Diritto e Fisco | Editoriale

Come denunciare una persona che ti controlla

8 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 marzo 2018



Qualcuno ti osserva e ti spia: vediamo se è reato e come è possibile denunciarlo all’autorità giudiziaria.

Cammini per strada e ti sembra di essere seguito, metti la testa sul cuscino per riposare ed il telefono squilla in continuazione con telefonate anonime seguite da messaggi quasi minatori che dimostrano che una persona ti controlla? Non preoccuparti, puoi certamente denunciare questi fatti all’autorità giudiziaria e cercare di farti aiutare a scoprire di chi si tratta. Se, invece, sai già che a chiamarti e seguirti è una persona con la quale avevi una relazione sentimentale appena finita, e che non vuole farsene una ragione, e se lui/lei controlla la tua vita, i tuoi movimenti, le tue uscite ed ogni tuo singolo gesto quotidiano, sappi che (se ricorrono determinati presupposti che chiariremo in questo articolo) puoi denunciarlo per stalking. Analizziamo brevemente questa fattispecie di reato e spieghiamo come denunciare una persona che ti controlla.

Cos’è lo stalking?

Con il termine stalking (di cui sentiamo parlare spesso al telegiornale quando sono raccontati episodi di cronaca nera) si identifica un reato che si realizza attraverso una serie di comportamenti persecutori, reiterati nel tempo, ai danni di una persona (definita giuridicamente persona offesa dal reato). Si tratta di un insieme di condotte vessatorie realizzate con molestie, minacce e atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico ed un ragionevole senso di timore. Questo significa che la vittima, trovandosi in un continuo stato di ansia ed agitazione causato dalle minacce, dalle persecuzioni, dalle molestie e dai controlli continui che subisce, si vede costretta a modificare il proprio (normale) stile di vita [1].

Una persona ti controlla quando vai a lavoro, quando vai a fare la spesa al supermercato o, addirittura, se vai a fare una passeggiata con tua madre? È talmente insistente che ti mette ansia, perché hai paura che da un momento all’altro possa fermarti e farti del male? Ebbene, potrebbe trattarsi di stalking. Usiamo il condizionale per due ragioni:

  • innanzitutto, perché la sussistenza del reato deve essere ipotizzata prima dal pubblico ministero che svolge l’indagine e poi da un giudice terzo chiamato a decidere;
  • in secondo luogo, perché si tratterà di stalking solo se il comportamento tenuto nei tuoi confronti sarà effettivamente vessatorio e spaventoso. Se la paura, infatti, ti deriva dal fatto che la persona che ti controlla è un tuo ex e quando vivevate insieme era un po’ violento, ma lui, di fatto, si è limitato solo a seguirti senza mai avvicinarti né minacciarti, potrebbe non esserci alcun reato. In effetti, nell’esempio fatto, non sarebbe il tuo ex ad incuterti timore ma il ricordo che hai di lui/lei. Se, invece, la persona che ti controlla ti ha spesso chiamato dicendoti che ti osserva, e che devi fare attenzione a non frequentare neanche un amico perché sarebbe capace di ucciderlo o ucciderti, ecco che la paura è concreta e giustificata e, per la legge, c’è stalking.

Questo dell’ex fidanzato è solo un esempio; il persecutore potrebbe essere chiunque: un collaboratore, un amico, un conoscente, un cliente, un vicino di casa.

Quando c’è stalking?

Le condotte che realizzano il reato di stalking non sono prestabilite ed elencate dalla legge, per cui possono essere di diversa natura e piuttosto varie. In generale, il reato si realizza attraverso la combinazione di più azioni delittuose: immaginiamo che il persecutore sorvegli, insegua, aspetti la vittima sotto casa e segua i suoi movimenti. Lo stalker vuole tenere sotto controllo la propria vittima, ha una sorta di ossessione nei suoi confronti: deve sapere tutto ciò che fa e con chi lo fa e usa tutti i mezzi a sua disposizione per arrivare al proprio obiettivo. Quelle elencate sono solo alcune delle modalità utilizzate dai persecutori; in ogni caso, qualunque sia la modalità di esternazione, affinchè la condotta sia penalmente rilevante è necessario che la vittima subisca un grave disagio psichico, viva uno stato di timore per la propria sicurezza o per quella di una persona vicina, tanto da cambiare il proprio stile di vita. Immaginiamo, per fare un esempio, una persona che impaurita, spaventata, decida di licenziarsi e di non uscire più con gli amici. Ma, capito che si tratta di un reato, come denunciare una persona che ti controlla?

Che pena è prevista per lo stalking?

Prima di scoprire come fare per denunciare una persona che ti controlla, chiariamo a cosa va incontro il denunciato. La pena prevista per il persecutore è (come minimo) quella della reclusione da sei mesi a quattro anni. Se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, la pena è aumentata. Sarà aumentata della metà anche se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità, o ancora qualora sia commesso con armi o da persona travisata. Vediamo a questo punto come denunciare una persona che ti controlla.

Come denunciare una persona che ti controlla?

Il delitto di stalking, in genere, è procedibile a querela della persona offesa, con termine per la sua proposizione di sei mesi (e non tre mesi come per tutti gli altri reati). Si può, però, procedere d’ufficio:

  • quando il fatto è commesso nei confronti di un minore di età oppure di una persona con disabilità;
  • quando il fatto è commesso con un altro delitto per cui si procede d’ufficio;
  • quando il soggetto sia stato ammonito dal questore.

In caso di procedibilità a querela della persona offesa, può chiedere la punizione del colpevole soltanto la vittima del reato e può farlo solo entro specifici limiti di tempo (abbiamo detto per lo stalking entro sei mesi dal fatto). La querela può essere ritirata (giuridicamente si parla di rimessione della querela): se vedo un atteggiamento diverso da parte del mio persecutore, che si è pentito di ciò che ha fatto, e quindi non voglio più che subisca una condanna penale posso ritirare la querela e chiudere tutto.

Viceversa, in caso di procedibilità d’ufficio, anche senza la richiesta della persona offesa, lo stato può procedere autonomamente alla punizione del persecutore. In questo caso non vi è limite temporale: posso denunciare i fatti quando voglio, senza incorrere in decadenze di alcun tipo.

Sia la querela che la denuncia devono essere presentate (in forma orale o scritta) alla autorità giudiziaria che (nel caso in cui sia sporta oralmente) redige un apposito verbale che rilascia in copia.

note

[1] Art. 612 bis cod. pen.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI