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Lo sai che? Stato di necessità come scusante

Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2018

Cause di giustificazione: tra reati, multe e illeciti amministrativi ecco tutti i casi in cui non ci sono sanzioni per non aver avuto altre possibilità di agire in un determinato modo.

«L’ho fatto perché costretto dalla necessità». Quante volte abbiamo detto o sentito dire questa frase a giustificazione di un copertamente di per sé poco corretto o dannoso per altri. Il punto però è definire quando una persona si può davvero dire “costretta” dalle necessità e quando invece ha avuto un margine, sia pur minimo, di scelta. Proprio per mettere i puntini sulle “i”, la legge ha tentato di definire il concetto di stato di necessità come scusante sia per i reati che per gli illeciti amministrativi. In presenza di determinati presupposti, il responsabile di un comportamento illecito non può essere punito. Ma quando c’è stato di necessità? Cerchiamo di capirlo in questa breve e pratica guida.

Cos’è lo stato di necessità

Il codice penale stabilisce cos’è lo stato di necessità che rende scusabile un reato: non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo [1].

Lo stesso concetto viene richiamato per quando riguarda gli illeciti amministrativi, come ad esempio le multe: la legge [2] stabilisce infatti che non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa. La norma, in tal caso, richiama la stessa definizione del codice penale.

Nel voler individuare quali sono i presupposti dello stato di necessità, sulla base di quanto appena detto possiamo dire:

  • vi deve essere una situazione di urgenza collegata alla necessità di salvare sé stessi o terzi da un pericolo. Conta la percezione soggettiva dell’urgenza e non quella effettiva. Tanto per fare un esempio, una persona che abbia delle fibrillazioni cardiache e tuttavia crede che si tratti di un inizio di infarto è scusata se corre con l’auto;
  • tale pericolo deve essere attuale, non quindi futuro o già superato;
  • tale pericolo deve consistere in un danno grave alla persona (e non, evidentemente, ai suoi beni: non si può, per esempio, fare una corsa in auto, violando il codice della strada per portare il cellulare a riparare perché caduto nell’acqua;
  • il danno, peraltro, deve essere sempre proporzionato al pericolo generato dal proprio illecito: non si può mettere a repentaglio la vita degli automobilisti per un naso che sanguina. La Cassazione di recente ha detto che non si può parlare di stato di necessità se una persona porta all’ambulatorio del veterinario il cane che sta per morire;
  • tale pericolo non deve essere stato determinato dalla condotta del colpevole;
  • l’illecito deve essere l’unico modo per poter evitare il pericolo: pertanto, tutte le volte in cui il pericolo è evitabile in altro modo lecito, oppure è prevedibile (potendo pertanto il soggetto muoversi in anticipo per evitare l’urgenza), non opera lo stato di necessità.

Nel concetto di danno grave alla persona rientrano anche situazioni che pongono in pericolo solo indirettamente l’integrità fisica in quanto attentano alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompresa anche l’esigenza di un alloggio. Ad esempio, un rom che in una notte di ghiaccio e freddo forza la porta di ingresso di un edificio per dormire nell’androne non può essere punito. Ma è reato il comportamento dell’homeless che entra in casa altrui e la occupa per molto tempo non rientra nello stato di necessità, visto che nel lungo periodo cessa lo stato di urgenza imminente e non altrimenti evitabile.

La situazione di pericolo può consistere anche nell’altrui minaccia. In quest’ultimo caso, però, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo.

Differenze tra la legittima difesa e lo stato di necessità

Spesso si confonde la legittima difesa con lo stato di necessità. Cerchiamo di comprenderne le differenze.

Legittima difesa

  1. È posta a tutela sia di diritti personali che patrimoniali
  2. La reazione è diretta contro colui che pone in essere l’aggressione
  3. Esclude l’antigiuridicità del fatto

Stato di necessità

  1. È posta a tutela solo di diritti personali
  2. La reazione è diretta contro un terzo estraneo ed incolpevole
  3. Esclude l’antigiuridicità del fatto ma residua per l’agente l’onore di versare un equo indennizzo alla vittima

In quali situazioni si applica lo stato di necessità come scusante?

Lo stato di necessità può essere richiamato per qualsiasi tipo di reato o sanzione amministrativa. Quindi vale dall’omicidio all’eccesso di velocità. Ovviamente chi invoca lo stato di necessità deve provare tutti i presupposti che abbiamo appena elencato. Diversamente verrà condannato.

Lo stato di necessità non vale con gli animali

Secondo la Cassazione l’esimente dello stato di necessità non è invocabile quando la situazione di pericolo riguarda un animale (nella specie, un medico veterinario aveva presentato opposizione alle sanzioni irrogategli per sorpasso di autovetture ferme ad un semaforo rosso, invasione dell’opposta corsia di marcia, violazione dello stesso semaforo rosso e velocità pericolosa in centro abitato, eccependo di aver agito per la necessità di provvedere a delle cure urgenti su di un cane) [2].

Furto per stato di necessità

La Cassazione è molto rigorosa nell’ammettere il furto per stato di necessità: si pensi al ladro che ruba dei prodotti al supermercato. In un recente caso la Cassazione ha ritenuto di condannare anche un furto di generi alimentari per solo 14 euro [3] occultati nei pantaloni. I giudici spiegano che per parlare di «stato di necessità», e quindi di giustificazione per il furto provato, non è sufficiente il fatto che «i beni sottratti siano di natura alimentare», anche perché, aggiungono, si tratta di «merce dal valore non infimo».

Impossibile, infine, sempre secondo i giudici, anche solo ipotizzare la necessità dell’uomo di «provvedere a un grave ed urgente bisogno», così da catalogarne la condotta come «furto lieve»: su questo punto, difatti, è necessaria la prova – mancante, in questo caso – che «il bisogno non possa essere soddisfatto con mezzi leciti».

Stato di necessità per mancati alimenti ai figli

Ancor più rigorosa è la Cassazione quando si tratta di versare gli alimenti ai figli o all’ex moglie. Lo stato di disoccupazione o la perdita del lavoro non è sufficiente a giustificare lo stato di necessità se il soggetto obbligato al versamento non dimostra di aver fatto di tutto per trovare una nuova occupazione e non esserci riuscito. In più deve dimostrare di non avere altre entrate o beni immobili eventualmente da vendere.

Mancato pagamento delle tasse

È ampio il capitolo degli imprenditori giustificati per non aver pagato le tasse per via delle difficili condizioni economiche. Ma qui l’indirizzo della giurisprudenza è altalenante. Viene spesso giustificato il reato di omesso versamento Iva quando l’azienda non ha ricevuto dalla pubblica amministrazione il pagamento delle fatture già emesse e, per questo, è entrata in crisi. Di recente la Cassazione ha anche detto che non è responsabile il contribuente che, tra il versamento dei contributi e quello dei propri stipendi abbia preferito questi ultimi [4].

note

[1] Art. 54 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 4834/2018.

[3] Cass. sent. n. 10094/18.

[4] Cass. sent. n. 6737/2018 del 12.02.2018.


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2 Commenti

  1. Siete bravissimi e vi leggo sempre con piacere ed interesse.
    Però non chiamare gli illeciti amministrativi “multe”….

    1. @Rodolfo, grazie per il tuo commento. Noi usiamo il linguaggio comune per essere più vicini al lessico di chi non ha studiato legge. Del resto anche il termine “multa stradale” è ormai entrato nel lessico comune. Del resto, se vuoi rendere “indicizzabile” il contenuto devi usare la parola che digita l’utente. Diversamente non puoi neanche essergli utile.

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