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Lo sai che? Rumori molesti: quanti decibel?

Lo sai che? Pubblicato il 15 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 marzo 2018

La tollerabilità di un’immissione va valutata caso per caso secondo le condizioni dei luoghi e delle attività svolte nella zona.  

Il vicino di casa fa sempre rumore: pesta il pavimento con le scarpe durante la notte o al mattino presto, sposta mobili, tiene acceso il volume della radio e della tv noncurante del riposo degli altri condomini. A lamentarsi però sei solo tu visto che abiti al piano di sotto, mentre gli altri non sembrano accorgersi di nulla. Sei consapevole di non poter denunciare gli episodi ai carabinieri visto che il reato di disturbo della quiete pubblica scatta solo quando la molestia disturba un numero indeterminato di persone (ad esempio tutti i condomini del palazzo), per cui ti sei rassegnato a dover agire in tribunale per chiedere la cessazione dei rumori. Ma prima di avviare la causa ti chiedi come dimostrare esattamente che il rumore è molesto? Quanti decibel sono necessari per superare la soglia della tollerabilità? La questione è stata finalmente precisata dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Il tema della definizione dei rumori molesti è sempre stato uno dei temi più dibattuti in materia di rapporti tra vicinato. Questo perché il codice civile, a riguardo, è molto generico. Esso si limita a stabilire solo che «Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi». Cosa si intende con «normale tollerabilità»? Abbiamo fornito qualche chiarimento nell’articolo Come provare i rumori molesti: in quella sede, oltre a indicare le prove da procurarsi per incastrare il vicino maleducato, abbiamo anche detto che il concetto di rumore è relativo e dipende molto dall’ambiente circostante. Ragionando per iperboli, n un luogo trafficato è impossibile sentire uno starnuto che, invece, riecheggia in una landa deserta. Il rumore di fondo quindi è essenziale per comprendere quando si supera la normale tollerabilità. E il rumore di fondo dipende non solo da dove è collocata l’abitazione, ma anche dall’orario della giornata (anche nelle zone più trafficate c’è silenzio durante la notte).

Ecco perché alcune sentenze, nel tentare di quantificare il rumore molesto, hanno utilizzato un calcolo secondo decibel: in buona sostanza l’illecito scatterebbe tutte le volte in cui viene superata la soglia dei 3 decibel rispetto al rumore di fondo. Sul punto leggi l’approfondimento Isolamento acustico delle pareti di casa e rumori del vicino.

L’isolamento acustico deve rispettare certi limiti, espressi in decibel (dB). Esiste un DPCM (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 1997 [3] che fissa i parametri di isolamento, sulla base dei decibel “tollerabili” dalle pareti delle nostre case. In particolare, per i palazzi di nuova costruzione, viene stabilito che:

  • le pareti verticali che dividono un appartamento dagli altri devono consentire un isolamento di almeno 50 decibel; così quando il nostro vicino parla o sente la Tv a 70 dB noi sentiamo 20 dB e non ne siamo disturbati. Ma se l’isolamento acustico fosse soltanto 40 dB, noi sentiremmo 30 dB e saremmo disturbati, soprattutto di notte, quando c’è più silenzio e vorremmo dormire;
  • le pareti verticali che separano gli appartamenti dalla facciata dell’edificio devono consentire un isolamento di almeno 40 decibel. Tale è la soglia ritenuta congrua per isolarsi dal rumore di un traffico medio urbano costituito da auto, schiamazzi sulle strade, ecc.;
  • le pareti orizzontali, ossia i pavimenti e i soffitti che separano un appartamento dall’altro, devono presentare un isolamento di almeno 63 decibel. Questa soglia è sufficiente per non farci sentire i tacchi del vicino del piano di sopra, i sandali, lo spostamento di mobili d’arredo. È chiaro che se questa soglia non viene rispettata, anche lo spostamento di una sedia ci sembrerà un rumore intollerabile, finendo per dare la colpa al vicino che, invece, responsabile non è;
  • infine gli impianti idro-sanitari e gli scarichi devono assicurare un isolamento di almeno 35 decibel.

Ma la Cassazione ha voluto bocciare un criterio così rigoroso e netto, ricordando come ogni situazione va considerata in modo autonomo.

È sbrigativa – dicono i giudici supremi – la definizione per le immissioni di rumore, dei «3 decibel sopra il rumore di fondo». Al contrario «La tollerabilità o meno di un’immissione va valutata caso per caso, dal punto di vista del fondo che la subisce, tenendo conto delle “condizioni dei luoghi”», proprio come dice il codice civile. Bisogna insomma partire dal luogo ove si trova il soggetto molestato, tenendo in considerazione la sua concreta destinazione naturalistica ed urbanistica, le attività normalmente svolte nella zona, il sistema di vita e delle abitudini di chi vi opera; il limite di tollerabilità – prosegue la Cassazione – non ha carattere assoluto ma è relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti».

Risultato: il cittadino resta ancora spiazzato perché incapace di verificare, in via preventiva e certa, quando il rumore può essere considerato molesto. Spetta solo al giudice – conclude la Suprema Corte –  accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità, giudice che non può più limitarsi a rilevare il solo superamento dei 3 decibel ma deve prendere in considerazione anche tutti gli altri aspetti.

Questo conferma ancora quanto importanti siano, più di eventuali perizie fonografiche, le testimonianze dei vicini che possano affermare in tribunale di aver sentito distintamente i rumori e di non aver potuto dormire, lavorare o comunque riposarsi. Perché se anche è vero che il rumore non può ridursi a un concetto soggettivo (se così fosse, con un vicino sordo sarebbe lecito alzare il volume della radio al massimo), è anche vero che l’udito del condomino resta sempre il primo metro di valutazione per determinare se vi è stato un illecito.

note

[1] Cass. sent. n. 6136/2018

[2] Art. 844 cod. civ.

[3] DPCM 5/12/1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”.


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