Diritto e Fisco | Editoriale

Facebook verso l’addio?

15 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 marzo 2018



Il social network più popolare è in crisi: calo dell’interesse, meno credibilità e cambi di algoritmi che penalizzano gli sponsor potrebbero farlo sparire.

Immagineresti la tua vita senza Facebook? Riusciresti a tirare sera senza leggere i post di parenti e amici, senza condividere una battuta, un articolo o un video, senza caricare la foto del gatto o delle vacanze, senza chattare con qualcuno sul social network più popolare al mondo? Forse dovete cominciare a valutare seriamente questa possibilità e pensare che l’addio a Facebook potrebbe essere molto più vicino di quanto abbiate mai creduto. Perché? Non solo perché, come quella degli esseri umani, anche la vita dei social è un ciclo che si apre e prima o poi si chiude: ci sono anche delle ragioni economiche che potrebbero portare Mark Zuckerberg ad abbandonare la sua preziosa (da ogni punto di vista) creatura e a dire, ahimé anche lui: «Facebook addio». A meno che non decida, da una parte, di cambiarla e, dall’altra, di tornare sui propri passi su alcune sue decisioni per nulla indovinate.

Ma quali fattori possono portare alla chiusura di Facebook? Che cos’è successo ad un social network che è riuscito a racimolare più di 2 miliardi di utenti in tutto il mondo e che ora sembra avviarsi sulla via del tramonto?

Facebook verso l’addio: il social ha perso fascino?

Più o meno a metà della decade del 2000, l’intuizione di Zuckerberg di creare una rete per mettere in contatto le persone, farle condividere le loro esperienze, le loro sensazioni, farle parlare tra di loro, trovare vecchi amici della scuola piuttosto che del quartiere in cui non si vive più da anni, spazzò via altri sistemi di comunicazione via Internet, come Second Life, la chat Msn Messenger, My Space, ecc. Nell’arco di poco tempo, Facebook non era più un social network ma IL social network, quello a cui nessuno rinunciava, quello che era nella barra dei preferiti di ogni pc e, con lo sviluppo degli smartphone, tra le app di ogni cellulare. Le successive modifiche (tra cui la possibilità di chiamare gratis da cellulare a cellulare) portarono la creatura del giovane americano alle stelle fino ad arrivare, addirittura, alla quotazione in Borsa a Wall Street.

Tuttavia, come tutte le cose, anche Facebook sembra avere stancato gli utenti, nonostante questi ci facciano visita almeno per un minuto ogni cinque che sono collegati a Internet e sia il primo sito che si apre quando ci si alza e l’ultimo prima di andare a letto. Un po’ perché non è più «l’unico», come quando era nato, e oggi gli utenti si dividono tra il social di Palo Alto e, soprattutto, Twitter (oltre 300 milioni di utenti), Instagram (circa 800 milioni di iscritti) e Snapchat (quasi 200 milioni di utenti al giorno). Va bene che al giorno d’oggi si passa molto tempo attaccati ai dispositivi elettronici, ma se uno cresce l’altro non può che perdere.  In altre parole: chi sta in Rete, prima o poi, premia le novità.

E Facebook, per quanto sia ancora il boss dei social network, sta mostrando qualche falla.

Altrimenti, perché lo stesso Zuckerberg avrebbe ammesso che ha bisogno di metterci mano a breve e di fare una bella plastica alla sua creatura per recuperare l’interesse dei navigatori?

Facebook verso l’addio: troppe polemiche?

Non solo concorrenza. L’addio a Facebook che sembra così imminente potrebbe nascondere altri motivi. Uno tra questi, le polemiche che un giorno sì e l’altro pure si scatenano sul social del pollice in su. Intendiamoci: la discussione, quando è sana, è costruttiva. La litigata, l’insulto, la polemica sterile fine a sé stessa stancano. Finisce per allontanare la gente, anziché avvicinarla. E Facebook, oltre ad essere una community di persone che condividono dei contenuti su cui discutere e riflettere, è anche un covo di vipere. Inevitabile in un luogo virtuale che raduna così tanta gente di ogni ceto sociale e di qualsiasi livello culturale. Complice anche il fatto che ognuno può dire la sua anche senza troppi complimenti, vomitare rabbia, opinare nel modo che più ritiene opportuno senza risparmiare offese o commenti fuori luogo per poi abbandonare la discussione. E chi non si è visto, non si è visto.

Facebook, a poco a poco, si è trasformato in un perfetto spaccato della società, dove si trova la persona educata e quella cafona, l’intellettuale e l’incolto, l’ottimista e il depresso, quello di estrema destra e quello di estrema sinistra, l’intollerante e chi sostiene il diverso, il furbo e l’ingenuo, quello che si fida del prossimo e quello che tenta di approfittarsene, il carnivoro e il vegano, quello che incita all’odio e quello che manifesta pubblicamente il proprio odio verso chi incita all’odio.

Un ambiente virtuale che genera ansia reale.

E’ esattamente quello che succede per strada, nel quotidiano. Ed è scena abituale vedere come la maggior parte della gente si stanchi delle solite polemiche al lavoro, in metropolitana, perfino a casa sua. Se succede qui, perché non deve succedere in un social network, la «seconda casa» di 2 miliardi di persone, quando Internet offre delle alternative?

