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Nulla a pretendere: cosa significa e quali effetti produce

12 marzo 2018


Nulla a pretendere: cosa significa e quali effetti produce

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 marzo 2018



Transazione e saldo e stralcio: gli effetti di un accordo coprono tutti i danni conosciuti e conoscibili al momento della stipula.

Avrai certamente sentito già dire l’espressione «nulla a pretendere»: magari l’avrai letta in un documento scritto o in una transazione o in un saldo e stralcio. Se non sei pratico di terminologia “da tribunale” potrebbe darsi che il significato di questa espressione, ma soprattutto gli effetti che essa comporta, ti sfuggano; nel timore potresti rinunciare a firmare il documento per timore di rinunciare a far valere i tuoi diritti in futuro. È giusto che tu faccia attenzione al significa di questa espressione perché da essa, di solito, derivano delle preclusioni per i firmatari del documento su cui si trova apposta. Ecco perché vogliamo chiarire in questo articolo cosa significa «nulla a pretendere», qual è il modello della dichiarazione e gli effetti che essa comporta.

Dove si trova la dichiarazione «nulla a pretendere»?

Hai mai sentito parlare di transazione? La transazione è il nome che la legge attribuisce a ciò che comunemente tu chiami accordo. Si tratta cioè di un modo per chiudere completamente una lite insorta tra due o più soggetti, sia che essa sia sfociata in tribunale, sia che invece si trovi ancora in uno stadio anteriore. Ad esempio Mario e Giovanni litigano per chi sia il proprietario di un oggetto trovato a terra e, arrivando a una soluzione pacifica, decidono di assegnarne la titolarità a uno dei due dietro compenso all’altro di una somma di denaro. Oppure Antonio contesta a Francesco di non avergli pagato il prezzo per alcuni interventi fatti in casa sua ma Francesco sostiene che gli interventi non siano a regola d’arte: trovando un’intesa per evitare la causa, i due si accordano per un compenso ridotto rispetto a quello inizialmente convenuto.

Quando si stipula una transazione, ossia il documento che chiude definitivamente il litigio, si firma di solito un documento scritto che regola, ex novo, i rapporti tra le parti sostituendo gli eventuali pregressi accordi e chiudendo una volta per tutte le reciproche rivendicazioni e contestazioni. Proprio per questo, la transazione è un contratto. La legge impone la forma scritta solo se la transazione si riferisce a un precedente contratto scritto; diversamente si può formalizzare anche con una stretta di mano (in tal caso però sorgerà il problema di dimostrare l’intervenuto accordo).

Nel momento in cui si firma una transazione, le parti inseriscono di solito, e in via prudenziale, la seguente dizione: «Con la firma del presente documento, le parti dichiarano di non aver più nulla a pretendere l’una dall’altra». Questo significa che ogni questione derivante dal rapporto oggetto di transazione si considera definitivamente chiusa e superata con la transazione stessa; non potrà cioè più essere messa in discussione e riaperta in futuro. Proprio per via di questa completa definizione della vertenza, si usa anche parlare di transazione tombale in quanto compre (proprio al pari di una tomba) ogni precedente contestazione.

Ad esempio, se Luca contesta a Fabrizio, suo vicino di casa che abita al piano superiore, le infiltrazioni d’acqua dovute a una perdita della sua tubatura, nel firmare una transazione e nel dichiarare di non aver nulla a pretendere, si impegna a non chiedere successivamente ulteriori danni oltre quelli indicati nell’atto di transazione stesso.

Quali danni compre la dichiarazione di non aver nulla pretendere? 

La dichiarazione di non aver nulla a pretendere si riferisce a tutti i danni presenti, passati e futuri dipendenti dal medesimo fatto illecito, purché conosciuti o conoscibili. Ad esempio, se una persona fa un incidente stradale e si accontenta del risarcimento offertogli dall’assicurazione firmando una transazione tombale, qualora in futuro dovesse accorgersi che l’infortunio gli ha definitivamente limitato l’uso di un arto non potrebbe chiedere un ulteriore risarcimento alla compagnia. Invece, se il danneggiante ha oscurato la presenza di ulteriori danni, la firma della transazione non impedisce la possibilità di rivendicare ulteriori pretese economiche. Si pensi al caso di una persona che acquista una casa e si accorge che l’impianto idrico non funziona; l’eventuale transazione firmata col venditore, a fronte del riconoscimento di un indennizzo, non gli impedisce di far successivamente valere altre pretese se, ad esempio, nell’immobile erano presenti dei difetti all’impianto del gas tenuti nascosti dal venditore e non facilmente riscontrabili all’atto dell’acquisto.

Per ritornare all’esempio delle macchie di umidità provenienti dall’appartamento del piano di sopra, se dopo la firma della transazione dovesse verificarsi una ulteriore infiltrazione, diversa da quella precedente seppur dipendente dalla medesima tubatura, Luca potrebbe ugualmente chiedere il risarcimento degli ulteriori danni a Fabrizio, benché abbia già firmato la transazione con dichiarazione di non aver nulla a pretendere. Infatti quest’ultima si intende riferita solo alla precedente perdita e non a quelle successive. In pratica la dichiarazione di non aver nulla a pretendere si può riferire solo all’illecito già noto e descritto nell’atto di transazione; se ne dovessero sorgere di nuovi o risultare di precedenti non noti alla parte danneggiata, la dichiarazione di non aver nulla a pretendere non copre anche quest’ultimo ed è pertanto possibile sollevare una nuova contestazione.

Il saldo e stralcio

Quando la transazione si riferisce all’obbligo di pagare una somma di denaro – a titolo di risarcimento o di compenso per qualche prestazione – si parla di saldo e stralcio. Il saldo e stralcio altro non è che una somma ridotta rispetto all’originaria pretesa con cui viene chiusa la precedente lite. Ad esempio, Renato contesta alla propria banca l’applicazione di interessi usurari; la banca invece gli chiede di rientrare nel debito di 40mila euro. Le parti potrebbero trovare un accordo per evitare la causa (potrebbero farlo anche nel corso della causa stessa) stabilendo una cifra forfetaria, appunto a saldo e stralcio, per chiudere la vertenza. È verosimile che in questo caso il debitore inserirà nell’atto di transazione la dicitura secondo cui il creditore dichiara di non aver nulla a pretendere più dal debitore per quel medesimo rapporto.

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Autore immagine: 123rf com

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