Diritto e Fisco | Editoriale

Come regolarizzare soldi in contanti

11 Marzo 2018


Come regolarizzare soldi in contanti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Marzo 2018



Tecniche per utilizzare il denaro contante senza rischiare accertamenti fiscali in caso di deposito sul conto corrente bancario.

Regolarizzare i soldi in contanti potrebbe sembrare sinonimo di «riciclo di denaro sporco» e quindi reato. Ma non sempre è così. C’è chi, ad esempio, ha disponibilità di contanti perché gli sono stati regalati dai parenti ed amici per qualche occasione importante e chi invece li ha vinti a un tavolo da gioco tra amici; c’è chi ha fatto delle scommesse e chi è riuscito a realizzare dei piccoli utili da una colletta. Insomma avere del cash non vuol dire per forza essere evasori, trafficanti o criminali di altra specie. Il problema però sorge quando si pensa a dove mettere o depositare tali soldi senza avere problemi fiscali. Questo perché una legge [1] consente all’Agenzia delle Entrate, in presenza di versamenti sul conto corrente, di presumere che si tratti di incassi (compensi) da indicare quindi nella dichiarazione dei redditi. Per cui, se il contribuente non è in grado di giustificare, con documenti scritti, da dove ha preso il denaro subisce un accertamento: vengono cioè applicate le tasse e le sanzioni su tali somme (anche se sono esenti come nel caso delle donazioni). In pratica il meccanismo consente sì al cittadino di fornire la prova contraria, ma se non riesce a dimostrare la provenienza (lecita) del denaro viene tassato. Ecco perché anche chi è in buona fede e ha le carte in regola può giustamente porsi il problema di come regolarizzare i soldi in contanti. Ecco quindi alcuni chiarimenti.

Chi rischia di più un accertamento fiscale?

Se un tempo le indagini fiscali si concentravano prevalentemente su professionisti e imprenditori, oggi le cose non stanno più così. Come ha detto la Cassazione qualche mese fa, la presunzione relativa alla disponibilità di maggior reddito, desumibile dai versamenti sul conto corrente non giustificati, non può addebitarsi solo a titolari di reddito di impresa o di lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti [2]. Quindi il problema di regolarizzare i soldi contanti è di tutti e non solo di determinate categorie di contribuenti. Anche un giovane studente, che versi sul proprio conto diverse centinaia di euro provenentigli da e-commerce o dagli introiti pubblicitari fatti con la pubblicità sul proprio sito è soggetto ad accertamento. Lo è altresì il lavoratore dipendente, con reddito fisso, ma che, titolare di una seconda casa, l’affitti in nero e poi versi i canoni di locazione in banca.

Se verso i contanti sul conto rischio un accertamento?

Se tu chiedi al tuo medico se una sola sigaretta al giorno ti fa male cosa speri che ti dica? Nei rapporti col fisco potremmo usare lo stesso metro. In teoria, anche poche centinaia di euro possono allertare l’Agenzia delle Entrate che potrebbe chiedere chiarimenti. Oggi peraltro i controlli sono ancora più semplici visto che il fisco accede ai dati bancari e postali di ognuno di noi grazie all’Anagrafe dei rapporto finanziari, che rivela non solo la giacenza sui conti ma anche le movimentazioni. Tuttavia è chiaro che il rischio è tanto più elevato quanto maggiore è la somma; cosa che del resto comporta anche un aumento di sanzioni.

Questo non vuol dire tenere i soldi sotto il mattone o in tutti gli altri posti che abbiamo suggerito in Dove nascondere i contanti. Intanto c’è sempre la possibilità di utilizzare una cassetta di sicurezza.  Attenzione però: ogni cassetta viene assicurata per un massimale. In caso di furto, la banca non risarcisce oltre tale limite. Ma per essere più sicuri, la cosa migliore è conservare la prova scritta della provenienza del denaro. Ad esempio, se si tratta di una donazione sarà bene regolarizzare il passaggio del denaro con un atto registrato all’Agenzia delle Entrate (e quindi con data certa), tenendo comunque conto che per somme superiori a 3mila euro si può solo procedere con bonifico bancario o assegno non trasferibile. Sicuramente dorme sonni tranquilli chi si fa versare il denaro con bonifico o con assegno. In ogni caso, come abbiamo detto, per piccoli importi non c’è ragione di temere. Peraltro se i soldi provengono da parenti conviventi questi si presumono come normali contributi derivanti dalla solidarietà familiare. Insomma, è bene essere prudenti, ma neanche maniaci.

Altri modi per regolarizzare i soldi in contanti

La tecnica di chi ricicla denaro sporco è fare investimenti poiché, di solito, in questi casi viene più difficilmente richiesta la prova della provenienza del denaro. Si pensi alle quote di costituzione di una società. Quando le somme contanti sono abbastanza rilevanti si può aprire una società e fare un versamento in favore della persona giuridica a titolo di finanziamento soci. Questa però è una forma di elusione fiscale che potrebbe creare problemi.

Posso fare acquisti col denaro contante?

Visto che i soldi ci sono per essere spesi, la forma migliore per regolarizzare i contanti è spenderli. Ma attenzione: sempre meglio fare acquisti per i quali viene emesso lo scontrino e non la fattura. La fattura infatti, richiedendo il codice fiscale dell’acquirente, finisce nei database dell’Agenzia delle Entrate e potrebbe far scattare il redditometro (si pensi all’acquisto di un’auto o di una polizza assicurativa particolarmente costosa). Invece lo scontrino è anonimo e garantisce totale “copertura”. Peraltro con lo scontrino si ha la garanzia del produttore per due anni (in quanto si interviene nella vendita come consumatori e non come professionisti) mentre con la fattura è di un solo anno.

note

[1] Art. 32 co. 1 n. 2 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600.

[2] Cass. sent. n. 2432/2017.


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