Diritto e Fisco | Editoriale

Quando e come impugnare una sentenza

12 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2018



Modifiche al codice di procedura penale sui ricorsi in appello e in Cassazione: ecco cosa prevede il nuovo decreto per contestare la decisione di un giudice.

Vi è mai capitato di vedervi o di vedere qualche vostro parente o amico coinvolti in un procedimento giudiziario? E, se così è stato, com’è andata a finire: con una sentenza di condanna o con un’assoluzione? Sicuramente nel secondo caso non avrete fatto una piega per modificare la decisione del giudice. Ma se le cose sono andate male, avrete pensato di fare ricorso (purché ne abbiate avuto ancora tempo e modo di farlo e la pronuncia non sia stata della Cassazione, che rende il tutto definitivo). Se la vostra vicenda non si è ancora conclusa, vi interesserà sapere che il 6 marzo 2018 sono entrate in vigore le nuove norme che stabiliscono quando e come impugnare una sentenza. Regole contenute nel decreto legislativo [1] che conclude l’iter della cosiddetta «riforma Orlando» e che riguardano le modalità per contestare la decisione di un magistrato o di un tribunale sulla quale una delle parti non è d’accordo e contro la quale, dunque, intende agire. Non è detto, comunque, che ad impugnare una sentenza sia soltanto la persona condannata: la questione può porsi anche in caso di un proscioglimento non gradito alla controparte o anche quando il magistrato decide che non c’è luogo a procedere.

Esaminiamo, dunque, la nuova normativa per sapere quando e come impugnare una sentenza caso per caso.

Impugnare una sentenza: la legittimazione oggettiva

Il decreto che stabilisce quando e come impugnare una sentenza aggiunge alcuni dettagli alla normativa esistente. Ad esempio, per quanto riguarda le regole generali della legittimazione oggettiva contemplate nel Codice di procedura penale. C’è da ricordare che, secondo il Codice [2], sono sempre soggetti a ricorso in Cassazione i provvedimenti con i quali il giudice decide sulla libertà personale e le sentenze, tranne quelle sulla competenza che possono creare un conflitto di giurisdizione. Ora, secondo il nuovo decreto, il pubblico ministero può proporre impugnazione diretta a conseguire effetti favorevoli all’imputato solo con ricorso per Cassazione.

La normativa appena entrata in vigore modifica un altro passaggio del Codice di procedura penale, quello relativo ai casi di appello [3]. In particolare:

  • salvo alcune eccezioni, l’imputato può impugnare una sentenza di primo grado e presentare ricorso in appello, mentre il pubblico ministero può farlo solo quando:

o   modifica il titolo del reato;

o   esclude la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale;

o   stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato;

  • il pubblico ministero può presentare ricorso in appello contro una sentenza di proscioglimento, mentre l’imputato può farlo sempre che non si tratti di un’assoluzione perché il fatto non sussiste o perché il fatto non è stato commesso;
  • in ogni caso non è possibile impugnare una sentenza di condanna per la quale sia stata applicata la sola pena dell’ammenda e la sentenza di proscioglimento relativa a contravvenzioni punite con la sola ammenda o pena alternativa.

Impugnare una sentenza di condanna: quando e come

Dunque, alla fine del processo siete stati condannati. Quando e come impugnare la sentenza? La nuova normativa stabilisce che l’imputato può appellare contro tutte le sentenze di condanna, tranne:

  • quelle che rientrano nelle regole del rito abbreviato;
  • quelle che prevedono l’applicazione della pena su richiesta delle parti;
  • quelle dettate in materia di sicurezza;
  • quelle che prevedono la sola pena dell’ammenda, le quali sono ricorribili per Cassazione.

Dal canto suo, il pubblico ministero può ricorrere in appello nei termini che abbiamo spiegato poco fa, ma non potrà più farlo per incidere sull’entità della pena: tale ipotesi è valida solo per il ricorso in Cassazione.

