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Se lo studio del lavoro sbaglia i conteggi e si perde la causa

10 marzo 2018


Se lo studio del lavoro sbaglia i conteggi e si perde la causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2018



Vertenza sindacale contro l’azienda persa in tribunale perché lo studio del lavoro ha sbagliato i conteggi: lo studio risarcisce quantomeno la condanna alle spese processuali?

Tenuto conto delle informazioni fornite dalla lettrice e del fatto che nel quesito non viene chiarito quale sarebbe l’errore compiuto dallo studio di consulenza del lavoro, si può dire quanto segue.

Se esiste la dimostrazione che il processo ha avuto esito negativo esclusivamente a causa dell’errore (come la stessa lo definisce) compiuto dallo studio di consulenza del lavoro (errore del quale l’avvocato sia, da parte sua, effettivamente del tutto esente) allora è chiaro che saremmo di fronte ad un caso di responsabilità professionale.

In questo caso, dopo aver provveduto al pagamento delle spese legali all’avvocato, la parte potrà poi agire contro lo studio di consulenza del lavoro per ottenere la restituzione delle spese legali sopportate invocando la responsabilità professionale del consulente.

Chiaramente, si ripete, chi pretende che vi sia stato un errore professionale dovrà dimostrare:

– che il processo è stato iniziato sulla base di una analisi dei fatti e delle norme (compiuta dal consulente del lavoro) errata e che proprio questa errata analisi (e non altro) è stata la causa che ha provocato l’esito negativo del processo con il rigetto della domanda da parte del giudice.

È bene evidenziare che, ammesso e non concesso che esistano prove certe della responsabilità dello studio di consulenza del lavoro nell’esito negativo del giudizio, occorrerà anche valutare la posizione dell’avvocato e la sua di responsabilità professionale.

In altre parole: è l’avvocato che deve informare la parte, prima di iniziare un giudizio, sui possibili esiti del giudizio stesso, sulle difficoltà del processo e orientare la parte su quale sia la migliore strategia da adottare (e, se necessario, sconsigliare il suo cliente dall’iniziare un processo di cui ritenga probabile l’esito negativo).

Se nel caso specifico, sulla base delle informazioni ricevute dalla studio di consulenza del lavoro e tenuto conto di ogni altro elemento (prove a disposizione, giurisprudenza esistente sulle questioni da trattarsi) l’avvocato era in grado di valutare e prognosticare un possibile esito negativo del processo, allora vi sarebbe anche una responsabilità professionale del legale se, valutato tutto quello che si è evidenziato, risultava, già prima di iniziarlo, assai probabile un esito negativo del giudizio.

Se, cioè, l’ “errore” dello studio di consulenza del lavoro era un errore che anche l’avvocato avrebbe dovuto innanzitutto riconoscere e, quindi, tenere in considerazione per sconsigliare di iniziare la causa, allora è chiaro che c’è anche una responsabilità del legale oltre che quella dello studio di consulenza del lavoro: se così fosse, anche nei confronti dell’avvocato è possibile iniziare una causa per responsabilità professionale, oppure è possibile contestare la sua eventuale richiesta di pagamento delle spese legali.

In conclusione:

– le spese legali spettanti all’avvocato, se l’avvocato non ha alcuna responsabilità sull’esito negativo del giudizio, devono essere pagate dal cliente che, poi, potrà agire contro il consulente se dimostrerà l’errore professionale di quest’ultimo ai fini dell’esito negativo del processo;

– se, invece, esiste (ed è dimostrabile) anche una responsabilità professionale dell’avvocato nell’esito negativo del processo, allora il cliente potrà rifiutarsi di pagargli la parcella e anche agire in giudizio per il risarcimento dei danni causati dal suo errore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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