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Lo sai che? Spa e debiti sociali: chi paga il mutuo in caso di recesso dei soci?

Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2018

In una spa (villaggio turistico) con debiti a lungo termine a bilancio (mutuo regolarmente deliberato) se un socio o più soci recedessero (cosa che sta realmente accadendo) avvalendosi del termine della durata sociale al 2.999, è corretto che le rate mancanti del mutuo vengano onorate solo dai soci che rimangono nella spa senza che quelli che recedono (e di fatto lasciano tali azioni alla società e non a un nuovo socio acquirente che rileva i relativi debiti) si facciano carico della quota di debito che essi stessi hanno contribuito a deliberare? 

Per regola generale (art. 2325 cod. civ.) una società per azioni risponde dei debiti sociali esclusivamente con il proprio patrimonio rimanendo dunque i singoli soci estranei alle obbligazioni contratte da quest’ultima. Il rischio assunto da ciascun socio infatti si limita al solo capitale investito rimanendo quindi il suo patrimonio personale al riparo da eventuali richieste di pagamento dei creditori della società.

Per tale ragione, nel caso concreto, nessuno dei soci (nemmeno quelli che rimangono in società) risponderà del debito derivante dalla stipulazione del mutuo essendo stato contratto quest’ultimo solo dalla società. Ciò a meno che non vi siano delle garanzie personali (ad es. delle fideiussioni) rilasciate alla banca da uno o più soci: in tal caso, il recesso non determinerebbe il venir meno della garanzia e quindi l’ex socio continuerebbe a rispondere del debito.

Un ulteriore approfondimento non è possibile allo stato svolgere. Dalla lettura della richiesta infatti sembra emergere la preoccupazione che una parte dei soci (oggi in uscita dalla società) e che, in epoca precedente, ha contribuito col proprio voto determinante in consiglio di amministrazione all’assunzione dell’obbligazione derivante dalla stipulazione del mutuo possa essere oggi chiamata a rispondere, quantomeno in parte, di quest’operazione societaria.

Se questo fosse il quesito che si cela dietro la domanda posta nella richiesta di consulenza, la risposta dovrebbe essere maggiormente ponderata alla luce dell’esame delle circostanze concrete che hanno portato il consiglio di amministrazione a deliberare quel finanziamento.

La legge infatti consente all’assemblea, ai soci e ai creditori della società di intraprendere un’azione di responsabilità contro gli amministratori (artt. 2392 e ss. cod. civ.) ma quest’azione presuppone uno specifico danno che deve essere provato in un eventuale giudizio tanto nel suo ammontare quanto nella sua riconducibilità alla condotta tenuta dagli amministratori. Quest’ultima perciò dovrà essere specificamente vagliata alla luce di tutte le circostanze concrete ritenute alla base del danno verificatosi a carico della società e comporta un tipo di valutazione, allo stato esclusivamente presuntiva, di difficile quantificazione alla data odierna.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Enrico Braiato


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