Facebook verso l’addio: fake news e credibilità

C’è chi ritiene che un altro elemento in grado di portare Facebook verso l’addio sia la perdita di credibilità di un social network diventato uno strumento per diffondere delle notizie false, le cosiddette «fake news». Bufale mostruose che gli utenti leggono, ci credano o no. Quando sono innocue, lasciano il tempo che trovano. Ma quando sono costruite ad arte, possono perfino cambiare l’esito di alcune importante elezioni (vedi, ad esempio, quello che è successo con le fake che riguardavano le presidenziali americane vinte da Donald Trump nel 2016). La società di Zuckerberg ha sempre messo le mani avanti: noi forniamo uno scatolone in cui mettere delle cose, sta agli utenti scegliere se riempirlo di notizie vere o false. Peccato, però, che la diffusione di notizie false ha fatto un danno irreparabile a chi vive di notizie vere, puntuali, pubblicate oggi e non lette più domani perché ormai superate o, peggio ancora, perché nessuno si fida più della loro veridicità. Questo si traduce nella chiusura o nella difficoltà a sopravvivere di molti di questi siti.

Resta, comunque, il fatto che Facebook ha perso di credibilità.

In Inghilterra, per esempio, un terzo degli utenti ritiene che i social non lavorino per il bene della società e, addirittura, due terzi pensano che Facebook, in particolare, non abbia fatto abbastanza per evitare di essere la cassa di risonanza del terrorismo internazionale e di altro materiale illegale.

Facebook verso l’addio: la mossa (suicida?) di Zuckerberg

Ma un ipotetico addio a Facebook non è motivato solo da fattori esterni: la stessa società ha fatto una mossa che potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang fatale. Non dimentichiamo che il social network, oltre ad essere un luogo virtuale su cui condividere dei contenuti, è soprattutto un’azienda. E, come tutte le realtà imprenditoriali, anche questa ha bisogno di soldi per sopravvivere e per potersi sviluppare.

Bene. Che cosa ha fatto lo staff di Zuckerberg? Più o meno a inizio 2018 ha cambiato un algoritmo per nascondere le pagine di alcuni sponsor che, comunque, avevano pagato per avere la maggiore visibilità possibile. Questa è la logica della pubblicità, no? Io pago e tu fai vedere il mio prodotto o il mio servizio ad una platea vasta, non ad una cerchia ridotta di persone.

E perché mai Facebook avrebbe nascosto queste pagine o, comunque, ridotto la loro visibilità? Semplicemente perché l’utente, cliccando sulla pagina dello sponsor, usciva da Facebook, cioè andava su un sito esterno. Cosa che Zuckerberg ha voluto evitare privilegiando sulla nostra bacheca i post delle persone con cui interagiamo di più.

Noi non vediamo quello che veramente sta succedendo ma quello che Facebook decide che dobbiamo vedere.

Ma non è tutto: questo cambio di algoritmo consente di vedere le pagine di alcuni sponsor solo a pagamento. Insomma: Facebook incasserebbe due volte, da una parte dagli sponsor e dall’altra dagli utenti.

Una mossa troppo pretenziosa, forse addirittura suicida. Per due motivi. Il primo, perché gli utenti di Internet, e quindi anche di Facebook, non acquistano facilmente dei contenuti che possono trovare gratis altrove. Il secondo, perché le aziende cominciano a stancarsi di questo gioco. Perché mai dovrebbero investire su un partner che non si rivela affidabile, che cambia un algoritmo senza preavviso, che si tiene i soldi degli sponsor ma poi decide chi e quanto deve essere visibile? Risultato: vado a investire altrove.

In sintesi: calo dell’interesse per una piazza diventata, ormai, troppo eterogenea. Concorrenza di altri social in cui milioni di utenti si identificano di più. Credibilità precipitata. Danno agli sponsor, che rischiano di spostare gli investimenti verso un partner più affidabile. Che futuro si può ipotizzare per una società con queste caratteristiche? Quello più probabile e, forse, nemmeno così lontano, è quello di vedere che il pollice su diventi molto presto un «non mi piace più». E che Facebook diventi un ricordo da raccontare ai nipotini, i quali vai a sapere su quale altro social network staranno cercando nuove amicizie.

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3 Commenti

  1. Facebook è il male minore della società se usato bene.
    Ad ogni modo mai stato iscritto, chiude facebook? bene i nipotini scopriranno la bellezza dei rapporti umani quelli reali. Altro che altri social!

  2. Secondo me Facebook è anche una piazza pericolosa, con molte insidie, tra profili falsi e persone che cercano,instaurando amicizia con le loro “vittime” plagiandole, con lo scopo subdolo di estorcere loro del denaro.

  3. Facebook e tutti i network simili sono una fabbrica di zombi individualisti completati dalla metastasi dei cellulari strumenti per generare una soceta di psicopatici.
    La salute personale e soprattutto sociale passa per una buona serata fra amici al caldo di un caminetto con un buon vecchio mazzo di carte, castagne e vino. Poi ogni uno a casa sua iniziando dalla ciurma di ciuka cola a stalle e struscie autentica fucina di delinquenza dei palazzi dei bottoni. Poi afrigani, maomettani, indiani ecc. ecc. un calcio in culo rispedirli ai loro paradisi di provenienza. Stoj kto Koba.

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