificare che non esista un altro contratto di cessione del quinto, esaminare l’ultima busta paga e verificare che sia realizzabile la rata mensile fino al quinto della retribuzione in rapporto al periodo di ammortamento. Non è insomma una verifica formale quella che deve fare la banca prima di procedere a prestare la somma.

note

[1] Cass. sent. n. 5160/18.

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