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Lo sai che? Assegno circolare: quanti giorni per incassarlo?

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2018

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La differenza tra assegno circolare e bancario, i diversi termini per l’accredito sul conto corrente e le conseguenze in caso di mancato incasso.

Hai ricevuto un assegno circolare, ma siccome era di basso importo non ti sei curato di andare in banca per incassarlo. Ora sono passate diverse settimane e ti chiedi se sei ancora nei termini. Hai infatti sentito dire che ci sono otto giorni per curare l’accredito sul conto degli assegni emessi «su piazza» (ossia quelli la cui banca si trova nella tua stessa città) e quindici giorni per quelli fuori piazza. La questione è stata decisa proprio ieri dalla Cassazione [1] che, con una sentenza chiara e semplice, ha spiegato quanti giorni ci sono per incassare un assegno circolare. Vediamo insieme dunque qual è la risposta a questo quesito legale.

Differenza tra assegno circolare e bancario

La soluzione al quesito è diversa a seconda se parliamo di assegno circolare e bancario. Pertanto, prima di svelare quanti giorni ci sono per incassare un assegno circolare, dobbiamo ricordare qual è la differenza tra tali due titoli.

Assegno bancario

Gli assegni bancari sono quelli più comuni. Al momento dell’apertura di un conto corrente, il correntista può chiedere alla banca il rilascio di un carnet di assegni. Quando il titolare stacca un assegno e lo consegna a un proprio creditore non fa altro che incaricare la propria banca di pagare al portatore la somma indicata sul titolo. Se tale somma non è presente sul conto corrente, l’assegno va in protesto. L’assegno bancario quindi si basa su un rapporto di fiducia tra correntista, banca e terzo prenditore: non è infatti detto che l’assegno sia coperto da un deposito sufficiente a consentirne il pagamento e, se così non dovesse essere, il debitore ne pagherebbe le conseguenze (sanzioni da parte della Prefettura e pignoramento da parte del creditore). In sintesi, di norma, l’assegno bancario presuppone l’esistenza di un conto corrente e che il conto corrente sia pieno, o meglio possa “coprire” l’importo riportato sull’assegno medesimo.

Assegno circolare

L’assegno circolare viene emesso dalla banca solo a seguito della materiale consegna dei soldi da parte del richiedente. Quindi non presuppone l’esistenza di un conto corrente. Ad esempio se una persona vuol consegnare 10mila euro a un’altra e questa vuol essere rassicurata sul fatto che detta somma gli sarà effettivamente corrisposta, può depositare l’importo in banca e farsi rilasciare dalla stessa un titolo da rilasciare al creditore (appunto l’assegno circolare); con tale titolo il creditore andrà allo sportello a ritirare i soldi o a chiederne l’accredito sul proprio conto. A differenza dell’assegno bancario, dunque, l’assegno circolare è sempre coperto visto che il denaro è già stato depositato in anticipo in banca e senza di esso non verrebbe emesso il titolo.

Tempi di incasso dell’assegno bancario

La legge stabilisce i termini entro cui andare a incassare l’assegno bancario. Eccoli:

  • assegni su piazza, ossia pagabili nello stesso Comune in cui il titolo è stato emesso: in tal caso, il termine per incassare l’assegno è di 8 giorni dalla data di emissione (ossia la data riportata in alto a destra dell’assegno);
  • assegni fuori piazza, ossia pagabili in un Comune diverso da quello di emissione: il termine per incassare l’assegno è di 15 giorni dalla data della sua emissione;
  • assegni da pagare in uno Stato diverso da quello in cui è stato emesso: il termine è di 20 giorni se lo Stato è europeo; per gli altri Stati invece il termine è di 60 giorni.

Conseguenze del mancato incasso nei termini dell’assegno bancario

Abbiamo appena elencato i termini entro cui incassare gli assegni bancari. Ma che succede se il beneficiario si reca in banca dopo questo termine? La spiegazione è semplice. Una volta emesso l’assegno, il debitore non può più revocare l’ordine dato alla banca di pagare il titolo. Così, se Mario dà un assegno bancario a Francesco e il giorno dopo si pente di ciò, la banca di Mario deve comunque pagare a Francesco il titolo nel momento in cui questi si presenta per l’incasso, neanche se ad ordinarglielo è Mario stesso, suo cliente. Tuttavia, questa irrevocabilità dell’ordine vale solo entro i termini dell’incasso (quelli che abbiamo appena elencato). Pertanto, una volta scaduti gli 8 giorni per gli assegni su piazza o i 15 giorni per gli assegni fuori piazza, l’assegno bancario, pur restando valido, potrebbe essere revocato dal debitore. Il correntista potrebbe cioè ordinare alla propria banca di non pagare più il titolo ed essa, questa volta, è tenuta ad obbedire. La revoca dell’assegno bancario una volta scaduti i termini non implica quindi il protesto.