Impugnare una sentenza di proscioglimento: quando e come

Il pubblico ministero può impugnare una sentenza di proscioglimento e presentare ricorso in appello tranne quelle relative a contravvenzioni punite con la sola ammenda o con pena alternativa, ricorribili, comunque, per Cassazione.

L’imputato, invece, può appellare una sentenza di proscioglimento emessa alla fine di un dibattimento, sempre che non si tratti di una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste o per non avere commesso il fatto. Significa, quindi, che non è possibile appellare una sentenza di proscioglimento quando è frutto di un giudizio abbreviato e, come per il pubblico ministero, quelle relative alle contravvenzioni punite con la sola ammenda.

Impugnare una sentenza di non luogo a procedere: quando e come

Come abbiamo precisato prima, non è possibile impugnare una sentenza di primo grado di non luogo a procedere quando riguarda una contravvenzione punibile con la sola ammenda o pena alternativa.

Negli altri casi, possono proporre ricorso in appello:

  • il procuratore della Repubblica ed il procuratore generale;
  • l’imputato, a meno che la sentenza in questione abbia stabilito che il fatto non sussiste o che l’imputato non l’ha commesso.

Impugnare una sentenza: che cos’è il nuovo appello incidentale

Il decreto che stabilisce quando e come impugnare una sentenza introduce alcune novità anche su quello che viene denominato l’appello incidentale [3]. Nello specifico:

  • l’imputato che non ha proposto l’impugnazione della sentenza può presentare appello incidentale entro 15 giorni dalla data in cui ha ricevuto la notifica;
  • entro 15 giorni dalla notifica dell’impugnazione presentata dalle controparti, l’imputato può depositare in cancelleria memorie o richieste scritte;
  • l’appello incidentale può essere presentato soltanto dall’imputato e non più dal pubblico ministero.

L’appello incidentale non è più valido nel caso in cui sia dichiarato inammissibile l’appello principale o nel caso in cui si rinunci allo stesso.

Impugnare una sentenza con ricorso in Cassazione: quando e come

Quando e come impugnare una sentenza d’appello e presentare ricorso in Cassazione? Secondo il Codice di procedura penale [4] è possibile in caso di:

  • esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi oppure non consentita ai poteri pubblici;
  • inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche;
  • inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza;
  • mancata assunzione di una prova decisiva quando una delle parti ne ha fatto richiesta;
  • motivazione mancante, contraddittoria o manifestamente illogica.

Quali sono le novità contenute nel nuovo decreto sull’impugnazione della sentenza? Si stabilisce che è possibile presentare ricorso in Cassazione contro le sentenze di appello pronunciate per reati di competenza del Giudice di pace soltanto per i primi tre motivi sopra elencati. Inoltre, e sempre per gli stessi motivi, è possibile impugnare una sentenza d’appello pronunciata dal tribunale monocratico.

Impugnare una sentenza: come fare

Il nuovo decreto che sancisce quando e come impugnare una sentenza introduce un altro articolo nel Codice di procedura penale [5] che riguarda gli adempimenti connessi alla presentazione dell’atto di impugnazione. Esso deve contenere, in distinti allegati:

  • i nominativi dei difensori con la data di nomina;
  • le dichiarazioni o elezioni o determinazioni di domicilio con le relative date;
  • i termini di prescrizione dei singoli reati, con indicazione degli atti interruttivi e delle specifiche cause di sospensione del relativo corso, oppure l’eventuale dichiarazione di rinuncia alla prescrizione;
  • i termini di scadenza delle misure cautelari in atto, con data di inizio e di eventuali periodi di sospensione o di proroga.

note

[1] Dlgs. n. 11 del 06.02.2018.

[2] Art. 568 cod. proc. pen.

[3] Art. 595 cod. proc. pen.

[4] Art. 606 cod. proc. pen.

[5] Art. 165-bis cod. proc. pen.

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