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Lo sai che? Omissione di soccorso per incidente stradale: chi rischia?

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2018

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L’obbligo di prestare assistenza ai feriti successivo al sinistro stradale è punito a prescindere dalla responsabilità.

Dopo un incidente stradale, il responsabile del sinistro ha sempre l’obbligo di non allontanarsi e di fornire le proprie generalità nonché gli estremi della propria polizza assicurativa: ciò al fine di facilitare le pratiche del risarcimento. Se il responsabile scappa, commette un semplice illecito amministrativo (passibile di una multa) se non ci sono feriti; commette invece un reato se ci sono feriti. In quest’ultimo caso ha anche l’obbligo di non spostare il veicolo per consentire alle autorità di intervenire e fare i rilievi del caso necessari a ricostruire la dinamica dell’incidente. Oltre a ciò c’è un secondo obbligo: quello di fornire soccorso ai feriti. Tuttavia, in questo caso, a differenza del precedente, ad essere obbligati sono tutti i soggetti coinvolti nel sinistro e non solo il responsabile. Il codice della strada stabilisce infatti che l’automobilista, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento (quindi a prescindere dalle eventuali colpe), ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona. La questione è stata recentemente affrontata dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo chi rischia in caso di omissione di soccorso per incidente stradale.

Che fare dopo un incidente stradale

Chi è rimasto coinvolto in un incidente stradale con la presenza di feriti ha l’obbligo di:

  • fermarsi per consentire la propria identificazione alle autorità nel momento in cui queste, se opportunamente chiamate, interverranno per stilare il verbale;
  • prestare il soccorso materiale alle persone che abbiano riportato danni fisici nonché a prescindere dalla propria responsabilità nel sinistro stesso.

Di recente la giurisprudenza ha stretto le mani sulla fattispecie che prevede l’omissione di soccorso, non ammettendo la possibilità di deroghe. Ad esempio non è prevista eccezione per l’autista che sia sceso dall’auto per sincerarsi delle condizioni della persona investita, ma che poi si sia allontanato credendo che non ci fossero lesioni, dopo aver accertato la presenza di altre persone sul posto. Il dovere di non allontanarsi e di prestare soccorso ai feriti discende dal codice della strada che attribuisce all’utente della strada, coinvolto in un sinistro «comunque riconducibile al suo comportamento», una posizione di garanzia per proteggere altri utenti coinvolti nel medesimo incidente dal pericolo derivante da un ritardato soccorso.

L’obbligo di attivarsi – che come abbiamo detto sussiste indipendentemente dalla responsabilità del sinistro – non implica certo di mettere in atto misure di tipo medico (medicamenti, immobilizzazioni, respirazione bocca a bocca), conoscenze queste che di certo non sono richieste all’automobilista, ma di chiamare le autorità e di attendere che queste intervengano. L’assistenza prevista dalla normativa non è quindi solo sanitaria ma è costituita da ogni forma di aiuto morale o materiale richiesta dalla circostanza. Chi non è il medico non può valutare l’assenza di lesioni in capo ad un soggetto, per cui non può decidere se la gravità del caso gli consenta di andare via o meno. Nel dubbio occorre quindi chiamare i soccorsi e restare sul posto fino al loro arrivo.

Come detto il reato di omissione di soccorso punisce non solo la persona che abbia causato l’incidente, ma anche chi ne sia rimasto coinvolto a qualunque titolo. Nessuno può allontanarsi anche se costata che gli altri presenti si stanno occupando dei feriti.

Non basta neanche fermarsi momentaneamente perché il dovere di non allontanarsi dal luogo dell’incidente deve durare finché non arrivano le autorità.

Omissione di soccorso e arresto in flagranza

Il codice della strada, in caso di omissione di soccorso, prevede anche l’arresto facoltativo fuori dalla flagranza del reato. Il conducente può essere quindi arrestato anche se sono trascorse più di 24 ore dal sinistro.

Quando non c’è omissione di soccorso

Secondo i giudici del reato di omissione di soccorso non sussiste quando l’automobilista non si accorge, durante una manovra, di avere urtato un pedone. In questi casi a salvare il responsabile dell’assenza di malafede ossia alla non consapevolezza di aver procurato un incidente con feriti e conseguente obbligo di prestare soccorso.

note

[1] Cass. sent. n. 10736/18 del 9.03.2018.

[2] Art. 189 cod. 6 cod. str.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 7 febbraio – 9 marzo 2018, n. 10736
Presidente Di Salvo – Relatore Cenci

Ritenuto in fatto

1. La Corte di appello di Milano il 23 febbraio 2017 ha integralmente confermato la sentenza con cui il 22 febbraio 2016 il Tribunale di Sondrio ha riconosciuto M.G. responsabile del reato di cui all’art. 189, comma 6, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, in quanto, trovandosi alla guida di una trattrice agricola ed essendo rimasto coinvolto in un sinistro stradale con feriti (C.C. , C.A. e Co.Si. ), si allontanava dal luogo prima che le forze di polizia potessero procedere alla sua identificazione ed alle verifiche ed ai rilievi del caso, fatto commesso l’11 novembre 2013.
2. Ricorre tempestivamente per la cassazione della sentenza l’imputato, tramite difensore, che si affida a quattro motivi con i quali denunzia promiscuamente violazione di legge e difetto motivazionale.
2.1. Mediante i primi due motivi censura violazione degli artt. 42, comma 2, cod. pen. in tema di elemento soggettivo e 533, comma 1, cod. proc. pen., in relazione alla sussistenza del dolo ed al mancato riconoscimento di ipotesi logiche alternative rispetto all’accusa.
Richiamata la motivazione della Corte di appello nella parte in cui sottolinea che la difesa ignora le fotografie, da cui risulta che l’auto delle sorelle C. era sfondata nella parte anteriore sinistra, “segno oggettivo di un evento inevitabilmente percepibile e di impossibile sottovalutazione” (p. 1 della sentenza) e che i gravi danni ai veicoli coinvolti, tra i quali quello delle signore C. , ed “il fumo sprigionatosi dopo l’impatto, comunque percepito dal M. che sia pure fugacemente arrestò la marcia dopo qualche metro, salvo poi prontamente allontanarsi, le modalità con cui i due conducenti feriti uscirono dall’abitacolo segnalano l’oggettiva impossibilità di sottovalutare l’accaduto e di escludere danni alle persone coinvolte” (p. 2), il ricorrente censura il ragionamento, secondo cui sussisterebbe il dolo perché l’imputato ha percepito o avrebbe dovuto percepire il verificarsi di un sinistro idoneo a produrre danni.
In realtà – si sottolinea nel ricorso – affinché possa dirsi sussistente il dolo non è sufficiente la sola percezione del verificarsi di un incidente stradale idoneo a produrre eventi lesivi ma è anche necessaria la consapevolezza da parte dell’agente che l’incidente sia riconducibile al proprio comportamento, come evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità (si richiama Sez. 4, n. 17220 del 09/05/2012), e ciò in quanto il comma 1 dell’art. 189 del d. Igs. n. 285 del 1992 richiede il collegamento tra il comportamento dell’agente e l’incidente.
Si evidenzia che l’imputato, pur avendo sicuramente percepito il verificarsi di un sinistro, tanto da essere sceso dal mezzo per recarsi sul luogo dell’incidente, non avrebbe percepito “il suo ruolo causale o comunque il suo coinvolgimento in detto sinistro (ruolo che, peraltro, non è stato nemmeno accertato dalla Polstrada: D.Z. , verbale udienza 9/11/15, p. 9 e 10)” (p. 5 del ricorso).
Si sottolinea la mancanza di prova dell’urto tra il trattore dell’imputato e l’autovettura (due testi lo affermano, C.A. e V. , ma una lo esclude, Co. , circostanza non riferita dalla Corte di appello; alla p. 4 della sentenza di primo grado si ammette la possibilità che non vi sia stato urto diretto tra i veicoli; la polizia giudiziaria non ha riscontrato la presenza di segni sulla lama collocata sulla parte anteriore sinistra del mezzo di M. ), sullo specifico punto sottolineando il travisamento in cui sarebbe incorsa la Corte di merito, che (p. 3) “confonde la robustezza della trattrice in genere con quella della lama pur in assenza della benché minima scalfittura” (p. 6 del ricorso).
Il passaggio da ultimo richiamato sarebbe illogico, “dal momento che proprio l’assenza di qualsiasi segno indica che se mai urto o contatto è avvenuto allora è stato di entità così lieve da non poter essere percepito dal M. . D’altra parte, considerate le dimensioni della trattrice, sarebbe stato sufficiente a causare il sinistro anche un contatto molto lieve ed è senz’altro ascrivibile a fatto notorio che un mezzo agricolo come la trattrice-falciatrice in questione ha un alto livello di rumorosità quando è in marcia riducendo, quindi, drasticamente la percezione auditiva del conducente” (p. 6 del ricorso).
