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Fallimento: l’usufrutto va indicato?

10 marzo 2018


Fallimento: l’usufrutto va indicato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2018



In qualità di socio di una s.n.c. che è stata dichiarata fallita nel 2010 sono stato dichiarato fallito in pari data. Sono stato invitato dal curatore per redigere il verbale. Alla richiesta da parte del curatore circa le mie proprietà dissi di possedere solo un autocarro. Pur avendo io un usufrutto su un immobile non lo indicai perchè non ne avevo la piena e libera proprietà. È corretta questa mia interpretazione o avrei dovuto dichiarare anche l’usufrutto?

La legge fallimentare individua in modo preciso quali siano i beni non compresi nel fallimento (articolo 46 della legge fallimentare) e fra questi beni non rientra l’usufrutto del fallito su beni immobili.

Questo vuol dire che l’usufrutto immobiliare rientra pienamente tra i beni che vanno compresi nell’attivo fallimentare in quanto nelle attività comprese nella massa fallimentare rientrano non soltanto i beni che siano di proprietà del fallito, ma anche ad esempio i diritti reali (come appunto l’usufrutto) e i diritti di credito (cioè le somme di denaro di proprietà del fallito o i crediti che il fallito vanti nei confronti di terzi).

Si tenga conto che, sempre la legge fallimentare (articolo 87), stabilisce che il curatore, prima di chiudere l’inventario, invita il fallito o, se si tratta di società, gli amministratori a dichiarare se hanno notizia che esistano altre attività da comprendere nell’inventario, avvertendoli delle pene stabilite dall’articolo 220 in caso di falsa o omessa dichiarazione.

E l’articolo 220 della legge fallimentare che ho appena citato stabilisce che il fallito che omette di dichiarare l’esistenza di altri beni da comprendere nell’inventario (inventario che, come detto sopra, il curatore fallimentare è tenuto a preparare) commette reato punito con la reclusione da sei a diciotto mesi; se l’omessa dichiarazione da parte del fallito è avvenuta invece per colpa si applica la reclusione di un anno.

Siccome, però, sono passati ormai otto anni dalla data di apertura del fallimento, si può ipotizzare che anche se il comportamento del lettore fosse stato tale da costituire reato, questo reato è già comunque prescritto essendo decorsi svariati anni dalla data di apertura del fallimento senza che mai l’omissione del lettore gli sia stata mai contestata con l’avvio di un procedimento penale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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