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Lo sai che? Vertenza badante eredi: come difendersi?

Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2018

Se l’anziano sposa la badante ma non era interdetto, l’unico modo che hanno gli eredi per evitare la divisione della successione è la denuncia per circonvenzione di incapace.

Non è così insolito che una badante induca il proprio assistito a sposarla per ottenere una parte del suo patrimonio in eredità, magari la stessa casa ove questi l’ha ospitata fino alla sua morte. In tali situazioni, gli eredi sono tenuti – con o senza un testamento – a sopportare la presenza della donna all’interno dell’appartamento ove i due hanno vissuto fino al decesso di quest’ultima, garantendole il diritto di abitazione e l’uso dei relativi mobili. Non solo: in qualità di erede, alla badante spetta una quota dei beni lasciati dall’anziano, ivi compresa la casa e il conto corrente. Di solito, però, quando il matrimonio è studiato ad arte per circuire l’anziano – spesso vittima di demenza senile o di scarsa lucidità – viene sempre stilato un testamento proprio su stimolo e incentivo della badante. Detto testamento non può comunque violare le quote dei legittimari tra cui è compresa la moglie; pertanto, al di là di quelli che possono essere stati gli accordi tra le parti (si immagini un anziano che, prima di sposare la propria badante, le fa firmare un atto di rinuncia alla futura eredità, in base al quale i suoi beni andranno unicamente ai figli), al coniuge spetta sempre, per legge, una percentuale minima di eredità, ivi compreso il diritto di abitazione nel tetto domestico. È facile, pertanto, che sorga una vertenza badante eredi: come difendersi in tali casi e cosa fare per tutelare il patrimonio di famiglia? A dare qualche importante suggerimento è stata la Cassazione con una recente sentenza [1].

Come abbiamo già detto nella guida Come impedire che il genitore anziano sposi la badante straniera, i parenti possono impugnare il matrimonio dell’anziano purché interdetto legalmente. Lo devono fare però entro massimo un anno dall’atto. In particolare, il codice civile [2] stabilisce che «il matrimonio di chi è stato interdetto per infermità di mente può essere impugnato dal tutore, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo (quindi anche i figli) in due casi:

  • se al tempo del matrimonio, vi era già sentenza di interdizione passata in giudicato (ossia divenuta definitiva);
  • oppure se l’interdizione è stata pronunziata dopo il matrimonio ma l’infermità (quella per la quale viene dichiara l’interdizione) esisteva già al tempo del matrimonio.

Da ciò si evincono due importanti conclusioni:

  • non si può impugnare il matrimonio di chi è soggetto solo ad amministrazione di sostegno o è stato inabilitato (è invece necessaria l’interdizione);
  • non si può impugnare il matrimonio per vizio del consenso se l’anziano non era già stato interdetto prima della morte (a meno che la sentenza, benché successiva al matrimonio, abbia accertato una patologia già preesistente).

Se l’anziano non è stato interdetto, gli eredi non possono impugnare il matrimonio tra questi e la badante. Il codice civile difatti esclude tale possibilità. L’unica possibilità è che sia stato l’anziano stesso, prima della morte, a iniziare la causa per annullamento del matrimonio per difetto del consenso: in tal caso l’azione può essere proseguita dai suoi eredi [3]. L’azione è dunque trasmissibile agli eredi solo qualora il giudizio sia «già pendente alla morte dell’attore».

In tale ipotesi, c’è un solo modo per risolvere la vertenza badante eredi: denunciare la donna per circonvenzione di incapace. In tal caso – sempre a condizione che i termini per il deposito della querela non sia scaduti – la badante che sposa l’assistito perde quanto acquisito per successione se viene condannata in sede penale per circonvenzione d’incapace. In tal modo, gli eredi legittimi che non possono impugnare il matrimonio in maniera autonoma (perché il defunto non era interdetto o perché questi non aveva già impugnato il matrimonio) possono sempre tutelarsi in via penale e chiedere il risarcimento del danno, risarcimento che sarà pari alla quota di beni devoluta per legge in suo favore in qualità di coniuge superstite.

Dopo la sentenza penale che condanna la badante per il reato di circonvenzione di incapace, il tribunale civile il tribunale annullerà il testamento per vizio della volontà del de cuius. In questo modo, il patrimonio non verrà più diviso con la badante che non potrà neanche pretendere il diritto di abitazione all’interno della casa.

Resta tuttavia la tutela del possesso della badante che, se anche non ha sposato l’anziano o privata completamente dell’eredità, non potrà comunque essere “sfrattata” dagli eredi, dalla sera alla mattina, all’alba della morte dell’assistito. Alla donna dovrà quindi essere garantito il tempo necessario per trovare una diversa abitazione.

note

[1] Cass. sent. n. 4653 del 28.02.2018.

[2] Art. 119 cod. civ.

[3] Art. 127 cod. civ.


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