Diritto e Fisco | Editoriale

Risarcimento danno permanente

16 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2018



Quando si ha diritto all’indennizzo per lesioni da incidente che creano invalidità e perdita di reddito e interrompono la normale vita sociale e lavorativa.

In seguito ad un incidente stradale può capitare che una persona riporti un danno patrimoniale o non patrimoniale in grado di segnare tutta la sua vita. Un danno permanente, insomma, che non solo la costringe a cure e ad assistenza continue ma che le impedisce anche di continuare a lavorare e, pertanto, a produrre un reddito per sé e per la sua famiglia. Quella persona avrà diritto al risarcimento del danno permanente, variabile a seconda della gravità della lesione stessa e delle sue conseguenze.

Quel danno, o invalidità permanente che dir si voglia, viene valutato secondo una tabella di percentuali dopo l’accertamento medico-legale. Questo sarà uno degli elementi che decideranno l’eventuale risarcimento del danno permanente ed il suo ammontare. E ancora: percentuali più o meno alte possono determinare danni micropermanenti o macropermanenti, a seconda dell’entità delle lesioni. Ma scendiamo nei particolari per capire bene quando ed in quali termini spetta il risarcimento di un danno permanente.

Danno permanente non patrimoniale: che cos’è?

Il danno permanente biologico o non patrimoniale è una lesione che impedisce sia di svolgere un’attività lavorativa sia di condurre una vita normale in modo perenne. In altre parole, è un’invalidità che diminuisce le capacità del soggetto e che persiste nonostante le cure. Pensiamo, ad esempio, all’impossibilità di camminare, di muovere uno o entrambi gli arti superiori, di vedere o di sentire, di utilizzare le proprie facoltà mentali allo stesso modo in cui venivano usate prima di avere subìto il danno, del venire meno delle proprie capacità relazionali e sociali.

Questo si traduce non solo in un danno biologico o fisico, se vogliamo chiamarlo così: riportare una lesione permanente in seguito a un incidente significa anche, come dicevamo prima, portarsi a vita un danno patrimoniale, in quanto il danneggiato avrà perso la totale o parziale capacità lavorativa e, quindi di produrre reddito.

L’entità del danno biologico permanente, dunque, viene espressa con una percentuale al termine di una visita medico-legale. In base a quella percentuale verrà calcolato l’importo del risarcimento per danno permanente.

La percentuale da 0% al 9% riguarda le lesioni micropermanenti mentre quella compresa tra il 10% ed il 100% si riferisce ai danni macropermanenti. Qual è la differenza da un punto di vista pratico?

Risarcimento danno permanente di lieve entità: come si calcola?

Il danno biologico micropermanente, provocato da lesioni di lieve entità, viene stabilito in base a quanto contenuto nell’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private [1]. Le variabili per il calcolo sono:

  • la percentuale da 0% a 9% stabilita in seguito alla visita medico-legale;
  • il relativo coefficiente;
  • l’età del soggetto danneggiato.

L‘importo di partenza per calcolare il risarcimento per danno permanente (quindi quello all’1%) è di 795,91 euro, cifra che viene aggiornata periodicamente dal Ministero dello Sviluppo economico in base all’inflazione.

Ecco i coefficienti in base alle percentuali:

  • 1%: coefficiente 1;
  • 2%: coefficiente 1,1;
  • 3%: coefficiente 1,2;
  • 4%: coefficiente 1,3;
  • 5%: coefficiente 1,5;
  • 6%: coefficiente 1,7;
  • 7%: coefficiente 1,9;
  • 8%: coefficiente 2,1;
  • 9%: coefficiente 2,3.

Per quanto riguarda, infine, la terza variabile, l’importo diminuisce dello 0,5% per ogni anno del danneggiato a partire dall’undicesimo anno di età.

È il momento di mettere mano alla calcolatrice per fare un esempio.

Supponiamo che una persona di 20 anni abbia riportato un danno permanente di lieve entità e che la visita medico-legale abbia stabilito una percentuale del 5%.

Dobbiamo, innanzitutto, moltiplicare l’importo di partenza per il relativo coefficiente. Quindi:

795,91 euro x 1,5 (il coefficiente che spetta al 5%) = 1.193,86 euro.

Da questa cifra verrà scalata la percentuale equivalente all’età del danneggiato. Abbiamo detto che scende dello 0,5% per ogni anno dall’undicesimo anno di età. Pertanto:

0,5% x 9 anni (la differenza da 11 a 20) = 4,5%.

Il 4,5% di 1.193,86 euro è 53,72 euro.

Pertanto, non resta che fare questo calcolo:

1.193,86 euro – 53,72 euro = 1.140,14 euro.

Questo – a titolo esemplificativo – sarà l’importo del risarcimento del danno permanente di lieve entità del ventenne.

Risarcimento danno permanente di non lieve entità: come si calcola?

Il risarcimento del danno permanente di media o grave entità viene sempre calcolato in base a quanto disposto dal Codice delle assicurazioni private, anche se…c’è un «però». Il decreto con cui è stato approvato il Codice prevede una tabella unica a cui fare riferimento a livello nazionale per il calcolo del risarcimento. Strumento che, tuttavia, non è stato definito. Pertanto, nella pratica, si prendono in mano le tabelle dei singoli tribunali, in particolare quella del Tribunale di Milano.

