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Prestito personale a un parente: come riavere i soldi indietro

10 marzo 2018


Prestito personale a un parente: come riavere i soldi indietro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2018



Avendo effettuato diversi anni fa un prestito personale a un parente, mediante assegni, nel caso non intenda restituirli come si può procedere? È possibile chiedere anche gli interessi?

Nel momento in cui il lettore prestò una somma di denaro ad un suo parente, fu in realtà concluso tra questi ed il suo parente quello che il codice civile definisce un contratto di mutuo (articoli 1813 e seguenti).

Naturalmente si può parlare di mutuo (cioè di prestito) a condizione che tra il lettore ed il suo parente ci fu l’accordo (anche verbale) che la somma doveva essere restituita (altrimenti se l’accordo sulla restituzione della somma non ci fu, allora non si tratterebbe di mutuo ma di donazione, cioè di un regalo).

Fatta questa premessa, e dato per scontato che ci fu l’intesa tra il lettore ed il suo parente sul fatto che si trattava di un prestito e che la somma doveva essere restituita, allora tenga conto di quanto segue:

– se non fu stabilito tra il lettore ed il suo parente il termine in cui la somma doveva essere restituita, oppure se l’accordo fu che la somma sarebbe stata restituita quando il parente sarebbe stato in grado di restituirla, in tutte e due questi casi per stabilire il termine per ottenere la restituzione del prestito occorre rivolgersi al giudice (così stabilisce l’articolo 1817 del codice civile);

– se non fu stabilito tra il lettore ed il suo parente che il prestito era gratuito, allora il parente è tenuto a corrispondere gli interessi al tasso legale (stabilito dall’articolo 1284 del codice civile) che dal 1° gennaio 2017 è pari allo 0,1% annuo, mentre dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 è stato pari allo 0,2%, dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 è stato pari allo 0,5%, dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2014 è stato pari all’1% annuo, dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2013 era pari al 2,5% annuo, dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2011 era pari all’1,5%, dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 era pari all’1%, dal 1°gennaio 2008 al 31 dicembre 2009 era pari al 3% annuo, dal 1° gennaio 2004 al 31 dicembre 2007 era pari al 2,5%; naturalmente è possibile prevedere un tasso di interessi più elevato di quello legale a condizione che l’accordo sul tasso risulti da atto scritto e che non superi i limiti del tasso d’usura: se però non c’è un accordo scritto per un tasso più alto di quello legale ma non vi è nemmeno un accordo per un prestito senza interessi, allora si applica obbligatoriamente, come sopra detto, il tasso legale;

– il diritto del lettore di ottenere la restituzione della somma prestata si prescrive in dieci anni che partono dal giorno in cui le somme sono state prestate (questo vale sia nel caso di prestito in cui non è stato previsto dalle parti il termine per la restituzione, sia nel caso di prestito in cui le parti non hanno previsto nemmeno la restituzione a rate); ciò significa che il lettore per ottenere la restituzione della somma, se non fu fissata tra lui ed il suo parente la data della restituzione, dovrà richiedere al giudice che sia lui a stabilire la data della restituzione con la procedura stabilita dall’articolo 1817 del codice civile e dovrà iniziare questa procedura entro e non oltre dieci anni dal momento in cui la somma fu prestata dal lettore, altrimenti il suo diritto a recuperare la somma sarà prescritto;

– dopo che il giudice avrà stabilito il termine per la restituzione, il lettore dovrà richiedere per iscritto al suo parente la restituzione dell’importo (con gli interessi, come sopra chiarito) per la data stabilita dal giudice e, se vi sarà rifiuto di restituire la somma, dovrà avviare un’altra azione legale (preceduta da un tentativo obbligatorio di definizione bonaria chiamato “negoziazione assistita” con assistenza di un legale) per ottenere una sentenza che condanni il suo parente a restituirgli l’importo (con conseguente condanna del partente anche alle spese legali del giudizio).

Ovviamente, per poter agire in giudizio (se vi sarà costretto dal rifiuto della restituzione spontanea), il lettore dovrà attentamente valutare di quali prove dispone poiché toccherà a lui dimostrare al giudice:

– di aver prestato quella somma;

– quando l’ha prestata;

– a chi l’ha prestata.

In presenza di queste prove (da fornire, ad esempio, con le tracce degli incassi degli assegni e/o anche con testimoni), il giudizio che il lettore avrà iniziato non potrà che avere esito positivo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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