In tema di accertamento del dolo, la Corte di appello avrebbe poi trascurato il comportamento successivo dell’imputato, essendo estremamente probabile che lo stesso non si sia accorto di avere concorso a cagionare il sinistro. Essendo, infatti, indiscusso, oltre che riferito dal teste di accusa V. , che M. si è fermato, si è recato sul luogo del sinistro e, ivi giunto, ha parlato con il suo collega D.G. , appare del tutto illogico che la persona che non voglia essere identificata si fermi, posteggi, così che la targa sia immediatamente rilevabile da chiunque, per di più nella sua zona di residenza dove è conosciuto. L’insieme di tali circostanze dimostrerebbe la mancata consapevolezza da parte di M. di aver causato l’incidente; emergerebbe, comunque, l’impossibilità di riconoscerlo colpevole, ai sensi dell’art. 533, comma 1, cod. proc. pen., sussistendo un più che ragionevole dubbio sull’elemento soggettivo del reato.
2.2. Con il terzo ed il quarto motivo si censura promiscuamente violazione di legge e difetto motivazionale in relazione alla mancata applicazione dell’art. 131-bis cod. proc. pen., essendo stata esclusa l’applicazione della causa di non punibilità sulla base di una motivazione (p. 3 della sentenza) che si stima errata e fallace, in quanto è da escludersi l’abitualità del comportamento, essendo l’imputato incensurato, e l’offesa tenue, poiché M. stava viaggiando a velocità normale, non è stata accertata alcuna invasione della opposta corsia né perdita di controllo del veicolo, subito dopo l’incidente l’imputato si è comunque fermato, ponendo in concreto i presupposti per la propria successiva, agevole, identificazione e, una volta rintracciato dalla p.g., è tornato sul luogo dell’incidente (“condotta che è valsa all’imputato la mancata contestazione anche del più grave reato di cui al c. 7 dell’art. 189”, p. 14 del ricorso), circostanze tutte sintomatiche di un dolo di intensità, comunque, minima.
Infine, si evidenzia che, avendo la Corte di appello, per escludere l’applicazione dell’art. 131-bis cod. pen., enfatizzato il danno (p. 3 della sentenza impugnata), le lesioni patite dalle signore C. e dal sig. Co. non sarebbero da considerare danni conseguenti alla condotta, perché il reato di lesioni colpose non è stato contesto né a M. né ad alcuno.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
1.1. I primi due motivi enfatizzano il mancato urto tra veicoli e l’assenza di prova del contatto diretto tra la trattrice condotta dall’imputato ed altra vettura.
1.1.1. In realtà, però, l’ampia dicitura dell’art. 186, comma 1, del codice della strada non presuppone affatto un urto ma solo, con dicitura piuttosto ampia, il verificarsi di un “incidente comunque ricollegabile al (…) comportamento” dell’utente della strada, pur se non responsabile dell’incidente stesso (Sez. 4, n. 52539 del 09/11/2017 Spernanzoni, Rv. 271260; né peraltro responsabile di alcun reato: cfr. Sez. 4, n. 33761 del 17/05/2017, Tafa, Rv. 270905; Sez. 4, n. 34138 del 21/12/2011, dep. 2012, Cilardi, Rv., 253754).
Ed è stato al riguardo – opportunamente – puntualizzato quanto segue:
“2.4. Il reato in esame trova, dunque, il suo fondamento nell’obbligo giuridico di attivarsi previsto dall’art. 189, comma 1, cod. strada, che attribuisce all’utente della strada, coinvolto in un sinistro comunque riconducibile al suo comportamento, una posizione di garanzia per proteggere altri utenti coinvolti nel medesimo incidente dal pericolo derivante da un ritardato soccorso. La posizione di garanzia trova, nel caso in esame, la sua ratio nel dato di esperienza per cui i protagonisti del sinistro sono in condizione di percepirne nell’immediatezza le conseguenze dannose o pericolose, dunque di evitare, indipendentemente dall’ascrivibilità agli stessi di tali conseguenze, che dal ritardato soccorso delle persone ferite possa derivarne un danno alla vita ed all’integrità fisica. Come già affermato da questa Sezione, il combinato disposto dei commi 1, 6 e 7 dell’art. 189 d.lgs. n.285/1992, non lega l’obbligo di assistenza alla consumazione e all’accertamento di un reato, ma al semplice verificarsi di un incidente comunque ricollegabile al comportamento dell’utente della strada al quale l’obbligo di assistenza è riferito. Nella previsione incriminatrice manca qualsiasi rapporto che condizioni l’esistenza dell’obbligo di attivarsi alla qualificazione come reato della condotta dell’utente. All’evidenza, la sola condizione per la esigibilità della assistenza e la punibilità della sua omissione è posta nella generalissima relazione di collegamento (a qualsiasi titolo) tra incidente e comportamento di guida dell’utente della strada (Sez. 4, n.34138 del 21/12/2011, dep. 2012, Cilardi, Rv. 25374501).
