Diritto e Fisco | Editoriale

Risarcimento danno auto

17 Marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Marzo 2018



Cos’è l’assicurazione della responsabilità civile? Quando l’assicurazione obbligatoria risarcisce il danno? Come si calcola il risarcimento derivante da sinistro? Cos’è l’indennizzo diretto?

I sinistri stradali sono, purtroppo, all’ordine del giorno e le richieste di risarcimento da essi derivanti riempiono le aule dei tribunali italiani. Data la pericolosità della circolazione dei veicoli su strada, la legge italiana obbliga tutti i conducenti ad assicurare il proprio veicolo. Il tema del risarcimento danno auto non può quindi essere separato da quello sull’assicurazione obbligatoria. Approfondiamo l’argomento.

Contratto di assicurazione: cos’è?

Prima ancora di parlare del risarcimento danno auto e dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, vediamo cos’è un contratto di assicurazione.

Il contratto di assicurazione serve a trasferire il verificarsi di un determinato rischio dal singolo individuo all’impresa di assicurazione, dietro il pagamento di un corrispettivo. Nell’assicurazione della responsabilità civile (classico esempio: la Rc Auto) l’assicuratore si obbliga nei limiti di una somma determinata (cosiddetto massimale) a tenere indenne l’assicurato di quanto questi deve pagare a terzi a titolo di risarcimento danni.

Più nel dettaglio, il codice civile descrive l’assicurazione come quel contratto con il quale l’assicuratore, dietro il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato dal danno a lui cagionato da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana [1]. Scopo dell’assicurazione è quello di proteggere l’assicurato dal rischio che si verifichi un evento a lui sfavorevole.

Dalla nozione appena fornita si evincono due tipologie diverse di assicurazione: quella contro i danni e quella sulla vita. Con la prima, l’assicurato decide di tutelare un proprio bene giuridico (la casa, un prezioso cimelio, ma anche la propria persona: si pensi, ad esempio, ai calciatori che assicurano le proprie gambe o ai cantanti che fanno lo stesso con la propria ugola) da un evento dannoso, di modo che, se per sventura il fatto dovesse verificarsi (e quindi, la casa dovesse andare a fuoco, il cimelio danneggiarsi o essere rubato, la propria integrità essere lesa) l’assicurato potrà consolarsi con la somma di danaro che l’assicurazione dovrà versargli.

Nel caso, invece, di assicurazione sulla vita, l’impresa si impegna a versare una somma o una rendita al verificarsi di uno specifico evento della vita umana. Questo evento può essere tanto la morte dell’assicurato (assicurazione per il caso di morte) tanto la sopravvivenza dello stesso oltre una certa data (assicurazione per il caso di vita o di sopravvivenza). Nel caso di assicurazione per la morte dell’assicurato, i beneficiati saranno chiaramente i superstiti indicati nella polizza assicurativa.

Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile: cos’è?

Una legge del 1969 [2] ha imposto a tutti i guidatori di assicurarsi per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore senza guida di rotaie e dei natanti. Cosa significa? Trattasi di una particolare specie di assicurazione contro i danni, definita assicurazione della responsabilità civile [3]. La sua funzione non è quella di risarcire il danno patito dall’assicurato, bensì quello di pagare in sostituzione del danneggiante (nei limiti di un massimale). La prospettiva, quindi, cambia: la normale assicurazione contro i danni tutela l’assicurato-vittima del sinistro; l’assicurazione della responsabilità civile, al contrario, tutela l’assicurato-autore del sinistro.

È proprio quello che accade nell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli (cosiddetta R.C. Auto): il danneggiante non paga direttamente il danneggiato, sostituito in ciò dalla propria assicurazione (in determinati casi, il danneggiato potrà avvalersi dell’indennizzo diretto, ottenendo il risarcimento direttamente dalla propria assicurazione la quale, poi, si rivarrà su quella del danneggiante [4]). È chiaro che l’assicurazione ha un costo: l’autore del sinistro vedrà senza dubbio aumentato il premio assicurativo da versare annualmente. Va detto che tale assicurazione comprende la responsabilità per i danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il titolo (gratuito, di cortesia, oneroso) in base al quale è effettuato il trasporto.

Rc auto: quando non risarcisce?

Nonostante l’assicurazione obbligatoria, la legge prevede dei casi in cui l’impresa assicuratrice non è tenuta a provvedere al risarcimento danno auto. Il primo e più evidente è quello di chi abbia torto: chi ha cagionato il sinistro non può attendersi il risarcimento. Ugualmente, l’automobile rimasta senza copertura assicurativa dal sedicesimo giorno della scadenza del contratto non potrà vantare alcun diritto nei confronti della compagnia assicurativa. Al di là di queste (ovvie) circostanze, ci sono altri episodi che sollevano l’assicurazione dall’obbligo di rispondere del danno, pur quando il cliente coinvolto nel sinistro abbia effettivamente ragione.