Termini per il pagamento di assegni circolari

Completamente diverso è il discorso per il pagamento degli assegni circolari. Per questi la Cassazione ha detto che non valgono i termini previsti per gli assegni bancari e ben si può andare a ritirare il titolo anche scaduti gli 8 o i 15 giorni. Difatti l’assegno circolare è, per struttura e caratteri, distinto dall’assegno bancario che costituisce un titolo di credito all’ordine. Si deve dunque – prosegue la decisione – escludere anche la possibilità dell’intestatario, trascorso il termine di pagamento, di dare l’ordine alla banca di non pagare il titolo.

La legge [2] prevede che chi possiede un assegno circolare ha tre anni di tempo per incassarlo. Tale normativa ha istituito un Fondo per le vittime di frodi finanziarie e prevede che gli importi degli assegni circolari non riscossi nel termine di tre anni siano versati al Fondo entro il 31 maggio dell’anno successivo.

Se l’assegno circolare non viene riscosso dal prenditore, colui che ne ha richiesto l’emissione ha diritto alla restituzione del relativo importo entro dieci anni. Siamo infatti di fronte ad un rapporto di mandato come tale revocabile nel normale termine di prescrizione.

 

note

[1] Cass. sent. n. 5889/2018 del 12.03.2018.

[2] Legge n. 266/2005.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 29 maggio 2017 – 12 marzo 2018, n. 5889
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

Svolgimento del processo

In data 30/3/2001 T.P. chiedeva alla Banca del Piemonte l’emissione di un assegno circolare a favore della figlia M.A. , dell’importo di Lire 100.000.000, che veniva emesso con addebito sul conto corrente della T. stessa, ma non veniva posto all’incasso dalla beneficiaria che ne denunciava lo smarrimento soltanto in data 11/7/2011. In data 28/05/2009 la Banca del Piemonte trasferiva la somma di Euro 51.645,69 al Fondo depositi “dormienti”, istituito con L. 266 del 2005, relativo, tra l’altro, agli assegni circolari non riscossi nel termine di prescrizione del diritto.
Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. davanti al Tribunale di Torino, nei confronti di Consap s.p.a., quale gerente del predetto Fondo, la T. chiedeva la condanna della società al pagamento della somma in questione.
Costituitosi il contraddittorio, la Consap eccepiva la prescrizione del diritto e chiedeva il rigetto della domanda.
Il Tribunale, con ordinanza in data 08/4/2013, dichiarava il difetto di legittimazione della ricorrente, ritenendo legittimata soltanto la beneficiaria.
Proponeva appello la T. . Costituitosi il contraddittorio, la società ne chiedeva il rigetto.
La Corte di Appello di Torino, con sentenza in data 28/4/2015, rigettava l’appello, pur correggendo la motivazione del provvedimento impugnato: dichiarava la legittimazione attiva dell’appellante, ma affermava la sussistenza di prescrizione del suo diritto.
Ricorre per cassazione l’appellante.
Resiste con controricorso l’appellata.
Le parti depositano memorie per l’udienza.
Assegnata la causa a sentenza il 29/5/2017, il Collegio si è riconvocato per la Camera di Consiglio del 3/10/2017, nella quale ha assunto la presente decisione.

