Reddito di cittadinanza e Rei

9 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2018



Reddito d’inclusione e nuovo reddito di cittadinanza: quali differenze?

Da meno di 190 euro mensili a 780 euro: è questo l’incremento del sussidio contro la povertà che un cittadino avrebbe nel caso in cui sia approvato il nuovo reddito di cittadinanza. Un passo in avanti davvero notevole rispetto al sussidio attuale, considerando che i requisiti per aver accesso al nuovo reddito di cittadinanza sarebbero molto meno stringenti di quelli richiesti per il Rei, in quanto avrebbero diritto all’integrazione tutti coloro che hanno un reddito inferiore a 780 euro mensili. Tuttavia, le risorse economiche a copertura di un intervento di simile portata non sarebbero facilmente reperibili.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono, in base alla proposta delineata nel programma elettorale, le differenze tra reddito di cittadinanza e Rei.

Come funziona il Rei

L’attuale reddito d’inclusione Rei è un assegno mensile che può arrivare sino a 539 euro e può essere erogato sino a 18 mesi, destinato alle famiglie con figli minori o inabili, donne in gravidanza o disoccupati over 55; dal luglio 2018 sarà concesso a tutti i nuclei familiari più bisognosi, a prescindere dalla loro composizione.

Il Rei è erogato attraverso una carta acquisti, la Carta Rei: come la vecchia Social Card, la Carta Rei sarà emessa da Poste Italiane, consentirà l’acquisto dei generi di prima necessità e il pagamento delle utenze. Inoltre, offre la possibilità di prelevare contanti sino alla metà dell’importo mensile riconosciuto. La carta Rei dà inoltre diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate e a delle riduzioni nella fornitura di energia elettrica e gas.

Nel dettaglio, se la famiglia ha:

  • un solo componente, il Rei è pari a 187,5 euro mensili;
  • 2 componenti, 294,4 euro mensili;
  • 3 componenti, 382,5 euro mensili;
  • 4 componenti, 461,3 euro mensili;
  • 5 o più componenti, 539 euro mensili.

Come funzionerà il reddito di cittadinanza

Il nuovo reddito di cittadinanza sarà una prestazione economica accreditata a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà.

È considerato al di sotto della soglia di povertà ai fini del reddito di cittadinanza chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili, in caso di nucleo familiare con un solo componente.

Ad esempio, per una famiglia di tre persone, con genitori disoccupati a reddito zero e figlio maggiorenne a carico, il reddito di cittadinanza del nucleo sarà pari a 1560 euro al mese. Per una coppia di pensionati con pensioni minime da 400 euro ciascuno, il reddito di cittadinanza sarà pari ad altri 370 euro per la coppia, come integrazione al reddito.

Il reddito, che dovrebbe interessare una platea di 9 milioni di italiani, sarà esente da tasse, ed esente anche da pignoramenti.

Chi ha diritto al Rei

Il Rei spetta alle famiglie:

  • il cui indice Isee, cioè l’indicatore della situazione economica della famiglia (si tratta, in parole semplici, di un indice che “misura la ricchezza” della famiglia), non supera 6mila euro; può essere utilizzato anche l’Isee corrente;
  • il cui indicatore Isre non supera i 3mila euro;
  • con figli minori o inabili, donne in gravidanza o disoccupati over 55 (nel caso in cui vi sia un componente disabile, perché il Rei spetti è necessaria la presenza di un genitore o di un tutore);
  • con un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;
  • con un patrimonio mobiliare massimo tra i 6mila e i 10mila euro a seconda del numero dei componenti del nucleo;
  • senza imbarcazioni da diporto o navi;
  • senza, auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili.

Chi richiede il Rei deve essere:

  • cittadino italiano;
  • in alternativa, cittadino dell’Unione Europea, o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • deve poi risiedere in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Chi avrà diritto al reddito di cittadinanza

Potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • essere in stato di disoccupazione o inoccupati;
  • percepire un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili.

Rei per chi lavora

Si considera in stato di disoccupazione anche chi possiede un reddito da lavoro dipendente o autonomo rispettivamente pari a un massimo di 8mila euro o 4.800 euro su base annua.

Il Rei è dunque compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, purché non si superi il limite Isee di 6mila euro annui. Bisogna comunque comunicare lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti del nucleo, attraverso l’apposito modulo Rei- Com (anche contestualmente alla presentazione della domanda: il Rei Com si trova in una sezione della domanda stessa).

Non è invece possibile ricevere assieme al Rei la Naspi o altre forme di ammortizzatori sociali per la disoccupazione.

Reddito di cittadinanza per chi lavora

Anche il nuovo sussidio sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Rei per chi percepisce prestazioni di assistenza

Se un componente del nucleo, o più componenti, fruiscono di altri trattamenti assistenziali, esclusi quelli non sottoposti alla prova dei mezzi, il valore mensile del Rei è ridotto in corrispondenza al valore mensile di queste prestazioni. Se le prestazioni sono versate con periodicità diversa da quella mensile, il loro ammontare viene calcolato rapportandolo al numero di mesi cui lo stesso si riferisce.

Nel caso, invece, di prestazioni in un’unica soluzione, queste sono considerate in ciascuno dei dodici mesi successivi all’erogazione per un dodicesimo del loro valore.

Non sono comprese nel valore mensile dei trattamenti assistenziali che incidono sull’importo del Rei:

  • le erogazioni riferite al pagamento di arretrati;
  • le indennità per i tirocini finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione;
  • le specifiche misure di sostegno economico, aggiuntive al beneficio economico del Rei, individuate nell’ambito del progetto personalizzato a valere su risorse del comune o dell’ambito territoriale;
  • le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi, nonché eventuali esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi;
  • le erogazioni a fronte di rendicontazione di spese sostenute ovvero le erogazioni in forma di buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi.

Reddito di cittadinanza per chi percepisce prestazioni di assistenza

Anche il valore mensile del reddito di cittadinanza, come il Rei, sarà ridotto in corrispondenza al valore mensile di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili per ogni familiare del nucleo.

Ricerca di lavoro per il diritto al reddito

L’attuale reddito d’inclusione può essere riconosciuto soltanto alle famiglie che aderiscono a un programma d’inclusione sociale e lavorativa: in pratica, i componenti del nucleo familiare si devono impegnare attivamente per conseguire una qualifica e trovare un impiego, secondo il progetto che verrà appositamente predisposto per loro, pena la revoca del Rei.

Nello specifico, per ottenere il Rei l’intera famiglia deve partecipare a un programma di inclusione attiva: deve, cioè, aderire a un progetto che prevede la formazione, la riqualificazione e la ricerca attiva di lavoro di tutti i componenti del nucleo

Firmando il progetto d’inclusione, tutti i membri della famiglia beneficiaria del Rei si impegnano a svolgere le seguenti attività:

  • presentarsi alle convocazioni dei servizi sociali del Comune responsabili del progetto;
  • cercare attivamente lavoro;
  • aderire a iniziative per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro;
  • aderire a iniziative di carattere formativo o ad altre iniziative di politiche attive o di attivazione;
  • accettare le offerte di lavoro congrue;
  • assicurare la frequenza e l’impegno scolastico (se minori di 18 anni);
  • mettere in atto comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute.

In caso di ripetuti comportamenti inconciliabili con gli obiettivi del progetto da parte dei componenti della famiglia beneficiaria, il Rei può essere ridotto o revocato.

Anche per quanto riguarda il diritto al reddito di cittadinanza sarà necessaria la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro, sarà infatti obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato):

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito.

Come fare domanda per il Rei

Il Rei può essere attualmente richiesto presso il proprio comune di residenza e presso i punti per l’accesso al Rei, identificati dai comuni.

Per presentare la domanda deve essere utilizzato l’apposito modello predisposto dall’Inps [1], disponibile anche sul sito dell’Inps e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Il nucleo familiare, all’atto della domanda, deve essere in possesso di una dichiarazione Isee in corso di validità.

I comuni, ricevuta la domanda, devono comunicare all’Inps, entro 15 giorni lavorativi, attraverso le modalità telematiche predisposte dall’Istituto, le informazioni contenute nel modulo di domanda (le comunicazioni avvengono secondo l’ordine cronologico di presentazione).

I comuni devono poi verificare i requisiti di residenza e di soggiorno, comunicandone l’esito non oltre 15 giorni lavorativi dalla richiesta del Rei, e, in caso di componente del nucleo in condizione di gravidanza accertata, la documentazione medica, rilasciata da una struttura pubblica, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto.

L’Inps, a sua volta, verifica, entro 5 giorni lavorativi dalla trasmissione della domanda, il possesso dei requisiti per l’accesso al Rei, sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate.

In caso di esito positivo delle verifiche di competenza dei comuni e degli ambiti territoriali, nonché delle verifiche effettuate dall’Istituto, il Rei è riconosciuto dall’Inps condizionatamente alla sottoscrizione del progetto personalizzato, o del patto di servizio o del programma di ricerca intensiva di occupazione. Il riconoscimento condizionato del beneficio è comunicato dall’Inps agli ambiti territoriali e ai comuni interessati entro il termine di 5 giorni dalla comunicazione delle informazioni contenute nel modulo di domanda di Rei da parte dei Comuni o degli ambiti territoriali.

Successivamente, l’Inps dispone il versamento del beneficio, che decorre dal mese successivo alla presentazione della domanda ed avviene a cadenza mensile.

Domanda per il reddito di cittadinanza

Non è invece attualmente possibile fare domanda per il reddito di cittadinanza, in quanto si tratta soltanto di una proposta, le cui eventuali tempistiche non sono conosciute.

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2 Commenti

  1. ho concluso la naspi il 07/02/2018 il pagamento e stato fatto il 01/03/2018 l’inps dice che per fare domanda del rei devono passare 90 giorni vorrei sapere se questo e vero e da quale data partono i 90 giorni febbraio o marzo grazie carmelo

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