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Detrazioni Irpef: coniugi in separazione dei beni con diversa residenza

17 marzo 2018


Detrazioni Irpef: coniugi in separazione dei beni con diversa residenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2018



Io e mia moglie siamo sposati in regime di separazione dei beni ed abbiamo una figlia. Io sono nudo proprietario di un immobile dove ho eletto attività di libero professionista e la residenza, mia moglie è proprietaria di altro immobile in un diverso Comune, dove ha eletto residenza unitamente a mia figlia. Ai fini IRPEF mia moglie non percepisce redditi ed è a mio carico insieme a mia figlia. Devo ristrutturare l’immobile di proprietà e residenza di mia moglie e figlia. Posso, a seguito di preventivi e bonifici a me intestati, usufruire delle detrazioni IRPEF? Se si, quali documenti occorre produrre per non incorrere in problemi o contestazioni future? Art. 1-bis, comma 4, del D.P.C.M. 7 maggio 1999 n. 221

Innanzitutto è bene fare una premessa.

La norma indicata dal lettore (cioè l’art. 1- bis comma 4, del D.P.C.M. 7 maggio 1999 n. 221) non è più in vigore.

Tuttavia alla domanda in esame si può ugualmente dare una risposta positiva come di seguito si chiarirà.

La legge di bilancio per il 2018 (cioè la legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 la possibilità di detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute per i lavori indicati all’articolo 16 bis del Testo unico delle imposte sui redditi con un limite massimo di spesa pari a 96.000,00 euro per ciascuna unità immobiliare da detrarsi in dieci rate annuali.

I lavori le cui spese risultano detraibili sono, considerando solo quelli più frequenti, quelli relativi a manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia (quelli concernenti la manutenzione ordinaria sono detraibili solo se eseguiti su parti comuni condominiali).

Fatta questa necessaria premessa, e venendo al quesito, occorre dire che:

– la detrazione di cui si sta discutendo spetta anche al familiare (cioè al coniuge, al componente dell’unione civile, al parente entro il terzo grado e all’affine entro il secondo grado) che sia convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento purché sostenga la spesa e sia intestatario di bonifici e fatture;

– l’Agenzia delle Entrate (con circolare n. 24/E del 10 giugno 2004, punto 1.10) ha chiarito testualmente, sempre con riferimento alla detrazione spettante al familiare convivente, che:

“Come già chiarito con la risoluzione n. 184 del 12 giugno 2002, perché il convivente possa beneficiare della detrazione non è necessario che l’immobile oggetto degli interventi di ristrutturazione costituisca l’abitazione principale dell’intestatario dell’immobile e del familiare convivente, ma è necessario che i lavori siano effettuati su uno degli immobili in cui di fatto si esplica la convivenza” e ciò vuol dire che non è indispensabile che chi sostiene la spesa (il lettore nel caso specifico) e il familiare convivente, proprietario dell’immobile su cui avviene la ristrutturazione, abbiano la residenza anagrafica in quello stesso immobile perché ciò che conta è che la convivenza si esplichi di fatto nell’immobile su cui i lavori sono effettuati ma da prima che i lavori siano avviati;

– i documenti che il contribuente deve ottenere e poi conservare per poter fruire della detrazione e superare eventuali contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate sono i seguenti:

a) domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora accatastato);

b) ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici – Imu), se dovuta;

c) delibera assembleare di approvazione dei lavori e tabella millesimale (per i lavori da effettuarsi su parti comuni

condominiali);

d) dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario se gli interventi sono eseguiti dal detentore dell’immobile, ma solo nel caso in cui il detentore non sia un familiare convivente;

e) autorizzazioni amministrative rilasciaste dalla competente autorità se necessarie con riferimento al tipo di lavori da realizzare oppure, se non è necessaria alcuna autorizzazione amministrativa, dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che i lavori realizzati rientrano tra quelli agevolabili (l’autorizzazione amministrativa, se necessaria, può anche essere rilasciata a nome del proprietario e non di chi richiederla detrazione);

f) comunicazione alla Asl competente per territorio (con raccomandata a.r.) nel caso in cui lo prevedano le normative sulle condizioni di sicurezza nei cantieri di lavoro;

g) copie dei bonifici bancari o postali (anche online) con i quali devono necessariamente essere eseguiti i pagamenti alla

ditta esecutrice dei lavori (nel bonifico vanno indicati: la causale del versamento con riferimento alla norma e cioè all’articolo 16 bis del dpr n. 917/1986, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o partita iva del beneficiario del pagamento cioè di chi esegue i lavori);

h) altre fatture o ricevute fiscali relative alle spese sostenute per realizzare i lavori di ristrutturazione intestate sempre a chi fruisce della detrazione.

Per quello che riguarda la dimostrazione della convivenza, nell’immobile da ristrutturare, tra la persona che richiede la detrazione e il proprietario dell’immobile su cui si eseguono i lavori, essa può essere fornita con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ma è consigliabile premunirsi di documentazione idonea a dimostrare che nell’immobile da ristrutturare la convivenza sussista effettivamente e questo allo scopo di superare eventuali richieste di documentazione e/o contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate (contestazioni che potrebbero portare anche alla

notifica di un avviso di accertamento).

Dopo aver ribadito che non è necessario che chi chiede la detrazione ed il proprietario dell’immobile abbiano entrambi la propria residenza anagrafica nell’immobile da ristrutturare, si elenca di seguito la documentazione che, a titolo d’esempio, può essere idonea a dimostrare la convivenza di fatto nell’immobile da ristrutturare (a condizione che sia risalente a periodo precedente rispetto alla data di avvio dei lavori) nel caso in cui l’Agenzia delle entrate richieda al lettore di dimostrare la convivenza di fatto in quell’immobile:

– almeno un contratto di fornitura di una utenza intestato a nome del lettore (gas, o energia elettrica o acqua);

– contratto di abbonamento intestato al lettore ad una rivista, ad un periodico o a un quotidiano con indirizzo di recapito nell’immobile da ristrutturare;

– polizza assicurativa di autovettura di proprietà del lettore con indicazione del domicilio nell’immobile da ristrutturare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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