2.5. In definitiva, l’art.189, comma 1, cod. strada, disponendo che L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona, ha inteso attribuire all’espressione incidente comunque ricollegabile al suo comportamento il valore di antefatto non punibile idoneo ad identificare il titolare della posizione di garanzia. La Corte territoriale ha, dunque, correttamente interpretato la disposizione che sanziona la condotta omissiva dell’utente della strada, comunque coinvolto in un sinistro, che non presti assistenza alle persone ferite, ritenendo che l’obbligo di attivarsi sussista indipendentemente dalla responsabilità nel sinistro” (così Sez. 4, n. 52539 del 09/11/2017 Spernanzoni, cit., in motivazione, punti nn. 2.4 e 2.5. del “ritenuto in diritto”).
In altre parole, è il coinvolgimento “comunque” in un sinistro, persino senza alcuna responsabilità, a far scattare gli obblighi di fermarsi (art. 189, comma 6, del d. Igs. n. 285 del 1992, contestato a M.G. ) e di prestare assistenza ai feriti (art. 189, comma 7, del d.lgs. n. 285 del 1992, non contestato a M.G. ), e ciò proprio perché “In tema di circolazione stradale, il reato di cui all’art. 189, commi 6 e 7, cod. strada è configurabile nei confronti dell’utente della strada coinvolto nel sinistro, pur se non responsabile dello stesso, in quanto l’incidente, che è comunque ricollegabile al suo comportamento, assume il valore di antefatto non punibile idoneo ad identificare il titolare di una posizione di garanzia al fine di proteggere gli altri utenti coinvolti dal pericolo derivante da un ritardato soccorso” (Sez. 4, n. 52539 del 09/11/2017 Spernanzoni, cit.).
1.1.2. Ciò precisato, i Giudici di merito hanno – non irragionevolmente tratto la prova della consapevolezza dalle conseguenze materiali dell’incidente, fotograficamente documentate, essendo “l’auto delle sorelle C. , letteralmente sfondata nella parte anteriore sinistra (…), segno oggettivo di un evento inevitabilmente percepibile e di impossibile sottovalutazione” (p. 1 della sentenza); accanto ai gravi danni ai mezzi, sono stati evidenziati anche il “fumo sprigionatosi dopo l’impatto, comunque percepito dal M. che sia pure fugacemente arrestò la marcia dopo qualche metro, salvo poi prontamente allontanarsi, (e) le modalità con cui i due conducenti feriti uscirono dall’abitacolo (, elementi che) segnalano l’oggettiva impossibilità di sottovalutare l’accaduto e di escludere danni alle persone coinvolte” (p. 2 della sentenza).
Il ragionamento riferito è congruo e legittimo, in quanto “L’elemento soggettivo del reato di mancata prestazione dell’assistenza occorrente in caso di incidente (art. 189, comma 7, cod. strada), può essere integrato anche dal dolo eventuale, ravvisabile in capo all’agente che, in caso di sinistro comunque ricollegabile al suo comportamento ed avente connotazioni tali da evidenziare, in termini di immediatezza, la probabilità, o anche solo la possibilità, che dall’incidente sia derivato danno alle persone e che queste necessitino di soccorso, non ottemperi all’obbligo di prestare assistenza ai feriti (In motivazione, la Corte ha osservato che il dolo eventuale, pur configurandosi normalmente in relazione all’elemento volitivo, può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso il rischio)” (Sez. 4, n. 33772 del 15/06/2017, Dentice Di Accadia Capozzi, Rv. 271046; in senso conforme, v. Sez. 4, n. 23177 del 15/03/2016, Trinche, Rv. 266969; Sez. 4, n. 17720 del 06/03/2012, Turcan, Rv. 252374; Sez. 4, n. 34134 del 13/07/2007, Agostinone, Rv. 237239).
1.2. Quanto agli ulteriori motivi, incentrati sulla omessa applicazione dell’art. 131-bis cod. pen., i Giudici di merito hanno escluso la particolare tenuità del fatto, invocata in appello (pp. 5-6), in base alla gravità delle conseguenze dell’incidente, avendo sottolineato essere stata sfondata l’auto delle sorelle C. , la fuoriuscita di fumo dai veicoli e le difficoltà per i conducenti di uscire dagli abitacoli (pp. 1-2 della sentenza), evidentemente disattese le circostanze ipoteticamente valorizzabili in senso opposto.
2. Consegue alle considerazioni svolte il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente, per legge, al pagamento della spese processali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Art. 189. * Comportamento in caso di incidente.