Ad ogni modo, e per completezza, ecco che cosa riporta l’articolo 138 del Codice a proposito del risarcimento del danno permanente di non lieve entità, cioè quello che comprende le menomazioni tra il 10% ed il 100%:

  • la tabella si basa sul sistema a punto variabile in funzione dell’età e del grado di invalidità, cioè della percentuale attribuita in seguito alla visita medico-fiscale;
  • il valore economico di quel punto cresce con la percentuale di invalidità e diminuisce con l’aumento dell’età del danneggiato sulla base dell’indice di mortalità espresso dall’Istat.

In qualsiasi caso, il risarcimento del danno permanente non lieve determinato dalle tabelle può crescere in misura percentuale non superiore ad un quinto, considerando le condizioni soggettive della persona danneggiata [2].

Risarcimento danno permanente patrimoniale: che cos’è?

Il danno permanente patrimoniale è quello che interessa la sfera economica di chi ha subìto l’incidente e la conseguente riduzione della capacità lavorativa. Se ne distinguono due tipi:

  • il danno emergente: si tratta delle spese sostenute per le cure e per tutto ciò che non si sarebbe speso se non ci fosse stato il danno (riabilitazione, analisi, trasferte in un centro medico, ecc.);
  • il lucro cessante: interessa il mancato guadagno che deriva dal danno subìto. Si parla, dunque, della mancata possibilità di produrre il reddito che si avrebbe se non fosse accaduto l’incidente.

Se il danno permanente provoca il mancato introito, è previsto il risarcimento sulla base del reddito effettivo (o, in mancanza di questo, del triplo della pensione sociale) con calcolo automatico del coefficiente di sopravvivenza e l’applicazione dello scarto tra vita lavorativa e fisica.

Che succede se a subire il danno è stata una persona che non può produrre un reddito perché disoccupato, studente o in cassa integrazione? In questo caso, come detto, si applica il parametro equitativo del triplo della pensione sociale. Il calcolo si basa sul reddito ricostruito rispetto all’entità dell’invalidità permanente, in misura elevata del 25% per chi è in età di frequentare le scuole superiori e risponde come invalida ad un’offerta di lavoro o si presenta come tale ad un colloquio.

Per dirla in parole più semplici: uno studente che non lavora ha, comunque, diritto al risarcimento del danno permanente patrimoniale che consiste nella liquidazione del danno futuro a causa dell’invalidità collegato all’attuale perdita di guadagno [3].

Attenzione, però: il fatto di avere un danno biologico permanente non comporta automaticamente il danno patrimoniale. Toccherà al giudice valutare fino a che punto la capacità lavorativa del soggetto è stata ridotta e quale ripercussione possa avere il danno sulla possibilità di produrre un reddito. In sostanza: un certo grado di invalidità permanente può, comunque, permettere ad una persona di lavorare, seppur svolgendo un’attività congrua con le sue condizioni psico-fisiche. Solo se ci sono delle condizioni che impediscono un’effettiva riduzione della capacità di guadagno e del reddito effettivamente percepito, sarà possibile avere il risarcimento del danno permanente patrimoniale [4].

Risarcimento danno permanente: è tassato?

Secondo voi lo Stato non pretende una parte del risarcimento di un danno permanente, quasi fosse stato anche lui vittima dell’incidente? Certo che la vuole. Ma, per fortuna per il danneggiato e purtroppo per il Fisco, in un solo caso.

Le tasse si pagano soltanto su quello che abbiamo definito prima lucro cessante, cioè sul risarcimento che compensa la perdita del reddito che sarebbe stato percepito che non ci fosse stato il danno. E che, quindi, sarebbe stato, comunque, tassato. Quei soldi costituiscono base imponibile ai fini Irpef.

Secondo il Testo Unico sulle imposte sui redditi [5], vengono tassate le indennità percepite anche a titolo di risarcimento dei danni, purché abbiano una funzione sostitutiva o integrativa del reddito. Significa che sono imponibili le somme date per sostituire mancati guadagni (lucro cessante), mentre non assumono rilevanza reddituale, e non sono quindi tassabili, le indennità o risarcimenti dati per reintegrare il patrimonio o per risarcire la perdita economica subita dal patrimonio (danno emergente).

Ad esempio, il risarcimento corrisposto dallo Stato al precario per l’illegittimo uso del contratto a termine in modo ripetuto non si tassa perché si tratta di violazione di norme sul contratto di lavoro a tempo determinato. In questi casi, infatti, il risarcimento previsto dal giudice del lavoro «non ha funzione sostitutiva o integrativa del reddito (lucro cessante), ma natura ristoratrice (danno emergente) e l’indicazione di diverse mensilità di retribuzione costituisce solo il riferimento ad un parametro numerico, per la quantificazione del danno».

note

[1] Dlgs. n. 209/2005.

[2] Cass. sent. n. 20925/2016 e n. 7766/2016.

[3] Cass. sent. n. 2150/1989, n. 101/2000 e n. 23298/2004.

[4] Cass. sent. n. 2062/2010 e n. 1230/2006.

[5] Dlgs. n. 917/1986.

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