HOME Articoli

Lo sai che? Spiare in auto è reato?

Lo sai che? Pubblicato il 7 marzo 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 7 marzo 2018

Microspia in auto: è legale nasconderla o utilizzarla per registrare le conversazioni tra presenti? Il file si può usare in causa?

Se tua moglie dovesse sospettare che la tradisci e, per scoprire dove vai e cosa dici, decidesse di nascondere nella tua auto una microspia, le eventuali prove così raccolte potrebbero essere utilizzate contro di te benché acquisite in violazione della privacy? Si può lasciare un registratore in un’auto per “salvare” le conversazioni avute con gli altri passeggeri o con lo stesso conducente nel corso del viaggio? E se dovessi essere tu stesso, quale proprietario dell’auto, a mettere la microspia tra i sedili prima di prestarla a tua moglie, commetteresti reato? La risposta a queste domande passa dalla soluzione di un unico quesito: l’auto può essere considerata un luogo «privato» e pertanto non soggetto a possibili interferenze e intercettazioni? Di tali questioni si è occupata la Cassazione che, con una sentenza ormai divenuta “storica” [1], ha stabilito se spiare in auto è reato e se è possibile utilizzare le registrazioni all’insaputa del proprietario della macchina.

Partiamo da principio: è legale registrare una conversazione o eseguire una ripresa video all’insaputa di altri, ma solo a queste due condizioni:

  • il luogo ove avviene la registrazione non deve essere la privata dimora (o una pertinenza) della persona “intercettata”. Non si può andare a casa di una persona e registrare quello che dice; è vero però il contrario: si può registrare un amico che ci fa visita a casa nostra;
  • il soggetto che intercetta deve essere fisicamente presente: non può cioè lasciare il registratore e andare da un’altra parte.

Spiare in auto è quindi sempre vietato quando la microspia (qui ne trovi alcuni esempi) viene nascosta all’interno dell’abitacolo da una persona che, nel momento in cui il registratore è in funzione, si trova da un’altra parte. E ciò vale tanto nel caso in cui l’auto sia di proprietà di colui che registra (il marito che spia la moglie alla quale ha prestato la propria macchina), tanto nell’ipotesi il veicolo sia di altri (il dipendente che lascia una microspia nell’auto aziendale per sentire ciò che dicono di lui i suoi colleghi). In tal caso si commettere il reato di illecita interferenza nella vita privata altrui [2] e l’eventuale registrazione non potrebbe mai essere usata in un processo penale come prova proprio perché acquisita illecitamente.

Non resta che analizzare il caso di chi accende la microspia mentre si trova dentro la propria auto o un’auto altrui per “memorizzare” sul supporto digitale ciò che gli altri passeggeri o lo stesso conducente – all’insaputa di ciò – dicono in sua presenza. Ebbene, secondo la Cassazione non esiste alcuna norma che vieta la microspia in auto per registrare le conversazioni tra presenti: e ciò perché l’automobile non può essere considerato un luogo di «privata dimora».

In merito alla questione relativa alla possibilità di ricomprendere fra i luoghi di privata dimora anche l’abitacolo di un’autovettura, la Cassazione – ponendosi in linea con la pressoché unanime giurisprudenza della stessa Corte Suprema – ha ribadito che l’interno di auto in sosta sulla pubblica via non può essere ritenuto come luogo di privata dimora [3].

Infatti la presenza temporanea nella macchina mal si concilierebbe con il concetto di privata dimora, che – al contrario – richiede un soggiorno di una certa durata, seppur breve, tale da far ritenere ragionevolmente apprezzabile l’esplicazione di vita privata.

Lo stesso principio è stato sposato da altre pronunce della Cassazione, in virtù delle quali l’autovettura – essendo sfornita dei «conforti minimi necessari per potervi risiedere stabilmente per un apprezzabile lasso di tempo» – non può essere considerata come luogo di privata dimora [4].

In altri termini, l’impossibilità di compiere all’interno di un’autovettura atti caratteristici della vita domestica impedirebbe di poter annoverare l’autovettura fra i luoghi di cui privata dimora, con la conseguente che è ben possibile registrare all’interno della stessa una conversazione purché sempre tra persone presenti.

Non importa che l’auto, specie per molti lavoratori autonomi, è considerata un luogo privato, ove appartarsi e stare “con se stessi”: per la Cassazione il concetto di luogo di privata dimora rimane collegato a una valutazione astratta di «abitabilità» dell’ambiente medesimo, indipendentemente quindi dall’attività ivi compiuta concretamente. L’autovettura, essendo strutturalmente e finalisticamente destinata al solo trasferimento da un luogo ad un altro di cose o persone, non avrebbe, proprio in considerazione della diversa funzione cui è adibita, le caratteristiche tipiche del luogo di privata dimora.

In determinati casi, però, il mezzo di trasporto può assumere le caratteristiche, oltre che di strumento per il trasferimento delle persone, anche di luogo di privata dimora. Si pensi, ad esempio, ad un camper o ad una roulotte, nelle quali è sicuramente configurabile quel grado minimo di stabilità sufficiente e necessario per poter parlare di essi come dei «luoghi di privata dimora» [5]. Pertanto, aderendo a quest’orientamento, l’auto può essere considerata come luogo di privata dimora solo quando sin dall’origine sia strutturata (e venga di fatto utilizzata) come tale, oppure sia destinata, in difformità dalla sua naturale funzione, ad uso di privata abitazione [6]. Ne deriva che è sempre vietato spiare all’interno di un camper o di una roulotte con una microspia, anche se la persona che esegue l’intercettazione è in quello stesso momento presente.

