Blocco pensione a chi non paga le cartelle esattoriali

14 marzo 2018


Blocco pensione a chi non paga le cartelle esattoriali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 marzo 2018



Possibile il blocco prima ancora del pignoramento: così Agenzia Entrate Riscossione può superare il limite di pignoramento di un quinto e prendersi tutta la pensione.

Brutte notizie per i pensionati che hanno maturato debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione per cartelle di pagamento non saldate. Se è vero che la legge stabilisce degli scaglioni al pignoramento delle pensioni, scaglioni che comunque non possono superare un quinto dell’importo mensile (anche se accreditato sul conto corrente), questa normativa può essere facilmente aggirata e l’Esattore può prendersi tutta la pensione. Possibile? Sì: la novità è contenuta nella legge di bilancio 2018 [1] ed a confermarlo è lo stesso Inps in un messaggio appena diramato e che riportiamo per intero a termine di questo articolo [2]. Ad essere colpiti però non saranno tutti gli anziani, ma solo coloro che percepiscono importi oltre una certa cifra. Ecco dunque come funziona il nuovo blocco della pensione a chi non paga le cartelle esattoriali.

In base all’attuale legge [3], ogni volta in cui la pubblica deve effettuare, in favore di un contribuente ed a qualsiasi titolo, un pagamento di almeno 5mila euro (tale limite, prima pari a 10mila euro, è stato ridotto alla metà dalla legge di bilancio 2018) deve sospendere l’accredito e interrogare l’Agente della Riscossione per verificare se il beneficiario è debitore di somme per l’omesso versamento di una o più notifiche di cartelle di pagamento. L’Esattore ha 5 giorni di tempo per rispondere. Se sono pendenti debiti, l’Agente per la riscossione ha 60 giorni di tempo per attivare la procedura di riscossione (inizialmente il termine era di 30 giorni, ma anche questo è stato ridotto dalla legge di bilancio), notificando al debitore l’ordine di versamento delle somme dovute. Ne abbiamo già parlato in Cartelle di pagamento e riscossione: ultime novità

In buona sostanza, dal 1° gennaio 2018, devono essere bloccati i pagamenti dell’Inps di pensioni, di indennità di fine servizio o di fine rapporto il cui importo netto superi i 5.000 euro per consentire all’Agenzia Entrate Riscossione di effettuare, su tali somme, prima del loro materiale accredito, il dovuto pignoramento e riscuotere i crediti avanzati dalla pubblica amministrazione e non soluti.

Attenzione però: l’Inps non può erogare l’assegno pensionistico finché non verifica la presenza di debiti, ma una volta accertato ciò, deve esse accantonata solo una parte della pensione pari a un quinto, detratto il minimo vitale (che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale); difatti questo è il limite di pignoramento consentito su pensioni ed altre somme ad esse assimilate. Quindi, l’Esattore potrà rivalersi con il pignoramento solo entro tale misura, che del resto è il limite generale previsto per il pignoramento delle pensioni. Ma non è detto che venga rispettata la legge; è già capitato, in passato, svariate volte che gli uffici abbiano commesso gravi errori in fase di accantonamento e riscossione e che, conseguentemente, l’Istituto Previdenziale abbia accreditato all’Agente della riscossione le somme dovute al pensionato ben oltre i limiti di pignorabilità. Il contribuente dovrà allora fare molta attenzione a che gli vengano sottratte, dopo il blocco del pagamento, solo le somme pignorabili. In caso contrario, potrà fare opposizione all’esecuzione. Ma dovrà attivarsi con un avvocato e depositare urgentemente un ricorso in tribunale (prima cioè che le somme siano accreditate); l’eventuale ricorso in autotutela non sospende i termini per il ricorso al giudice.

Insomma: stop pensioni e buonuscite a chi ha cartelle di pagamento insolute. Nei confronti dei soggetti con debiti erariali superiori a 5 mila euro, infatti, l’Inps è tenuto a sospendere per 60 giorni il pagamento di pensioni, indennità fine servizio e indennità fine rapporto dello stesso importo e a segnalare il nominativo all’agente di riscossione.

Il messaggio dell’Inps quindi aggiorna la procedura alle novità contenute nella legge di bilancio che, come detto, ha esteso la verifica e il controllo sui debiti erariali a tutti coloro che hanno debiti superiori a 5mila euro (e non più 10 mila) dando più tempo (60 giorni e non solo 30) all’Agente della riscossione per attivare la procedura di pignoramento. Due enormi vantaggi che, attive già dal 1° marzo 2018, suonano come una grossa mannaia per numerosi pensionati che avanzano crediti dall’Inps. Difatti, nel caso risulti l’inadempimento la prestazione è accantonata e il relativo pagamento sospeso per un massimo di 60 giorni. Lo stesso è previsto anche in caso di pensioni d’importo pari o superiore a 5.000 euro.

Infine, l’Inps ricorda che sono escluse dalla verifica le prestazioni assistenziali, le rendite Inail e le prestazioni erogate per conto di altri soggetti.

note

[1] Legge di Bilancio 2018, co. da 986 a 989.

[2] Inps, messaggio n. 1085/2018 del 12.03.2018.

[3] Art. 48 – bis del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito).

