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Lo sai che? Perché il rientro lavorativo devo farlo nel riposo?

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2018

Il datore di lavoro può chiedere al dipendente
di lavorare anche in un giorno in cui non è previsto che si lavori?

Sei un dipendente pubblico e il tuo giorno di riposo settimanale è il giovedì. In
tale giorno, l’ufficio presso cui lavori resta aperto nelle ore pomeridiane per
il rientro lavorativo. La pubblica amministrazione ti chiede di lavorare
il giovedì pomeriggio, sebbene sia il tuo giorno di riposo. Per cui ti chiedi
se la pubblica amministrazione possa farlo? Hai lavorato nel tuo giorno di riposo
settimanale
. Per cui ti chiedi se ti spetta una retribuzione extra o un giorno
di riposo extra? In quest’articolo risponderemo a queste domande e spiegheremo se
ed entro quali limiti è possibile lavorare nel giorno diripososettimanale.

Il ripososettimanale

Il riposo settimanale è un diritto tutelato e garantito dalla Costituzione
[1].Infatti, ogni lavoratore ha diritto a recuperare le proprie energie al
termine della settimana lavorativa per non mettere in pericolo la sua salute fisica
e mentale a causa di un’attività lavorativa svolta senza interruzioni. Tecnicamente
il diritto al riposo settimanale è diretto a tutelare l’integrità psico-fisica
del lavoratore. Per questo motivo tale diritto è irrinunciabile. Secondo il codice
civile [2], il diritto ad un giorno di riposo spetta ogni sette giorni e
questo giorno, di regola, coincide con la domenica. E’ possibile che, a causa di
particolari esigenze organizzative del datore del lavoro, il riposo settimanale
coincida con un giorno diverso dalla domenica. La regola secondo cui il riposo settimanale
spetta ogni sette giorni di lavoro, può essere inosservata (tecnicamente derogata)
entro i seguenti limiti:

  • presenza di particolari esigenze di servizio del datore di lavoro;
  • almeno ogni sei giorni deve essere garantito al dipendente un giorno di
    riposo;
  • devono essere salvaguardate la salute e la sicurezza del lavoratore.

Il ripososettimanalenelpubblicoimpiego

Abbiamo visto che il ripososettimanale è un diritto irrinunciabile. Tuttavia,
è possibile rinunciare a tale diritto nei casi stabiliti dalla legge e dalla contrattazione
collettiva di lavoro. Ma cos’è la contrattazione collettiva? La contrattazione collettiva
non è altro che l’incontro tra le rappresentanze sindacali dei lavoratori e quelle
dei datori di lavoro. Tale incontro è diretto alla conclusione di un accordo, definito
contratto collettivo nazionale. Il contratto collettivo nazionaledetta le norme
e fissa i limiti che dovranno essere rispettati nei contratti individuali di lavoro.
Per il pubblico impiego, il contratto collettivo nazionale stabilisce l’obbligo
del riposo settimanale. Tuttavia, tale contratto non esclude che la pubblica
amministrazione nei contratti individuali di lavoro possa inserire clausole, nelle
quali sia previsto che, in determinati casi, il dipendente lavori nel giorno di
riposo settimanale[3].Ma chi dà il potere alla pubblica amministrazione di
inserire questo tipo di clausole nel singolo contratto di lavoro? La risposta è
la legge sul pubblico impiego [4].Tale legge riconosce ai dirigenti delle
pubbliche amministrazioni gli stessi poteri del datore di lavoro privato. In concreto,
i dirigenti possono organizzare gli uffici a cui sono preposti, gestendo i singoli
rapporti di lavoro, proprio come i datori di lavoro privati. I dirigenti, quindi,
hanno il potere di inserire, nei contratti individuali di lavoro, clausole che deroghino
la regola del ripososettimanale.Ma vediamo a quali condizioni.

Lavorareduranteilripososettimanale: quando?

Al dipendente si può chiedere di lavorare nel giorno del suo ripososettimanale
solo quando ricorrano particolariedeccezionaliesigenze di servizio. Ad esempio,
in caso di carenza del personale, al dipendente potrà essere chiesto di svolgere
nel giorno del suo riposo settimanale il lavoro di un collega temporaneamente
assente per motivi di malattia. Al di fuori di queste ipotesi eccezionali, il datore
di lavoro non può chiedere al dipendente di lavorare nel giorno di riposo settimanale.
In caso contrario, il dipendente che, comunque ha lavorato nel giorno di riposo
settimanale
, potrà rivolgersi ad un giudice per ottenere il risarcimento del
danno provocato alla sua salute dal mancato riposo.

Il riposocompensativo

Il contratto collettivo nazionale del pubblico impiego stabilisce che al lavoratore
che non usufruisce del giorno di riposo settimanale deve essere corrisposta
la retribuzione giornaliera normalmente prevista, con una maggiorazione del 50%.
Inoltre, il lavoratore ha diritto ad un giorno di riposo compensativo. Ma
cos’è il riposo compensativo? Il riposo compensativo è il riposo che
spetta al lavoratore come compenso per aver lavorato un giorno in più rispetto al
dovuto. Il riposo compensativo deve essere concesso al lavoratoreentro i
quindici giorni successivi al giorno in cui ha prestato lavoro durante il riposo
settimanale
e in ogni caso non oltre i due mesi successivi al predetto giorno.