Motivi della decisione

Con il primo motivo,la ricorrente lamenta violazione degli artt. 35, , Legge Assegno, per avere la Corte di Appello ritenuto applicabile analogicamente all’assegno circolare le norme di cui all’art. 35 Legge Assegno.
Con il secondo, violazione degli artt. 2008, 2016, 2019 c.c., 82 e 86 Legge assegno, per avere la Corte ritenuto che lo smarrimento dell’assegno circolare precludesse all’intestataria la riscossione della somma relativa.
Con il terzo, violazione degli artt. 1719, 1720, 1722 c.c., per aver ritenuto la Corte che la revoca del mandato da parte del richiedente fosse sufficiente a far sorgere il diritto alla restituzione della provvista.
Con il quarto, violazione degli artt. 84 Legge Assegno e 2935 c.c., per aver ritenuto la Corte che il diritto alla ripetizione della provvista potesse essere fatto valere dalla ricorrente prima della data di prescrizione del diritto cartolare spettante alla beneficiaria.
Con il quinto, violazione dell’art. 1 comma 345 ter L. n. 266 del 2005 e 2935 c.c., per aver ritenuto la Corte che il diritto alla ripetizione della provvista potesse essere fatto valere dalla ricorrente prima dell’entrata in vigore della legge istitutiva del FONDO.
I motivi proposti sono tutti strettamente collegati, e richiedono una trattazione unitaria.
Va innazitutto esaminato il quadro normativo di riferimento. In linea generale, l’art. 2935 c.c. precisa che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, e l’art. 2946 c.c., aggiunge che, salvo i casi in cui la legge disponga diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni.
Quanto alla disciplina dell’assegno, l’art. 84, secondo comma, R.D. n. 1736 del 1933, chiarisce che, riguardo agli assegni circolari, l’azione contro l’emittente istituto bancario si prescrive nel termine di tre anni dall’emissione. Ancora, ma con riferimento all’assegno bancario, l’art. 32 prevede un termine assai stretto (otto giorni) per la presentazione dell’assegno stesso all’incasso, se pagabile nel medesimo comune in cui è stato emesso (termini più ampi, anche se sempre assai limitati, se il Comune è differente); dopo trascorso tale termine, l’intestatario dell’assegno può ordinare di non pagare la somma; in mancanza di tale ordine, l’assegno può comunque essere pagato anche successivamente (art. 35).
Per struttura e caratteri l’assegno bancario si distingue nettamente da quello circolare che costituisce un titolo di credito all’ordine, emesso da un istituto di credito a ciò autorizzato dall’autorità competente, per un importo che sia disponibile presso di esso al momento della emissione, e pagabile a vista presso tutti i recapiti indicati dall’emittente. Deve dunque escludersi una applicazione analogica degli artt. 32 e 35 all’assegno circolare.
Va ancora precisato che l’art. 1 commi 343 – 345 L. n. 266 del 2005 ha costituito un Fondo per indennizzare le vittime di frodi finanziarie, alimentato tra l’altro dall’importo di conti correnti e rapporti bancari “dormienti”. Assai significativamente l’art. 1 comma 345 ter precisa che gli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto di cui all’art. 84, secondo comma, r.d. n. 1736 del 1933, sono versati al Fondo entro il 31 maggio dell’anno successivo a quello in cui scade il termine di prescrizione. Aggiunge che resta impregiudicato il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo.
Proprio le caratteristiche suindicate dell’assegno circolare configurano il rapporto tra il titolare dell’assegno stesso e l’istituto bancario, come mandato (al riguardo, Cass. N. 11961 del 2003). È indubbio che il mandato sia sempre revocabile (art. 1722 c.c. ss.) e se revoca del mandato vi fosse, è da ritenere (contrariamente a quanto afferma la ricorrente) che il diritto alla restituzione potrebbe essere fatto valere, pur pendendo il termine triennale per l’azione cartolare del beneficiario (e dalla revoca decorrerebbe la prescrizione decennale): non vi è prova alcuna peraltro che la T. avesse disposto tale revoca.
Dopo trascorso il termine triennale, il beneficiario non può più ottenere il pagamento dell’assegno, e a quel punto il richiedente l’assegno stesso potrà ripetere la provvista (senza necessità di revocare il mandato che è oggettivamente venuto meno).
Dallo spirare del triennio decorre quindi la prescrizione del diritto.
Anche la predetta legge 266 sembra fornire qualche conferma alla ricostruzione effettuata, là dove da un lato afferma, come si è detto, che gli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto vengono versati al fondo nell’anno successivo a quello in cui scade tale termine, dall’altro che resta impregiudicato nei confronti del Fondo il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo.
Nella specie, pacificamente la prescrizione dell’azione della M. nei confronti dell’emittente si verificò il 30.3.2004; quella del diritto della ricorrente alla restituzione della provvista si verificava il 30.3.2014, posteriormente all’inizio della presente causa.
Va pertanto accolto nei termini suindicati il ricorso e cassata la sentenza impugnata.
Può decidersi nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto. Va conseguentemente accolta la domanda della T. , con condanna della CONSAP a restituire la somma richiesta, con interessi dalla domanda.
La novità della questione richiede la compensazione delle spese tra le parti per tutti i gradi di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, nei termini di cui in motivazione; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie la domanda di T.P. e condanna la CONSAP a pagare alla stessa la somma di Euro 51.645,69 oltre interessi dalla domanda. Compensa le spese tra le parti per tutti i gradi di giudizio.


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