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Lo sai che? Tempi pagamenti rimborsi Agenzia Entrate

Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2018

Entro quando il contribuente deve ricevere il credito che ha con il Fisco?  Cosa cambia se si ha o non si ha sostituto d’imposta? Che fare in caso di ritardo?

Siete a credito con il Fisco e state aspettando i rimborsi dall’Agenzia delle Entrate? Vi state chiedendo entro quando devono arrivare? Forse alcuni di voi li hanno ricevuti in tempi, tutto sommato, «decenti», altri li stanno aspettando da chissà quanto. Per questo è importante sapere quali sono i tempi per i pagamenti dei rimborsi dell’Agenzia delle Entrate. C’è un termine stabilito dalla legge oppure il Fisco può, da un lato, pretendere il massimo zelo dal contribuente e, dall’altro, pagare i rimborsi quando gli capita? Le regole esistono. Sono diverse se si ha o non si ha un sostituto d’imposta, ma le regole esistono. Sono quelle che spieghiamo di seguito, per capire quali sono i tempi per i pagamenti dei rimborsi dell’Agenzia delle Entrate.

Rimborsi Agenzia Entrate: quali tempi di pagamento?

Come dicevamo, esistono delle regole sui tempi per i pagamenti dei rimborsi dell’Agenzia delle Entrate. Nel caso dei rimborsi Irpef dopo la presentazione del 730, in linea di massima, vengono corrisposti con una scadenza prevista, a seconda che si tratti di un lavoratore dipendente o di un pensionato.

I lavoratori dipendenti ricevono i rimborsi Irpef nella busta paga del mese di luglio dello stesso anno in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi. Quindi: se presento la dichiarazione a maggio del 2018 e risulto a credito, mi verrà versato il rimborso con lo stipendio di luglio 2018.

I pensionati ricevono i rimborsi Irpef insieme all’assegno di agosto dello stesso anno in cui hanno presentato la dichiarazione. Per cui, se hanno consegnato il 730 a maggio 2018, avranno il rimborso con la pensione di agosto 2018.

Rimborsi Agenzia Entrate: ci possono essere dei ritardi?

Abbiamo scritto, non a caso, «in linea di massima», perché, in effetti, ci possono essere dei ritardi nel pagamento dei rimborsi Irpef. Tali ritardi possono essere motivati da:

  • l’invio online all’Agenzia delle Entrate del 730 precompilato da parte del contribuente con scadenza 23 luglio;
  • l’emanazione in ritardo del decreto dell’Agenzia che determina gli elementi di incoerenza necessari per bloccare i rimborsi, indipendentemente dal loro ammontare;
  • eventuali modifiche da apportare alla dichiarazione dei redditi.

Uno di questi fattori può comportare un ritardo fino a 6 mesi nel pagamento dei rimborsi dell’Agenzia delle Entrate. Significa che, al massimo e se la dichiarazione è corretta, il lavoratore dipendente dovrebbe riceverli con la busta paga del gennaio successivo, mentre il pensionato li avrebbe con la pensione di febbraio.

Rimborsi Agenzia Entrate: quando scatta il blocco?

L’Agenzia delle Entrate (e non più il sostituto di imposta) ha la facoltà di verificare il 730 ed i rimborsi Irpef dei contribuenti. Si tratta di un controllo preventivo che scatta quando:

  • ci sono delle incoerenze rispetto a quanto decretato dall’Agenzia stessa;
  • il contribuente ha diritto ad un rimborso Irpef superiore a 4.000 euro.

Il primo caso può riguardare eventuali integrazioni al 730 oppure un rimborso maggiore preteso dal contribuente rispetto a quello che risulta dalla dichiarazione precompilata. Non vuol dire che il cittadino non ne abbia il diritto: è solo che l’Agenzia vuole capire perché.

Nel secondo caso, cioè quello dei rimborsi Irpef superiori a 4.000 euro, se dalle verifiche risulta tutto in ordine il versamento avviene entro 4 mesi dalla scadenza o dalla presentazione in ritardo del 730.

