HOME Articoli

Le Guide Bonus 80 euro in busta paga, come si calcola?

Le Guide Pubblicato il 8 marzo 2018

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 8 marzo 2018

Quando spetta il bonus Renzi e come si calcola l’importo al quale si ha diritto in busta paga?

Rinunciare al bonus da 80 euro in busta paga, sperando di averne diritto in un’unica soluzione nel modello 730, oppure riceverlo mese per mese, ma col rischio di dover restituire 960 euro tutti insieme?

È questo il dilemma davanti al quale si trovano spesso i lavoratori in merito al bonus Irpef, meglio conosciuto come bonus Renzi, pari a 80 euro al mese, 960 euro annui.

Spesso, specie se il lavoratore stipula brevi rapporti a termine durante l’anno, il bonus da 80 euro in busta paga non viene riconosciuto, in quanto nei calcoli dei cedolini paga viene preso in considerazione il singolo rapporto di lavoro il cui imponibile non supera 8mila euro l’anno. Dato che il bonus, però, spetta in base al reddito complessivo, può capitare che il lavoratore scopra, presentando il 730, di avere diritto al beneficio, in quanto possiede altri redditi.

Altre volte, però, capita che il beneficio spettante sia calcolato in misura maggiore al dovuto, oppure che il bonus sia riconosciuto pur non essendo spettante, perché il reddito complessivo dell’interessato non supera, ad esempio, gli 8mila euro annui oppure supera i 26.600 euro all’anno.

Come verificare, allora, se il bonus da 80 euro spetta oppure no?

Vediamo, in questa breve guida, come si calcola il bonus 80 euro in busta paga e come capire se il proprio reddito imponibile sarà inferiore o superiore alle soglie che danno diritto al beneficio.

A chi spetta il bonus 80 euro?

Il Bonus Irpef non spetta indistintamente a tutti i lavoratori, ma solo a coloro che possiedono redditi da lavoro dipendente ed assimilati, come cococo, borse di studio, disoccupazione ed integrazioni salariali. Sono inclusi anche i dipendenti che prestano lavoro all’estero, se il reddito di lavoro dipendente è determinato in base alle retribuzioni convenzionali.

Sono invece esclusi i lavoratori autonomi, i pensionati e gli imprenditori.

Come si calcola il bonus 80 euro?

Non sempre il bonus Irpef ammonta a 80 euro mensili: pur essendo vero che l’importo di bonus Irpef spettante normalmente è pari a 960 euro annui, suddivisi in rate da 80 euro al mese, in diversi casi può spettare un importo inferiore.

L’importo, infatti, spetta in misura intera se il reddito complessivo è tra gli 8mila ed i 24.600 euro. Se l’importo è superiore ai 24.600 euro, sino ai 26.600 euro, è ridotto in base alla seguente formula:

  • 960 × (26600 – reddito complessivo): 2000.

Ad esempio, se il lavoratore possiede un reddito pari a 25mila euro, il credito spettante è pari a 768 euro. Se il reddito posseduto è pari a 25.900 euro, il bonus spettante sarà invece di soli 336 euro annui: in pratica, più è alto il reddito, più si abbassa il bonus.

Che cosa succede se non si lavora tutto l’anno?

L’importo del bonus deve essere rapportato alle giornate lavorative e alle giornate assimilate: se un dipendente, ad esempio, con un reddito di 20mila euro annui, lavora per un totale di 260 giorni, ha diritto a circa 684 euro di bonus (in quanto l’importo annuo si deve dividere per 365 e moltiplicare per le giornate di lavoro e assimilate, come quelle di disoccupazione indennizzata).

Come capire a quanto ammonterà il reddito dell’anno?

Determinare in via presuntiva il reddito imponibile dell’anno non è semplice, soprattutto per chi ha dei contratti a termine e non ha la certezza di lavorare continuativamente.

Non è semplice neanche per chi ha un rapporto di lavoro continuativo ed è solito prestare spesso lavoro supplementare o straordinario, in quanto la paga mensile può variare notevolmente.

Nella generalità dei casi, per determinare il reddito imponibile annuale, e verificare che superi gli 8mila euro ma non superi i 26.600 euro si deve:

  • prendere come riferimento la retribuzione lorda mensile, o l’imponibile Inps;
  • moltiplicarla per 13 mensilità (o 14, se si ha diritto alla quattordicesima);
  • togliere il 9,19% dal totale (si tratta dell’aliquota Inps a carico del lavoratore nella generalità dei casi, ma può variare a seconda dello specifico rapporto di lavoro);
  • se il risultato è inferiore a 8mila euro o superiore a 26.600 euro, il bonus non spetta;
  • se il risultato è tra 24.600 e 26.600 euro, il bonus spetta in misura ridotta (e deve essere calcolato con la formula precedentemente esposta);
  • se il risultato è tra 8mila euro e 24.600 euro, il bonus spetta in misura intera.

Attenzione, però, le variabili che possono entrare in gioco sono numerose, dal lavoro supplementare ai premi, dal lavoro straordinario alle assenze non retribuite, a ulteriori redditi al di fuori dello stipendio; se non si è certi del reddito futuro, è meglio rinunciare al bonus. Male che vada, sarà restituito in un’unica soluzione nella dichiarazione dei redditi.

Bonus 80 euro nella dichiarazione dei redditi

Vediamo ora che cosa succede quando un lavoratore scopre di aver diritto al bonus nella dichiarazione dei redditi. Prendiamo il caso di Tizio che, durante l’anno 2018, lavora con 2 contratti a termine pari a 182 e 183 giorni, ciascuno dei quali dà luogo alla corresponsione di un imponibile Irpef pari a 7mila euro.

Nessuno dei due datori di lavoro riconosce gli 80 euro mensili, in quanto il reddito presunto per ogni singolo rapporto risulta inferiore alla soglia minima di 8mila euro. Il dipendente non chiede, peraltro, al secondo datore di lavoro di effettuare il conguaglio finale considerando il contratto precedente.

Ipotizzando che Tizio possieda solo i due redditi esposti, possiamo dire che, in sede di presentazione del 730, avrà una bella sorpresa, per quanto riguarda il Bonus Irpef: scoprirà, infatti, di aver diritto a 960 euro in misura intera, in quanto il suo reddito è tra gli 8mila ed i 24.600 euro e le giornate di lavoro a cui rapportare il credito sono 365.

Bonus 80 euro a debito

Può accadere anche il contrario, cioè che il contribuente abbia incamerato durante l’anno un bonus a cui non ha diritto. Questo potrebbe ad esempio accadere se l’interessato percepisce ulteriori redditi rispetto a quelli da lavoro dipendente, come un canone di affitto (anche se soggetto a cedolare secca): qualunque ne sia la causa, se la soglia di reddito sale oltre 26.600 euro ed il datore di lavoro non ha effettuato alcun conguaglio, il dipendente è costretto a restituire gli importi col 730 (o successivamente, con la presentazione del modello Unico).

Rimborso e addebito del bonus nella dichiarazione dei redditi

Se il 730 risulta a credito per il dipendente, gli importi sono restituiti dal datore di lavoro nel cedolino di luglio e sono poi compensati nel modello F24. Se il dipendente non ha sostituto d’imposta, l’importo è erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Se l’importo è a debito, viene trattenuto in più rate (secondo la scelta effettuata dal dipendente nel 730) dal datore di lavoro. Se il dipendente non ha sostituto d’imposta, l’importo deve essere pagato tramite modello F24.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI