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Lo sai che? Accompagnamento, spetta al familiare del disabile?

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2018

Chi assiste un parente invalido ha diritto all’indennità di accompagnamento?

Assisti un familiare con disabilità e vuoi sapere se hai diritto all’assegno di accompagnamento? Purtroppo, ad oggi, per chi assiste un familiare disabile non sono generalmente previsti contributi economici diretti (salvo specifiche eccezioni, come il programma Home care premium Inps), ma i principali benefici consistono in agevolazioni fiscali (ad esempio deduzione e detrazione delle spese sostenute per il disabile), agevolazioni previdenziali (Ape sociale e pensione anticipata caregiver) e agevolazioni lavorative (permessi Legge 104, congedo straordinario, etc.).

L’indennità di accompagnamento [1], o accompagno, invece, è una prestazione di assistenza alla quale ha diritto non il familiare che presta assistenza, ma l’inabile, se gli è riconosciuta un’invalidità civile totale e permanente del 100% e se necessita di un accompagnatore per camminare, o di assistenza per compiere gli atti quotidiani della vita.

L’assegno di accompagnamento è quindi versato dall’Inps all’invalido, non a chi lo assiste; l’accompagnamento spetta al familiare del disabile, tuttavia, se questi decide di versare l’assegno alla persona che gli presta assistenza: la finalità dell’accompagno, peraltro, è proprio quella di coprire le spese legate all’assistenza.

L’inabile ha diritto all’assegno di accompagnamento per la sola presenza della minorazione fisica o psichica: non sono dunque necessari particolari requisiti legati al reddito o all’età.

Chi ha diritto all’accompagnamento

I requisiti per aver diritto all’indennità di accompagnamento sono:

  • invalidità totale e permanente del 100% riconosciuta;
  • impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore;
  • in alternativa, impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di assistenza;
  • cittadinanza italiana o europea, o cittadinanza di un Paese extraeuropeo, se l’interessato è in possesso del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (dovrebbe essere però sufficiente anche un regolare permesso non di lungo periodo, in base ad una recente sentenza della Corte Costituzionale [2]);
  • residenza in Italia.

Per chi ha meno di 18 anni o più di 65 anni non si può parlare di invalidità nel senso proprio del termine, perché non si può far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa: si deve allora valutare la capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

A quanto ammonta l’accompagnamento nel 2018

L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento è pari a 516,35 euro, per l’anno 2018; l’importo annuale è dunque pari a 6.196,20 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’assegno è un reddito esente da Irpef, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Unico, né del disabile, né del familiare che lo assiste al quale è eventualmente versato l’assegno dal disabile.

Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato, inoltre, l’assegno di accompagnamento non deve più essere inserito nell’Isee del nucleo familiare, in quanto costituisce una prestazione di assistenza e non un reddito [4]. Per approfondimenti, si veda: Isee, bocciata la norma taglia prestazioni.

Accompagnamento per chi è ricoverato

Il disabile, per aver diritto all’indennità, non deve essere ricoverato in una struttura sanitaria con retta a carico dello Stato, né in un reparto riabilitativo o di lungodegenza: in caso contrario, l’accompagnamento viene ridotto in proporzione alla durata del ricovero. Per informare l’Inps degli eventuali ricoveri si deve presentare ogni anno, entro il 31 marzo, un’apposita dichiarazione, detta Icric.

Sono esclusi dalla dichiarazione Icric i ricoveri in ospedale per terapie o malattie non connesse con l’invalidità; inoltre, non sono rilevanti i ricoveri per i quali la retta della struttura sia risultata a totale o a parziale carico del disabile o dei familiari e i ricoveri in day hospital, come confermato da un importante messaggio dell’Inps [3].

Accompagnamento e assegni spettanti al familiare del disabile

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con altre indennità, spettanti al disabile, finalizzate all’assistenza personale continuativa, come l’assegno riconosciuto dall’Inail o quello erogato dalle Regioni, o con le prestazioni per invalidità contratta per cause di servizio, lavoro o guerra. L’interessato può comunque scegliere il trattamento più favorevole.

La prestazione è invece compatibile:

  • con altri trattamenti assistenziali, come la pensione di inabilità civile o l’assegno mensile di invalidità;
  • con altri trattamenti previdenziali, come la pensione di vecchiaia e anticipata o di reversibilità.

Per la concessione dell’accompagnamento non rilevano, in ogni caso, né i redditi dell’invalido, né quelli del familiare che presta assistenza.

Se il familiare che assiste il disabile ha diritto a delle prestazioni economiche dirette collegate all’assistenza, come Home care premium dell’Inps, queste non fanno perdere all’invalido il diritto all’accompagno, in quanto come abbiamo appena osservato l’assegno non è legato a limiti di reddito personali o familiari. L’accompagnamento, d’altra parte, non fa perdere il diritto alle eventuali prestazioni spettanti al familiare del disabile (solitamente collegate all’indicatore Isee, cioè all’indice che “misura la ricchezza” della famiglia), perché, come abbiamo detto, non deve più essere inserito nell’Isee del nucleo familiare, in quanto costituisce una prestazione di assistenza e non un reddito [4].

Domanda di accompagnamento

Per ottenere l’indennità di accompagnamento, è prima necessario che sia riconosciuta l’invalidità civile in misura pari al 100%, assieme alla non autosufficienza ed alla necessità di assistenza, da parte di un’apposita commissione medica operante presso ogni Asl.

La procedura per ottenere l’accompagno, che deve essere richiesto dal disabile e non dal familiare che lo assiste, è piuttosto lunga e articolata: per approfondire, Come si presenta la domanda di accompagnamento.

note

[1] L.18/1980.

[2] C.Cost., sent. n. 40 del 11.03.2013.

[3]  Inps Mess. 18291/2011).

[4] Cons. St. sent. n. 842/2016.


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