  1. Sinistro tra parenti. Se un incidente stradale si verifica tra parenti fino al terzo grado, l’assicurazione non risarcisce i danni alle cose, ma solo quelli alle persone [5]. La regola opera però solo se i parenti sono conviventi o a carico. Il grado di parentela si calcola contando le persone incontrate nella linea genealogica che va dal parente più giovane a quello più anziano, sottraendo poi un’unità.
  2. Danno fisico del conducente colpevole. L’autore del sinistro non ha diritto al risarcimento del danno alla propria salute. Molto spesso, la polizza Rc Auto può essere incrementata con altra che copra anche questi infortuni. Anche in tale caso, però, bisogna considerare che la compagnia assicurativa può rifiutarsi di risarcire il danno; ciò normalmente avviene se il conducente: guidava in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti; non indossava la cintura di sicurezza; ha provocato l’incidente con dolo, cioè con il chiaro intento di ottenere il risarcimento.
  3. Guida senza cinture. Le assicurazioni pretendono dal loro cliente un comportamento accorto, teso ad evitare il prodursi di danni evitabili utilizzando la normale prudenza. Per questo,  il risarcimento può essere negato, o ridotto, in relazione alla relativa responsabilità, quando il conducente, seppur non responsabile dell’incidente stradale, non aveva le cinture di sicurezza. In tal caso bisognerà operare una valutazione ad hoc e capire se il corretto utilizzo delle cinture avrebbe potuto evitare i danni al conducente o ai passeggeri (anch’essi tenuti ad allacciare le cinture, pur occupando i sedili posteriori). Se il danno poteva essere evitato completamente, l’assicurazione può negare il risarcimento; se il danno poteva essere quantomeno limitato, l’indennizzo viene ridotto in proporzione.
  4. Franchigia. Molte polizze stabiliscono un importo fisso che, in caso di sinistro, deve essere pagato dall’assicurato. Esistono due tipi di franchigia: assolutae relativa. La prima prevede che suddetto importo sia sempre a carico dell’assicurato in caso di incidente con colpa; la seconda stabilisce invece che, se i danni ammontano ad un importo inferiore a quello della franchigia, rimangono a carico dell’assicurato, in caso contrario sarà la compagnia a farsene carico per intero.

Risarcimento danno auto: cos’è l’indennizzo diretto?

Abbiamo detto che alla liquidazione del risarcimento provvede l’assicurazione del veicolo danneggiante oppure, nei casi di indennizzo diretto, la propria assicurazione. Ebbene, quando è possibile rivolgersi direttamente alla propria assicurazione per ottenere il risarcimento danno auto?

Secondo la legge, l’indennizzo diretto è possibile quando:

  • Non si è responsabili dell’incidente;
  • il sinistro non ha coinvolto più di due veicoli;
  • i veicoli sono immatricolati in Italia, nella Repubblica di San Marino o nello Stato della Città del Vaticano;
  • i veicoli sono identificati e regolarmente assicurati;
  • le assicurazioni hanno aderito alla Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto (C.a.r.d.).

Al ricorrere di queste condizioni, l’assicurazione del danneggiato provvede ad anticipare il risarcimento del danno auto per conto dell’impresa di assicurazione di controparte, salvo poi ottenere da quest’ultima un conguaglio forfettario secondo le regole stabilite dalla Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto, alla quale entrambe le compagnie devono aver aderito.

Risarcimento danno auto: come si calcola?

Un sinistro stradale, si sa, può causare danni sia alle persone (in questo caso si parla di lesioni) che ai veicoli coinvolti. In quest’ultima ipotesi, quantificare il risarcimento danno auto non è difficile.

Di norma, è sufficiente recarsi presso un carrozziere e far pervenire il preventivo di quest’ultimo alla compagnia assicuratrice. Questa ne valuta quindi la congruità avvalendosi della prestazione professionale di un proprio perito.

Nel caso in cui l’offerta risarcitoria dell’assicurazione non sia ritenuta adeguata, dovrà essere il giudice a pronunciarsi a riguardo. A quest’ultimo proposito va detto che potrebbe non essere sufficiente un semplice preventivo, il cui valore dovrebbe essere rafforzato soltanto da altri elementi di prova.

note

[1] Art. 1882 cod. civ.

[2] L. n. 990/1969 del 24.12.1969 (ora art. 122 del d. lgs n. 209/2005 del 07.09.2005, Codice delle assicurazioni private).

[3] Art. 1917 cod. civ.

[4] Art. 149 D. lgs. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

[5] Art. 4, l. n. 990/1969 del 24.12.1969.

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