In entrambe le situazioni scatta il blocco dei rimborsi, in attesa che il Fisco verifichi la correttezza della dichiarazione. A tale proposito, è da segnalare che ci possono essere dei controlli preventivi anche sulle dichiarazioni presentate ai Caf o ai professionisti abilitati, come precisato dalla stessa Agenzia delle Entrate [1]. Tuttavia, se la dichiarazione riporta il visto di conformità, il controllo non avviene direttamente sul contribuente ma sul Caf o sul professionista che ha verificato e trasmesso il 730 precompilato modificato oppure integrato.

Rimborsi Agenzia Entrate in compensazione: come funzionano?

Il contribuente può scegliere la compensazione dei rimborsi dell’Agenzia delle Entrate con altri tributi o tasse dovute (Imu, Tasi, ecc.) anziché il pagamento in busta paga o sulla pensione. In questo caso deve compilare l’apposita sezione del modello 730.

Questa scelta può essere conveniente per chi vanta un credito superiore ai 4.000 euro: scalando da questa cifra le somme destinate ad altre imposte, potrà evitare il controllo preventivo dell’Agenzia delle Entrate ed accelerare i tempi del pagamento.

Rimborsi Agenzia Entrate senza sostituto di imposta: come vengono pagati?

Può succedere che un contribuente, nell’anno in corso, non abbia più un sostituto di imposta, perché ha perso il lavoro o perché, come nel caso di colf e badanti, il datore di lavoro non svolga quella funzione.

Questo contribuente può (anzi deve), comunque, presentare la dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate effettuerà un conguaglio e provvederà, entro la fine dell’anno, al pagamento dei rimborsi Irpef direttamente sul conto corrente del contribuente o con un bonifico domiciliato presso le Poste. Per i rimborsi Irpef inferiori a 2.999 euro verrà emesso un vaglia cambiario della Banca d’Italia.

Anche in questo caso, ci possono essere dei ritardi sui tempi di pagamento dei rimborsi dell’Agenzia delle Entrate? E che cosa può creare tali ritardi?

Ci possono essere due elementi in grado di far slittare il pagamento dei rimborsi:

  • la mancata comunicazione delle coordinate bancarie o postali del contribuente;
  • l’esistenza di dichiarazioni integrative (come abbiamo visto in precedenza).

Quindi, se le dichiarazioni dei redditi vengono inviate regolarmente entro il 23 luglio (termine ultimo per la trasmissione del 730 all’Agenzia delle Entrate) e non ci sono ulteriori modifiche, non ci dovrebbero essere dei motivi plausibili per allungare i tempi di pagamento dei rimborsi.

Se, invece, il contribuente non ha comunicato le proprie coordinate bancarie o postali sul modello di richiesta dell’accredito, il pagamento dei rimborsi avviene in questo modo:

  • per importi inferiori ai 1.000 euro: in contanti, dopo la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate con l’invito a presentarsi in un ufficio postale per il pagamento dei rimborsi. La comunicazione, però, avviene per posta ordinaria, quindi i tempi si possono dilatare;
  • per importi superiori ai 1.000 euro: tramite vaglia non trasferibile emesso dalla Banca d’Italia.

Il modello per comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio codice Iban deve essere presentato dal contribuente:

  • per via telematica, se il cittadino è in possesso del relativo codice Pin per accedere al servizio;
  • presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia.

Rimborsi Agenzia Entrate non pagati: cosa fare?

Il datore di lavoro che non corrisponde al dipendente i rimborsi dell’Agenzia delle Entrate in busta paga, deve comunicare al lavoratore gli importi non rimborsati a cui ha diritto e riportare quelle somme nella certificazione unica (l’ex Cud).

Pertanto, il dipendente può:

  • chiedere il credito da 730 a rimborso nella dichiarazione dei redditi successiva, se la cifra residua è stata indicata dal datore di lavoro nella certificazione unica;
  • chiedere il credito da 730 a rimborso direttamente all’Agenzia delle Entrate, tramite un’apposita istanza da consegnare all’Ufficio locale competente. La domanda deve essere accompagnata da una dichiarazione del datore di lavoro, o da un’autodichiarazione del dipendente, in cui si indica l’importo ancora dovuto.

La domanda di rimborso deve essere presentata entro 48 mesi.

note

[1] Agenzia delle Entrate circ. n. 12/E/2016.


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