INPS – Messaggio 12 marzo 2018, n. 1085

Art. 1, commi da 986 a 989, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di stabilità 2018). Nuovi limiti ai controlli propedeutici al pagamento delle pensioni. Modifica alle disposizioni in materia di verifica degli inadempimenti derivanti da cartelle di pagamento di cui all’art. 48 – bis del DPR 29 settembre 1973, n. 602, nonché al DM 18 gennaio 2008, n. 40, e dirette alle pubbliche amministrazioni. Istruzioni operative per i pagamenti delle pensioni e delle indennità di fine servizio o di fine rapporto

Premessa

L’art. 48 – bis del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), ha previsto che le Amministrazioni Pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare a qualunque titolo il pagamento di un importo superiore a diecimila euro, verifichino se il beneficiario sia inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento il cui ammontare complessivo sia pari o superiore a detto importo e, in caso affermativo, che non procedano al predetto pagamento, segnalando la circostanza all’agente della riscossione competente per territorio.

Il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 18 gennaio 2008, n. 40 (Modalità di attuazione dell’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni in materia di pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni) ha poi regolamentato le modalità di attuazione del citato art. 48 – bis, prevedendo una procedura di verifica, a carico dell’Amministrazione pubblica, della situazione debitoria del destinatario del pagamento superiore a 10.000 euro, nonché di sospensione dello stesso (o di parte di esso) per un periodo di trenta giorni.

L’art. 1, commi da 986 a 989, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018 – 2020) ha apportato significative modifiche al citato art. 48 – bis del DPR n. 602, nonché al DM n. 40/2008.

In particolare, per quanto qui di interesse, i commi 986 e 987 dell’art. 1 della citata legge n. 205/2017 hanno modificato il comma 1 dell’art. 48 – bis del già menzionato DPR 602/1973 e gli articoli 1 e 2 del DM 40/2008 riducendo da € 10.000 ad € 5.000 l’importo del pagamento oltre il quale le pubbliche amministrazioni devono obbligatoriamente attivare la procedura di verifica degli inadempimenti derivanti da cartelle di pagamento non saldate da colui che deve ricevere detto pagamento.

Inoltre, il medesimo comma 987, modificando l’art. 3, IV comma, del DM 40/2008, ha elevato a 60 giorni l’intervallo di tempo durante il quale il soggetto pubblico che sta effettuando il pagamento deve sospendere lo stesso, o parte di esso, in attesa che l’agente della riscossione notifichi l’ordine di versamento delle somme dovute dal beneficiario del pagamento pubblico, ovvero che accadano altri eventi che abbiano l’effetto di eliminare le pendenze del medesimo beneficiario.

Si aggiunge che, ai sensi del successivo comma 988, la nuova soglia ed il nuovo termine di sospensione del pagamento hanno efficacia a partire dal 1° marzo 2018.

Si forniscono di seguito le indicazioni operative, sia per quanto riguarda i pagamenti a titolo di indennità di fine servizio o di fine rapporto sia per quanto riguarda i trattamenti pensionistici.

1. Pagamenti a titolo di indennità di fine servizio o di fine rapporto.

In considerazione di quanto esposto, pertanto, a partire dal 1° marzo 2018 è attivata la procedura di verifica in argomento su tutti i destinatari dei pagamenti a titolo di indennità di fine servizio o di fine rapporto il cui importo netto superi i 5.000 euro; qualora risulti l’inadempimento, la prestazione previdenziale andrà accantonata secondo la misura prevista dall’art. 545, III comma, c.p.c., ed il relativo pagamento sospeso per un massimo di 60 giorni.

2. Pagamento delle pensioni

In coerenza coi nuovi limiti, si comunica che le procedure sono state adeguate.

Si confermano le attività da effettuare a cura delle sedi, illustrate con il messaggio n. 23989 del 30 ottobre 2008, al quale si fa rinvio.

Per agevolare il lavoro degli operatori, viene proposta la seguente segnalazione:

Prima di effettuare il pagamento di importi pari o superiori a 5.000 euro è fatto obbligo di verificare presso l’amministrazione finanziaria se al beneficiario sono state notificate cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno allo stesso importo.

Si rammenta che sono escluse dal procedimento di verifica ai sensi dell’art.48 bis del DPR 602/73, le prestazioni assistenziali (cat.044, 077, 078), le rendite INAIL (cat. da 700 a 799) e le prestazioni VOCRED (cat.027), VOCOOP (cat. 028), VOESO (cat. 029) erogate per conto di soggetti diversi dall’Istituto.


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3 Commenti

  1. – Pensionato percepisce Euro 1.200,00 netti mensili
    Ha debiti nei confronti di (vari enti) riscossi da Equitalia
    per oltre Euro 60.000,00 circa.

    il massimo di pignoramento mensile sarà di 1/5 della pensione di Euro 1.200,00 ??? quindi Euro 240 ???
    Grazie e cordiali saluti
    Guido Pinato

  2. BUONASERA, IO PRENDO PA PENSIONE MINIMA, HO CHIESTO ADESSO LA PENSIONE E L’IMPS MI DEVE DARE DEGLI ARRETRATI. VORREI SAPERE AVENDO DELLE CARTELLE ERARIALI, DOVE IO NON C’ENTRO NIENTE SE POSSO SUBIRE UN PIGNORAMENTO. GRAZIE

  3. Buon giorno, ho raggiunto il massimo dei contributi versati 42 anni e 10 mesi , la mia pensione è scattata dal 1 maggio 2018.
    Ora è arrivata una lettera dall’inps che mi dice che troverò accreditata la pensione solo di Luglio.
    Ma gli arretrati di Maggio e Giugno?

    Premetto che non ho nulla a che spartire con ag. entrate .

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