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Lo sai che? Bolletta gas e luce con consumi errati: come contestare

Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2018

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Fatture sbagliate ed esorbitanti: tra conguagli e bollette ordinarie per consumi stimati e non verificati dal contatore, ecco le mosse dell’utente per difendersi.

È tutt’altro che infrequente ricevere bollette di conguaglio per luce, acqua o gas con importi esorbitanti (a volte anche di diverse migliaia di euro) per consumi mai effettuati. Ciò capita spesso in occasione della sostituzione del contatore o all’esito di lunghi periodi di fornitura durante i quali le fatture vengono calcolate in base ai consumi stimati (non, invece, tramite autolettura o verifica, in loco, da parte del delegato della società fornitrice, dei dati mostrati dal contatore). In questi casi l’utente si trova tra l’incudine e il martello: tra la richiesta cioè di pagare cifre sproporzionate e non dovute e la minaccia di un distacco della fornitura (che, a volte, può procurare danni ingenti come nel caso di chi ha un congelatore pieno di carne e pesce). Difendersi in tali situazioni può sembrare impossibile: i call center, sbrigativamente, rimandano le contestazioni al mittente sostenendo «che tutto è in regola», mentre le risposte scritte fornite dalle società erogatrici risultano spesso incomprensibili, elencando una lunga serie di dati di difficile decifrazione. Trattandosi di un problema comune, in questo articolo vogliamo spiegare appunto come contestare la bolletta del gas e della luce con consumi errati. Il discorso può essere esteso anche alle bollette dell’acqua che seguono i medesimi principi.

Che valore ha la bolletta?

Quando l’utente firma un contratto di fornitura della luce, dell’energia elettrica o del gas accetta che gli importi da corrispondere mensilmente gli vengano indicati con la bolletta, la quale pertanto si presume corretta, ossia indicante il dato effettivo e reale dei consumi. Ciò però non significa non poterla contestare; per farlo tuttavia l’utente deve dimostrare irregolarità nella lettura dei dati o nel funzionamento del contatore. Trattandosi però di prove di difficile raggiungimento per il consumatore, il quale non dispone di strumentazione tecnica atta a contestare la rilevazione dei consumi fatta dal contatore, secondo la giurisprudenza la prova della non correttezza della bolletta può essere fornita in qualsiasi modo, anche tramite «presunzioni» ossia indizi. Ad esempio, il fatto che una casa sia disabitata per tutto l’anno (si pensi alla residenza estiva) porta a ritenere che una bolletta esorbitante sia illegittima.

Come contestare la bolletta?

Abbiamo detto che la bolletta si presume veritiera. Ma trattandosi pur sempre di un atto unilaterale di natura contabile emesso dal fornitore che è interessato ovviamente a ottenere il pagamento dei consumi, se i dati che giustificano l’emissione di tale documento fiscale divergono rispetto ai dati reali ed effettivi si può sempre procedere alla loro rettifica [1]. In parole povere, l’utente può sempre contestare i dati contenuti nella bolletta così superando la presunzione di veridicità della stessa. Egli può dimostrare che il consumo è inferiore rispetto a quello indicato in fattura. Ciò può avvenire tramite il confronto con le precedenti bollette che non hanno mai evidenziato consumi anomali, con la prova della destinazione dell’immobile (difficilmente un’utenza domestica può arrivare a consumare migliaia di euro di energia elettrica) e dell’utilizzo effettivo della fornitura (prova che può essere fornita anche tramite testimoni). Insomma, se anche è vero che spetta al consumatore opporsi e contestare i dati della bolletta e del contatore, è anche vero che questa prova può essere raggiunta facilmente, in qualsiasi modo.

A questo punto spetterà alla società fornitrice la prova contraria, ossia dimostrare che invece le contabilizzazioni sono corrette [2], considerato che l’utente non ha alcun mezzo per misurare e quantificare il pregresso consumo e la piena conformità della fattura emessa rispetto al contatore. E qui sta l’inghippo. Difatti le società fornitrici procedono alla verifica dei consumi tramite l’autolettura dell’utente e, se questi non vi provvede, tramite i consumi stimati (ossia sulla base del presumibile utilizzo dell’utenza) salvo, dopo un certo lasso di tempo, procedere al conguaglio. Tuttavia, dice la giurisprudenza, non si può procedere al conguaglio se la società fornitrice non invia un proprio delegato ad effettuare l’effettiva lettura del contatore almeno una volta all’anno. In assenza di tale adempimento, se il conguaglio dovesse misurare importi esorbitanti, la bolletta sarebbe illegittima.

Tutto ciò è stato confermato dalla giurisprudenza [3] secondo cui la comunicazione dei consumi è un mero onere gravante sull’utente, il cui inadempimento determina come effetto esclusivamente la necessità di pagare l’eventuale conguaglio in caso di rilevamento di consumi superiori rispetto a quelli preventivati; dunque in sostanza il consumo effettivo può essere rilevato solo ed esclusivamente attraverso la lettura del contatore.

Se il contatore viene sostituito

Abbiamo detto in apertura che spesso le bollette esorbitanti vengono emesse proprio in occasione della sostituzione dei contatori. A riguardo l’Autorità Garante per l’energia ha raccomandato una specifica procedura per garantire il contraddittorio tra l’utente e la società fornitrice all’atto delle operazioni di sostituzione e la perfetta contabilizzazione dei consumi già calcolati dalla vecchia macchina. In particolare una deliberazione del 1999 [4] stabilisce che la sostituzione del contatore può avvenire solo con il consenso scritto del cliente, che dopo aver preso visione dei consumi registrati al momento della sua sostituzione, li sottoscrive. Per garantire una tutela effettiva della corretta fatturazione dei consumi è necessario quindi cristallizzare i dati rilevati dal contatore al momento della sua sostituzione, in quanto in un momento successivo lo strumento potrebbe essere manipolato o danneggiato durante il trasporto non consentendo più una verifica attendibile dei consumi. Il che significa che se tale procedura non viene rispettata l’eventuale bolletta successiva potrebbe essere annullata.

Come contestare la bolletta 

Il distacco della luce non può mai avvenire repentinamente ma è prima necessaria una diffida scritta con raccomandata a.r. e un graduale depotenziamento dell’energia fornita. In ogni caso l’utente può sollevare una contestazione inviando alla società una posta elettronica certificata: l’avvio di una procedura di contestazione impedisce il distacco della fornitura. In caso di mancata risposta o di risposta insoddisfacente l’utente può attivare un tentativo di conciliazione presso l’Autorità Garante (Arera) che ormai si fa anche online.

note

[1] Cass. sent. n. 947/1986; Cass. sent. n. 9889/1991.

[2] Cass. sent. n. 17041/2002.

[3] Gdp Agrigento, sent. n. 163/2014.

[4] Autorità Garante per l’energia, all’art. 11 della deliberazione del 28/12/1999.


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