HOME Articoli

Lo sai che? Furto in ospedale: chi paga?

Lo sai che? Pubblicato il 12 marzo 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 12 marzo 2018

L’Asl paga il danno morale agli eredi del paziente derubato al pronto soccorso.

Abbiamo visto rubare nel cesto della beneficienza e nelle cassette dell’elemosina della chiesa. Ma c’è anche chi sottrae gli effetti personali al malato terminale, ricoverato d’urgenza al pronto soccorso e che di lì a poco spira. Gesto vile rubare ai morti, ma la vergogna – diceva Amleto di Shakespeare – ha ormai perso il suo rossore. Se però il parroco privato delle offerte non può rivalersi su nessuno, agli eredi del moribondo è data la possibilità di chiedere il risarcimento. A chi? Ma naturalmente all’ospedale. E questo perché nel momento in cui si entra al pronto soccorso si firma un contratto che comporta anche l’obbligo, per la struttura pubblica, di curare il deposito degli oggetti del proprio “ospite”. Un po’ come succede negli alberghi. Ecco perché, in caso di  furto in ospedale paga sempre l’Asl. È questo l’interessante principio fornito qualche settimana fa dal Tribunale di Roma [1].

La vicenda ha di certo del macabro e ricorda un po’ le vecchie storie dei predatori dei cimiteri, che scavavano nelle tombe dei nobili alla ricerca dei gioielli di famiglia, sepolti con il loro proprietario. Evidentemente, come il lupo, anche l’uomo non perde il vizio. Così anche oggi c’è chi fa il tomb raider: e dove di meglio che al pronto soccorso visto che è proprio lì, a volte, la foce della morte? Abbiamo detto: «Gesto vile» e «grave oltraggio», ma almeno c’è un ristoro equitativo per il danno morale subito dagli eredi: il ricovero d’urgenza integra un contratto di deposito per i beni mobili da questi indosso (portafogli, gioielli e anelli, abiti e scarpe, ecc.), accanto all’obbligo di erogare le prestazioni sanitarie. Spetta all’ospedale provare l’adozione di misure adeguate per custodire i beni del defunto, del tutto inerme di fronte a tanta «vigliaccheria».

Nel caso deciso dai giudici capitolini, all’atto della restituzione nell’armadietto non si trovavano più i soldi che l’anziano aveva addosso al momento del ricovero. Ai familiari più stretti è stato riconosciuto un risarcimento di 13mila euro di cui: 4 mila a testa per il danno non patrimoniale, lesione configuratasi per il senso di «impotenza» patito dai superstiti di fronte al torto subito. Gli ulteriori mille euro posti a carico dell’Asl sono la somma che il de cuius aveva con sé al momento del ricovero,

Per andare esente da colpe, l’amministrazione dovrebbe dunque dimostrare di aver adempiuto all’obbligo di diligenza del buon padre di famiglia nella custodia degli effetti personali. E non basta a tal fine provare di aver adottato un iter regolamentare nelle operazioni di spoglio del ricoverato d’urgenza: l’amministrazione deve documentare che la procedura è adeguata per la custodia e la restituzione degli effetti personali, diversamente scatta il risarcimento.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 496/18.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI