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Lo sai che? Parcella avvocato più alta di quella fatta dal giudice: valida?

Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2018

L’avvocato può chiedere un onorario con importi maggiori a quelli liquidati dal giudice all’esito della causa.

Hai vinto una causa e ora ti tocca pagare l’avvocato. Hai però letto sulla sentenza che il giudice ha condannato l’avversario a pagare le spese processuali; confortato da ciò, fai presente al tuo difensore di non dovergli nulla perché sarà la controparte a remunerarlo. Lui però sostiene che l’importo liquidato dal tribunale è più basso rispetto a quello che gli spetta e pertanto vuole da te la differenza. Una differenza di qualche migliaio di euro che ti sembra ingiusto pagare. Ma lui ti minaccia di andare in causa per ottenere le sue competenze. Chi dei due ha ragione? È valida la parcella dell’avvocato più alta di quella fatta dal giudice? Di tanto si è occupata la Cassazione in una recente sentenza [1].

Qual è la parcella giusta dell’avvocato?

La legge stabilisce che l’avvocato, dopo il conferimento dell’incarico, deve presentare un preventivo scritto al proprio assistito, che questi è tenuto ad accettare in modo espresso (anche oralmente). Tale preventivo può variare nel corso della causa se sopraggiungono circostanze impreviste che abbiano comportato un aggravio di costi o di impegno professionale (si pensi al caso in cui una persona citi un’altra e questa, a sua volta, ne citi in garanzia altre tre, complicando la difesa).

La parcella dell’avvocato è rimessa alla libera trattativa tra le parti: non esistono più minimi, né massimi. È anche possibile concordare un compenso solo se la causa avrà esito positivo. È invece vietato concordare un compenso in percentuale ai soldi che si ricaveranno dal giudizio (cosiddetto «patto di quota lite»).

Se tuttavia avvocato e cliente non dovessero concordare in anticipo un compenso per la prestazione (come spesso succede quando vi sono rapporti pregressi o di amicizia) e all’esito del giudizio dovessero sorgere contestazioni in merito alla parcella, sarà il giudice a determinare il compenso da versare al professionista. Lo farà tenendo conto di un decreto ministeriale del 2014. Sul punto leggi Quanto costa fare causa a qualcuno.

Che succede se una persona vince una causa?

La regola vuole che chi perde la causa paghi le spese del giudizio al suo avversario, comprese le tasse, gli eventuali consulenti tecnici nominati dal giudice e l’onorario del suo avvocato. È la cosiddetta condanna alle spese processuali. Quando il giudice dà ragione in parte ad entrambi i contendenti o quando la questione giuridica è nuova, il magistrato può compensare le spese tra i due litiganti.

In caso di condanna alle spese, il giudice, non potendo entrare nella trattativa inizialmente fatta tra avvocato e cliente per la parcella da pagare al primo, dovrà liquidare l’importo sulla base di propri criteri, che sono appunto quelli del decreto ministeriale del 2014. Spesso tali importi sono inferiori rispetto a quelli praticati dagli avvocati e nulla vieta a questi di chiedere somme superiori al Dm 2014, visto che – come detto – non esistono più parcelle prestabilite per legge.

Questo significa che l’avvocato può discostarsi dalla liquidazione delle spese operata dal giudice e pretendere un importo superiore.

Cosa succede se l’avvocato chiede una parcella superiore a quella liquidata dal giudice?

La sentenza della Cassazione analizza proprio questa ipotesi e chiarisce: il cliente è tenuto al pagamento indipendentemente dalla decisione del giudice sulle spese giudiziali. L’onorario che l’avvocato può chiedere al cliente è svincolato dalla cifra liquidata dal giudice con la condanna alle spese. Il procedimento, infatti, è regolato da criteri legali diversi e può essere proposto esclusivamente nei confronti del proprio assistito. Con la conseguenza che, se il cliente non paga le ulteriori somme richiestegli, può subire un decreto ingiuntivo o essere citato in un giudizio per il recupero degli onorari professionali.

Che fare se la parcella dell’avvocato è sproporzionata

Il fatto che vi sia ormai la libera trattativa tra avvocato e cliente non autorizza il primo a chiedere importi sproporzionati rispetto all’effettivo impegno prestato e all’utilità prodotta al proprio cliente. A dirlo è il Consiglio Nazionale Forense che, con una decisione di qualche anno fa [2], ha ritenuto responsabile dal punto di vista deontologico il legale che chiede al cliente compensi spropositati rispetto all’attività svolta, anche qualora detti compensi siano stati precedentemente concordati tra le parti. In questo caso, il cliente potrà “denunciare” l’avvocato al consiglio dell’ordine: la sanzione è meramente disciplinare e non incide sulla parcella anche se, nella pratica, il legale potrebbe mutare opinione e tornare a più miti condizioni.

note

[1] Cass. ord. n. 5224/2018.

[2] Cnf sent. n. 181 del 12.12.2014.


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1 Commento

  1. miero rivolto ad unavvocato per una separazione, sitrovammo daccordo sulla spesa che dovevo versargli a uncerto punto mi accorzi che mi metteva dimezzo con firma falza si autorizzo daccordo con lavvocato dellaltra parte di una causa di usocopione nonostante il mio diniego, essendomi informato da un notaio dove mi assigurò che non avrei rischiato nulla,al quel punto lofeci richiamare dal presidente dellordine degli avvocati di lucca, quando lo seppe mi telefonò e mi disse telafarò pagare,mia fatto due pignoramenti, la prima causa, presente il mio avvocato scena muta, dissi due parole io, ma nonè un mio diritto potermi difendermi, mi gridarono silenzio e li fini la prima causa,seconda causa il mio avvocato non si presenta io sono in aula aspetto che il giudice chiami, a uncerto punto vedo che sulla scrivania del giudice ce solo un fascicolo miavvicino e gli chiedo se è la causa simoni micheli mi risponde gia fatta, ma come,èro qua non a chiamato,ricerco il fascicolo ciscrisse qualcasa appenna e li fini il secondo pignoramento,è dal 12,4,2014 che mi trattiene1109 euri ogni tre mesi più un quinto della penzione di circa 1200 euro menzili,più 3000 euro dati da me e o le ricevute non fiscali, era laccordo preso per la causa che doveva tirare avanti e nulla a fatto solo ricatto.posso sapere a cosa vado incontro? grazie..
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