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Accertamento fiscale a chi ha auto costosa e seconda casa

7 marzo 2018


Accertamento fiscale a chi ha auto costosa e seconda casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 marzo 2018



Scatta il redditometro a chi possiede la proprietà di beni di lusso come auto potenti e una seconda casa fino a prova contraria. 

Non c’è bisogno di un computer e di un funzionario del fisco per dire che chi ha un’auto potente e una seconda casa non è certo povero, ma una persona con un reddito elevato. Già mantenere un solo immobile oggi è difficoltoso e non c’è chi faccia a pugni con lo stipendio per pagare benzina, assicurazione e bollo. Ecco perché, quando si posseggono beni di lusso e non solo il prezzo di acquisto degli stessi ma anche le spese per il successivo mantenimento appaiono sproporzionate col reddito dichiarato scatta l’accertamento fiscale. Salvo prova contraria, che ovviamente dovrà dare il contribuente. A confermarlo è una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1] che ammonisce: chi ha un’auto costosa e la seconda casa rischia l’accertamento fiscale.

La capacità contributiva dei cittadini viene misurata non solo sulla base di quanto denunciato con l’annuale dichiarazione dei redditi, ma soprattutto sulla scorta del tenore di vita effettivo. E non c’è altro modo di valutare il tenore di vita se non sulla base degli acquisti e dei beni di proprietà (di recente l’Agenzia ha messo a punto anche un algoritmo per valutare i risparmi). Si può essere formalmente disoccupati, ma se si è proprietari di più immobili bisognerà anche chiarire al fisco come questi beni possono essere mantenuti, con quali soldi vengono versate le relative tasse e come si provvede alle spese di manutenzione (condominio in primis). Ed ecco perché all’Agenzia delle entrate è lecito presumere che ci sia una irregolarità e che questa dipenda dal possesso di redditi non dichiarati, mentre spetta al contribuente dimostrare il contrario. Ma come? In che modo il proprietario di un’auto costosa e di una seconda casa potrà difendersi dall’accertamento fiscale? A spiegarlo è la stessa legge, anche se le parole possono sembrare un po’ tecniche: bisogna dar prova che i soldi usati per l’acquisto e per il mantenimento di beni di lusso sono già stati tassati alla fonte o sono esenti (e che pertanto non c’era bisogno di dichiararli). Si può trattare ad esempio di:

  • disponibilità economiche provenienti da un finanziamento (sempre a condizione che la rata non sia sproporzionata allo stipendio);
  • disponibilità provenienti dalla vendita di altri beni di proprietà del contribuente: si pensi alla vendita di un’auto usata o di una precedente casa;
  • risarcimenti del danno avuti a seguito di un incidente stradale o di un contenzioso con il proprio datore di lavoro, ecc.;
  • un lascito ereditario consistente;
  • la vincita al gioco;
  • delle donazioni;
  • il reddito di uno dei familiari conviventi che fornisce sostegno economico.

Il contribuente ha tutto il tempo per difendersi prima dell’accertamento. Difatti il fisco, prima di inviare l’atto, deve invitare l’interessato – le cui proprietà sono risultate non congrue con il reddito dichiarato – a presentarsi presso gli uffici o a inviare la documentazione giustificativa. Si tratta della cosiddetta fase di «contraddittorio preventivo» volta a consentire al contribuente di dare le famose “prove contrarie”. Solo all’esito di questa fase, l’ufficio potrà decidere se inviare o meno l’accertamento fiscale. Ma attenzione: se l’Agenzia invia al contribuente un questionario, chiedendogli di presentare documentazioni e difese, e questi non risponde, non può poi presentare le stesse difese davanti al giudice. Una vera e propria decadenza.

Altra questione non meno importante da tenere in considerazione: l’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate non scatta alla minima incoerenza tra la dichiarazione dei redditi e il patrimonio (mobiliare o immobiliare) del contribuente. È necessario che lo scostamento sia superiore al 20% (ossia un quinto). La Cassazione ricorda che «per procedere all’accertamento sintetico (quello cioè basato sul redditometro), il reddito netto complessivo accertabile si deve discostare di almeno un quinto da quello dichiarato» e, in tal caso, l’ufficio può valorizzare elementi significativi della capacità contributiva, quali l’acquisto di auto e beni immobili.

note

[1] Ctr Lazio, sent. n. 1159/2018.

Autore immagine: 123rf com

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