Il riposocompensativo e risarcimentodanni

Il diritto al riposocompensativo, proprio come il diritto al ripososettimanale,
èun diritto diretto a tutelare la salute fisica e mentale del lavoratore e pertanto
è irrinunciabile. Quindi il datore di lavoro non può rifiutarsi di concedere il
giorno di riposocompensativoquando il dipendente ha lavorato nel giorno di
ripososettimanale. Se la pubblica amministrazione si rifiutasse di concedere
il riposo compensativo, il lavoratore avrebbe diritto al risarcimento dei
danni subiti per non aver usufruito di tale riposo [5].

Il rientrolavorativonelgiorno di ripososettimanale

Sebbene il diritto al riposo settimanale sia irrinunciabile, abbiamo visto
in precedenza che in particolari casi, al lavoratore può essere chiesto di rinunciarvi.
Infatti i contratti individuali di lavoro possono prevedere che, per eccezionali
esigenze di servizio, la pubblica amministrazione chieda al dipendente di lavorare
nel giorno del riposo settimanale. In questi casi, il dipendente non può rifiutarsi
di svolgere la prestazione lavorativa richiesta in quanto il suo rifiuto costituirebbe
una violazione del contratto di lavoro (costituirebbe tecnicamente un inadempimento
contrattuale). Il dipendente non può rifiutarsi neanche nel caso in cui la richiesta
della pubblica amministrazione riguardi il rientro lavorativo. In particolare
il dipendente dovrà lavorare nelle ore di rientro, se richiesto dal datore
di lavoro, e ciò malgrado la relativa prestazione di lavoro debba essere svolta
nel giorno di riposo settimanale. Tutto questo è possibile, però entro i
seguenti limiti:

  • presenza di precise ed eccezionali esigenze di servizio;
  • deve essere osservata la regola che prevede un giorno di riposo dopo almeno
    sei giorni di lavoro consecutivi [6];
  • al lavoratore deve essere riconosciuta sia la retribuzione giornaliera normalmente
    prevista, con una maggiorazione del 50%, che il riposocompensativo.

Se la richiesta di prestazione lavorativa nel giorno di ripososettimanale
non rispetta i predetti limiti e si ripete per un lungo periodo di tempo, dà diritto
al lavoratore di rivolgersi ad un giudice per ottenere il risarcimento del danno
subito per non aver usufruito del ripososettimanale.

Lavoro nelgiornoinfrasettimanalefestivo

La pubblica amministrazione può chiedere al dipendente di prestare la sua attività
lavorativa in un giorno infrasettimanale festivo? La risposta è sì. Infatti, la
contrattazione collettiva nazionale prevede la possibilità di tale richiesta, a
condizione che al dipendente venga riconosciuto un giorno di riposo compensativo
o in alternativa il pagamento del compenso previsto per lavoro straordinario festivo.
In questi casi, la scelta spetta al lavoratore.

Ripososettimanalenelsettoreprivato

Come il dipendente pubblico, anche il dipendente privato ha diritto, ogni sette
giorni, al riposo settimanale di almeno ventiquattrore consecutive. La legge
[7]
stabilisce che il periodo di riposo settimanale deve essere cumulato con
il riposo giornaliero di undici ore consecutive ogni ventiquattrore di lavoro.
Il giorno di riposo settimanale solitamente coincide con la domenica. Si
tratta di un diritto irrinunciabile anche se possono esserci delle eccezioni. Per
alcune attività, per esempio, sono previste deroghe alle regole della consecutività,
della coincidenza con la domenica e della durata [8]. Anche la contrattazione
collettiva nazionale, può prevedere deroghe alle regole sul riposo settimanale.
Ad esempio, la contrattazione collettiva può prevedere che, per esigenze di servizio,
è possibile che il dipendente possa essere chiamato a lavorare nel giorno di
riposo settimanale
. In tali ipotesi, il dipendente ha diritto ad un giorno di
riposo compensativo. Nel caso in cui non possa essere concesso tale riposo
per motivi eccezionali, al lavoratore deve essere, comunque, garantita una tutela
adeguata della sua salute. Anche la regola della coincidenza del giorno di riposo
settimanale con la domenica può essere derogata in determinati casi. In queste ipotesi
il riposo settimanale è spostato ad un giorno diverso dalla domenica, attraverso
il sistema di turnazione del personale.

Il ripososettimanale: le sanzioni

Cosa succede se il datore di lavoro non rispetta le regole sul riposo settimanale?
Nel caso in cui il datore di lavoro non rispetti tali regole, sarà punito con una
sanzione amministrativa da € 200,00 a € 1.500,00 [9].

note

[1] Art 36 Costituzione. 

[2] Art. 2109 cod. civile. 

[3] Art. 24 del CCNL del 14.9.2000. 

[4] Art.5, comma 2, del D.Lgs.n.165/2001 e successive modifiche. 

[5] Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, sentenza n. 7 del 19/04/2013. 

[6] Tar Lombardia, Milano, n. 1879/2014; Tar Puglia, Lecce n. 1714/2014. 

[7] D.Lgs. n.66 dell’8/4/2003, Direttiva 93/104 modificata da Direttiva 2000/34. 

[8] Art. 9, comma 2, lettera a), b), c) D.Lgs. n.66 dell’8/4/2003.  

[9] Art. 18 bis, comma 3, n.66 dell’8/4/2003. 


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