Diritto e Fisco | Editoriale

Chi può costituire un’unione civile?

11 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 aprile 2018



Anche l’Italia si è aperta al riconoscimento di nuove tipologie di famiglia. Ad esempio quelle costituite da coppie omosessuali. Vediamo in dettaglio

Più che rivoluzione dettata dall’evoluzione della società, è stata forse qualcosa di più vicino all’ennesima strigliata d’orecchie dell’Europa. Fatto sta che anche l’Italia si è aperta – già da due annetti – a nuove forme di unione tra persone che si amano, ma che non vogliono o non possono per legge contrarre il matrimonio. Sappiamo bene ad esempio che le nozze tradizionalmente intese (con rito civile e cattolico) sono ad esclusivo appannaggio delle coppie eterosessuali. In pratica solo tra uomo e donna ci si può sposare. Che fine fanno allora le coppie omosessuali che vorrebbero avere gli stessi diritti? E quelle eterosessuali che non vogliono sposarsi? In cosa consiste questa evoluzione della società? Consiste nel fatto che dal 2016 nel nostro paese c’è la possibilità di costituire unioni civili. Qualcosa di analogo al matrimonio, ma che matrimonio non si chiama. E si possono formare anche convivenze di fatto. Analizziamo allora in dettaglio queste forme e vediamo chi può costituire un’unione civile nel nostro paese.

Cos’è l’unione civile?

Non è certamente un vero e proprio matrimonio come tradizionalmente inteso. Ne assume però quasi gli stessi caratteri dal punto di vista legale, tranne per qualche aspetto che vedremo. Sentiamo parlare da anni di riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali, e dal 2016 il nostro Paese ha introdotto le unioni civili, con la tanto discussa legge Cirinnà [1]. Così il codice civile e tutte le amministrazioni comunali si sono dovute adeguare. L’unione civile è a tutti gli effetti un nuovo istituto giuridico, che consente alle coppie dello stesso sesso, unite da un legame affettivo di coppia, di essere a tutti gli effetti riconosciute dalla legge, formando un legame sociale equiparato al matrimonio. In pratica grazie all’unione civile anche le coppie omosessuali possono dire alla legge “ci amiamo e vogliamo essere riconosciuti legalmente, con tanto di diritti e doveri reciproci”.

Anche se non si può chiamare matrimonio, nel momento in cui una coppia omosessuale decide di costituire un’unione civile, sa che acquisterà tutta una serie di diritti e doveri quasi analoghi al matrimonio. Ad esempio:

  • obbligo di assistenza morale e materiale;
  • coabitazione;
  • obbligo di contribuire ai bisogni comuni secondo le proprie possibilità;
  • regime automatico di comunione dei beni, a meno che non si disponga diversamente;
  • successione nell’inserimento della graduatoria degli alloggi popolari in caso di morte del partner (o nel contratto di affitto di casa);
  • scelta di un cognome comune;
  • la scritta “unito civilmente” in tutti i documenti;
  • diritto alla quota legittima ereditaria;
  • diritto alle indennità da lavoro in caso di morte del partner;
  • diritto a designare il partner come proprio rappresentante in caso di incapacità di intendere e volere (ad esempio nelle questioni di salute)
  • diritto a diventare tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner qualora si venga interdetti o inabilitati
  • le leggi che disciplinano o danno disposizioni sul matrimonio e che contengono le parole “coniuge”, si applicano anche alle parti dell’unione civile.

Unione civile e convivenza di fatto: sono la stessa cosa?

Sempre la stessa legge Cirinnà ha disciplinato anche un’altra formazione sociale: la convivenza di fatto. Non è la stessa cosa dell’unione civile. Questo perché la convivenza di fatto può essere costituita da due persone maggiorenni, a prescindere dal loro sesso. In pratica sia le coppie eterosessuali sia quelle omosessuali possono optare per una convivenza di fatto, preferendo un riconoscimento meno totalizzante e più dinamico per la vita di coppia, e senza l’obbligo di registrare formalmente il contratto di convivenza (è sufficiente anche un’autocertificazione su carta libera e consegnata al Comune di residenza). Anche se in questo caso i diritti riconosciuti sono meno.

Ad esempio, le coppie che scelgono di costituire una convivenza di fatto non hanno alcun diritto legato all’eredità. Ai partner non è in pratica riconosciuta la quota di legittima e nessun diritto successorio.

Diciamo però che qualche diritto spetta anche ai conviventi di fatto. Tra questi:

  • stessi diritti del matrimonio in materia penitenziaria;
  • diritto a essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno;
  • successione nel contratto di affitto o nelle graduatorie degli alloggi popolari, in caso di morte del convivente;
  • diritto a delegare il convivente a rappresentare l’altro in caso di incapacità di intendere e volere per le questioni riguardanti la salute.

Chi può costituire un’unione civile?

Dai primi paragrafi, avremo già capito che il diritto a costituire un’unione civile è appannaggio delle coppie dello stesso sesso e maggiorenni. In sostanza ecco i requisiti che la legge chiede:

  • i due partner devono essere dello stesso sesso;
  • devono essere maggiorenni;
  • non essere già coniugati o uniti civilmente con altre persone;
  • essere perfettamente capaci di intendere e volere;
  • non essere parenti o affini;
  • non essere stati condannati per omicidio (tentato e consumato) di chi è sposato o unito civilmente con l’altra parte.

Come si costituisce un’unione civile?

L’unione civile deve essere registrata ufficialmente. Per essere valida deve essere costituita davanti a un ufficiale di stato civile (si va in comune) e in presenza di almeno due testimoni.

  • Si può scegliere liberamente il Comune in cui unirsi civilmente, indipendentemente dalla residenza;
  • si presenta la richiesta di costituzione unione civile da entrambe le parti. Ogni ufficio comunale ha già dei modelli predisposti. Nella richiesta deve essere indicato: nome, cognome, data e luogo di nascita, cittadinanza e luogo di residenza, oltre alla dichiarazione di causa che impediscono l’unione;
  • viene fissato il giorno in cui le parti si dovranno ripresentare davanti all’ufficiale civile. Ci vorranno almeno 15-30 giorni, necessari per fare le dovute verifiche sulle dichiarazioni rilasciate;
  • giunto il fatidico giorno, i due partner si devono presentare in Comune, assieme a due testimoni. Qui, davanti all’ufficiale civile, che provvederà a registrare tutto, costituiranno la loro unione civile. In pratica pronunceranno il fatidico sì.
  • Il tutto poi si dovrà iscrivere nel registro dei matrimoni (al fine di assicurare il reciproco rispetto di diritti e doveri)

Unione civile: si può adottare un figlio?

Dopo aver capito chi possa costituire un’unione civile e aver visto come, tutto sommato, sia un istituto analogo al matrimonio, la domanda che sorge spontanea è se le coppie unite da un’unione civile possano adottare bambini.

Diciamo innanzitutto che – come spesso accade – c’è la legge e poi ci sono la giurisprudenza e le decisioni dei giudici, che spesso la superano, guardando dritto in faccia i cambiamenti e i bisogni della società. Ecco quindi che una possibilità di adozione preclusa per legge può essere invece concessa da un giudice (magari interpretando necessità e norme).

È il caso ad esempio della Stepchild adoption (la possibilità di adottare il figlio non biologico, cioè il figlio precedente del partner) Se ne è discusso tanto e alla fine, non se ne è fatto nulla, perché il Senato al momento dell’approvazione della legge, ha stralciato il punto in questione.

Poco importa, perché ci hanno pensato i giudici a garantire alle coppie omosessuali unite da unioni civili questa possibilità. É successo già in parecchi casi, che venisse riconosciuto il diritto di adottare il figliastro o la figliastra.

Anche le adozioni esterne (cioè le normali adozioni di bambini o bambine in stato di abbandono), sono precluse per legge alle coppie omosessuali. Ma alcuni giudici hanno comunque concesso questa possibilità facendo appello all’adozione in casi particolari [2]. Un tipo di adozione che la nostra legge consente e che viene di norma utilizzata quando non è possibile fare appello alla piena adozione legittimante (quella normale).

Già nel 2014 il Tribunale per i minorenni di Roma [3] aveva acconsentito l’adozione di una bambina che viveva in una coppia omosessuale formata da due donne. Risultato storico e primo caso in Italia (nel caso particolare specifico era stata rilevata l’impossibilità di affidamento preadottivo). Orientamento che è stato poi riconfermato dalla Corte di Cassazione nel 2016 [4], dando il via libera definitivo all’adozione da parte coppia gay in presenza di casi particolari, ponendo l’accento sull’unico obiettivo perseguibile: l’interesse del minore.

note

[1] Legge n. 76 del 20 maggio 2016

[2] Titolo IV Legge n. 184 del 4 maggio 1983

[3] Tribunale per minorenni di Roma, sentenza del 30 luglio 2014

[4] Corte di Cassazione, sentenza n. 12962 del 2016

Autore immagine: Pixabay

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