“Nuovo codice della strada”, decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni. 

Attenzione: Patente a punti, consultare la tabella.

TITOLO V – NORME DI COMPORTAMENTO

Art. 189. Comportamento in caso di incidente.

1. L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona.

2. Le persone coinvolte in un incidente devono porre in atto ogni misura idonea a salvaguardare la sicurezza della circolazione e, compatibilmente con tale esigenza, adoperarsi affinché non venga modificato lo stato dei luoghi e disperse le tracce utili per l’accertamento delle responsabilità.

3. Ove dall’incidente siano derivati danni alle sole cose, i conducenti e ogni altro utente della strada coinvolto devono inoltre, ove possibile, evitare intralcio alla circolazione, secondo le disposizioni dell’art. 161. Gli agenti in servizio di polizia stradale, in tali casi, dispongono l’immediata rimozione di ogni intralcio alla circolazione, salva soltanto l’esecuzione, con assoluta urgenza, degli eventuali rilievi necessari per appurare le modalità dell’incidente.

4. In ogni caso i conducenti devono, altresì, fornire le proprie generalità, nonché le altre informazioni utili, anche ai fini risarcitori, alle persone danneggiate o, se queste non sono presenti, comunicare loro nei modi possibili gli elementi sopraindicati.

5. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di fermarsi in caso di incidente, con danno alle sole cose, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 294  a euro 1.174. In tale caso, se dal fatto deriva un grave danno ai veicoli coinvolti tale da determinare l’applicazione della revisione di cui all’articolo 80, comma 7, si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. (1)

6. Chiunque, nelle condizioni di cui comma 1, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. Nei casi di cui al presente comma sono applicabili le misure previste dagli articoli 281, 282, 283 e 284 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti previsti dall’articolo 280 del medesimo codice, ed è possibile procedere all’arresto, ai sensi dell’articolo 381 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti di pena ivi previsti. (1) (3)

7. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite, è punito con la reclusione da un anno a tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo non inferiore ad un anno e sei mesi e non superiore a cinque anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. (1) (3)

8. Il conducente che si fermi e, occorrendo, presti assistenza a coloro che hanno subito danni alla persona, mettendosi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, non è soggetto all’arresto stabilito per il caso di flagranza di reato.

8-bis. Nei confronti del conducente che, entro le ventiquattro ore successive al fatto di cui al comma 6, si mette a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, non si applicano le disposizioni di cui al terzo periodo del comma 6. (2)

9. Chiunque non ottempera alle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335.

9-bis. L’utente  della  strada,  in  caso  di  incidente  comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o  più  animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di  fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea  ad  assicurare  un  tempestivo intervento di soccorso agli animali  che  abbiano  subito  il  danno.

Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente  e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una  somma  da euro 410 a euro 1.643. Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono  porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento  di soccorso.

Chiunque  non  ottempera  all’obbligo  di  cui  al  periodo precedente e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento  di una somma da euro 82 a euro 328.

(1) Così sostituito dall’art. 2, legge 9 aprile 2003, n. 72.

(2) Comma introdotto dall’art. 2, legge 9 aprile 2003, n. 72.

(3) Comma come modificato dal d.l. 23 maggio 2008, n. 92 convertito con modificazioni dalla legge 24 luglio 2008, n. 125.

(4) Comma aggiunto dalla legge 29 luglio 2010, n. 120 ( G.U. n. 175 del 29 luglio 2010 suppl. ord.).


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