Diversamente ragionando arriveremmo al paradosso di limitare la libertà individuale di scegliere lo spazio più congeniale alla propria personalità in cui dimorare.

note

[1] Cass. sent. n. 12042/08.

[2] Art. 615bis cod. pen. La giurisprudenza maggioritaria ha avuto già da tempo modo di chiarire che gli strumenti di captazione cui farebbe riferimento l’art. 615-bis c.p. sarebbero solo quelli di ripresa visiva o sonora, dovendosi di conseguenza escludere la configurabilità del reato in oggetto in presenza di strumentazioni idonee alla sola intercettazione di conversazioni telefoniche intercorrenti tra la vittima e terzi.

Pertanto, seguendo questa impostazione – cui peraltro sembrerebbe aderire seppur indirettamente la sentenza in commento – l’eventuale installazione di un radiotelefono contenente una microspia realizzerebbe il reato di cui all’art. 617-bis c.p. e non già quello di cui all’art. 615-bis c.p., essendo la predetta strumentazione idonea all’intercettazione telefonica e non anche strumento di ripresa sonora diretto a “procacciare” indebitamente notizie attinenti la vita privata.

[3] Cass. pen. sent. n. 627/2008.

[4] Cass. pen. sent. del 1.012.2005.

[5] Cass. pen sent. del 16.12.2005.

[6] Cass. pen. sent. del 18.10.2000.

Cassazione penale, sez. V, 30/01/2008, (ud. 30/01/2008, dep.18/03/2008),  n. 12042 

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

1 – Il GUP di Brescia ha dichiarato ai sensi dell’art. 129 c.p.p. n.d.p. perchè i fatti non sono previsti dalla legge come reato, contro B.E. ed altri 21 imputati, appartenenti a varie agenzie private di investigazione, per reati contestati in ciascun caso in concorso a due o più ai sensi dell’art. 623 bis c.p. e art. 617 bis c.p.p., commi 1 e 2 o 3 o art. 617 c.p., ed in taluna ipotesi anche con riferimento alla L. n. 675 del 1996, art. 35, per l’installazione di apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti in autovetture private.

Il P.M. propone ricorso per violazione di legge, analizzando la lettera delle norme, ed il sistema in materia di intercettazioni.

2 – Il ricorso è infondato.

L’unico precedente, citato nella sentenza impugnata (Cass., Sez. 5, n. 4264/05 – rv. 235595), esclude che nel caso di specie si tratti di intercettazioni.

In effetti la questione va risolta con riferimento alla ratio di incriminazione dei fatti contro la libertà morale delle persone, individuabile in rapporto o all'”ambiente” o agli “strumenti di comunicazione”.

Agli “strumenti di comunicazione” si rapportano il titolo dell’art. 617 c.p. “Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche” e la frase recata dall’art. 617 bis c.p. “al fine di intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche”.

La lettera del titolo e della frase non autorizza affatto a ritenere le due norme incriminatrici estensibili alla captazione di comunicazioni di conversazioni tra presenti.

L’art. 617 c.p. e segg., introdotti con L. n. 98 del 1974, tutelano solo e proprio la riservatezza delle comunicazioni o conversazioni tra persone effettuate con mezzi tecnici determinati, all’epoca il telegrafo o il telefono. L’art. 617 quater c.p., art. 617 quinquies c.p., art. 617 sexies c.p. aggiunti dalla L. n. 547 del 1993 riguardano invece le comunicazioni informatiche o telematiche, cioè strumenti nuovi. Infine l’art. 623 bis c.p., estende le disposizioni a “qualunque altra comunicazione a distanza di suoni immagini o altri dati”.

In sintesi, la riservatezza tutelata dalle norme degli artt. 617 e 623 c.p., è quella assicurata proprio e solo da uno strumento adottato per comunicare a distanza.

Invece la riservatezza di “notizie” ed “immagini” che si rapporta all'”ambiente” è tutelata nell’art. 615 bis c.p., introdotto dalla citata L. n. 98 del 1974, art. 1, con il titolo “interferenze illecite nella vita privata”.

La disposizione di questo articolo fa riferimento ai soli luoghi indicati nell’art. 614 c.p., e cioè l’abitazione o la privata dimora. E l’autovettura che si trovi in una pubblica via non è ritenuta, da sempre nel diritto vivente, luogo di privata dimora (cfr. Cass., n. 5934/81 – CED 149373 e, di seguito, la giurisprudenza relativa alle disposizioni del codice procedurale in materia d’intercettazioni tra presenti che, concernendo l’utilizzabilità delle prove, presume essa quella sostanziale, Cass. n. 1831/98, n. 4561/99 – 2143036, n. 4979/00 – 216749, n. 3363/01 – 218042, n. 1281/03 – 223682, n. 8009/03 – 223960, n. 5/03 – 224240, n. 2845/04 – 228420, n. 26010/04 – 229974, n. 43426/04 – 23096, n. 13/05 – 230533, n. 4125/07 – 235601).

Nè ha nulla a che fare con questa tematica la normativa (L. n. 675 del 1996 – D.Lgs. n. 196 del 2003) sostanziale sul trattamento illecito dei “dati personali”, che all’evidenza concerne fatti diversi ed ulteriori rispetto alla possibilità di acquisizione di qualsiasi dato riservato.

E’ quanto interessa. Nessuna norma incriminatrice dunque tutela la riservatezza delle persone che si trovino in autovettura privata sulla pubblica via.

La sentenza risulta dunque incensurabile.

PQM

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 30 gennaio 2008.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2008


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. E’ vietato nel camper o roulotte della persona intercettata o anche nel proprio? Perchè in quest’ultimo caso si contraddice il principio descritto ad inizio articolo…

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI