Diritto e Fisco | Editoriale

Quando risarcire danno morale

15 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 marzo 2018



Cos’è il danno non patrimoniale? E il danno morale? Come dimostrare la sofferenza psichica? Come calcolare il risarcimento?

La legge italiana consente alla persona danneggiata dal fatto o dalla condotta del terzo di chiedere, oltre al risarcimento del danno patrimoniale, anche il risarcimento del danno morale. Come vedremo, il vero problema che si pone per ottenere questo tipo di risarcimento è quello inerente alla prova: a differenza del pregiudizio materiale, infatti, quello morale necessita di un’analisi attenta e approfondita, al fine di evitare un ingiusto arricchimento della persona danneggiata a discapito del danneggiante, il quale si troverebbe a pagare un importo sproporzionato al fatto commesso.

Cerchiamo di fare chiarezza e di capire quando risarcire il danno morale.

Danno morale: cos’è?

Prima di spiegare quando risarcire il danno morale dobbiamo capire cosa si intende per danno morale.  Il fondamento di questa particolare tipologia di pregiudizio si rinviene nel codice civile, nella disposizione in cui si dice che il danno non patrimoniale può essere risarcito solamente nei casi determinati dalla legge [1].

A lungo questa norma è stata interpretata in senso restrittivo: era risarcibile il danno non patrimoniale (cioè, il danno biologico, il danno morale e quello esistenziale) solamente nel caso in cui l’illecito commesso dal danneggiante fosse qualificabile come reato.

D’altronde, anche il codice penale dice che ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui [2].

Facciamo un esempio: Tizio uccide Caio. I familiari di quest’ultimo possono chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali derivanti dal fatto illecito, ad esempio causati dalla perdita del mantenimento che essi ricevevano dal defunto. Possono, inoltre, chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali, consistenti nelle sofferenze e nel dolore a loro provocati dalla morte di Caio.

Questa impostazione, però, è stata progressivamente superata. Col tempo, sia la giurisprudenza che il legislatore hanno ampliato le ipotesi di danni non patrimoniali risarcibili, prevedendo ulteriori casi di risarcibilità del danno non patrimoniale estranei alla materia penale: si pensi, ad esempio, ai danni non patrimoniali derivanti dall’eccessiva durata dei processi.

Oggi, anche a seguito dell’elaborazione giurisprudenziale fatta dalla Corte di Cassazione [3], possiamo definire il danno morale come il turbamento transitorio dello stato d’animo derivante da un atto illecito, ovvero come la sofferenza interiore patita dal danneggiato.

Danno morale: quando è risarcibile?

Alla luce della definizione di danno morale appena fornita, è facile comprendere che per rispondere alla domanda “quando risarcire il danno morale” si deve necessariamente affrontare il problema della prova del danno stesso. In altre parole: come provare il danno morale?

Infatti, mentre il danno biologico (cioè, quello riguardante la lesione dell’integrità psico-fisica del danneggiato) è facilmente dimostrabile con i certificati medici, il danno morale è un patimento tutto interiore, non dimostrabile agevolmente.

La Corte di Cassazione [4] ha stabilito che per risarcire il danno morale è necessario che il soggetto danneggiato alleghi prove e fatti ulteriori rispetto a quelli del danno biologico, al fine di quantificare la sofferenza patita.

Nel risarcimento del danno biologico, secondo un orientamento ormai consolidato della Suprema Corte [5], è ricompreso anche il calcolo di una generica sofferenza morale. È comunque possibile ottenere il risarcimento di un danno morale autonomo e distinto da quello biologico, ma, a tal fine, è necessario che le prove prodotte dal danneggiato siano utili a determinare la presenza di una sofferenza, diversa dal danno biologico, causata dalle lesioni subite.

In generale, ricordano i giudici supremi, non esiste nessuna automaticità nel calcolo del danno biologico che permetta di ricomprendere anche la quantificazione del danno morale; in particolare, nel caso di lesioni minori è possibile che non vi sia nessun ulteriore sofferenza da risarcire, oltre a quella del danno stesso, e conseguentemente risulterebbe superflua la liquidazione di un danno morale non subito.

Si può comunque parlare di un’autonoma liquidazione del danno morale rispetto al danno biologico, ma è necessario un accertamento separato e ulteriore rispetto ad altri danni. In caso di danno micro-permanente è consentito il risarcimento, oltre che del danno biologico, del danno morale come voce del danno non patrimoniale: questo però comporta che il danneggiato deve allegare i fatti e le circostanze utili per la determinazione della sofferenza subita a causa della lesione e la prova della lesione stessa.

Danno morale: è sempre risarcibile?

Sempre la Corte di Cassazione [6] ha ricordato che, anche in presenza della lesione di diritti costituzionali inviolabili, non è ipotizzabile il risarcimento del danno non patrimoniale (e, quindi, anche del danno morale) in mancanza della sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso, che oltretutto deve avere le caratteristiche della gravità e della non futilità.

Con la conseguenza che, anche in presenza della lesione di diritti inviolabili, non è ipotizzabile il risarcimento del danno morale in mancanza della sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso, il quale deve essere allegato e provato.

Danno morale: come provarlo?

Il danno morale, riguardando la sfera più intima della personalità dell’individuo, può essere dimostrato attraverso l’aiuto della prova presuntiva, in base al principio della probabilità.

Si presume cioè che il comportamento illecito della controparte, in quanto particolarmente offensivo, abbia provocato un turbamento psicologico del soggetto danneggiato; ciò in quanto è ragionevole pensare che da certi comportamenti corrispondono certe reazioni d’animo di chi li riceve.

Per l’accertamento del danno morale riveste poi un ruolo fondamentale la prova testimoniale di soggetti che, conoscendo il danneggiato o comunque essendo stati presenti al momento dell’illecito altrui o della fase immediatamente successiva, possono dare una rappresentazione del dolore sofferto dal danneggiato.

Danno morale: come si calcola?

Non solo quando risarcire il danno morale, ma anche in quale misura risarcirlo. In altre parole: una volta fornite le prove, come calcolare il danno morale?

Ebbene, per quanto riguarda il calcolo della cifra spettante a titolo di liquidazione del danno morale, essendo esso un pregiudizio di natura non patrimoniale, sfugge a una precisa valutazione analitica e resta, perciò, affidato al prudente apprezzamento del giudice: egli per quantificarlo dovrà tener conto delle effettive sofferenze patite dall’offeso, della gravità dell’illecito e di tutti gli altri elementi della fattispecie concreta, in modo da rendere il risarcimento adeguato al particolare caso.

La valutazione che il giudice deve compiere, però, è diversa e autonoma rispetto a quella del danno biologico che viene stabilito sulla base di apposite tabelle (le più usate sono quelle di Milano) e non può essere limitata a un semplice aumento del punto base indicato nelle tabelle per una determinata patologia di danno biologico.

note

[1] Art. 2059 cod. civ.

[2] Art. 185 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 8827 e 8828 del 2003.

[4] Cass. sent. n. 339/16 del 13.01.2016.

[5] Cass. sent. n. 29191/2008.

[6] Cass. sent. n. 349/16 del 13.01.2016.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. vorrei far causa a mia cognata per danni morali causatemi per colpa sua, perché non vuole assistere sua madre di 89 anni, la lasciata in casa mia per 3 anni senza mai riprendersela, mi ha costretto ad una vita molto ridotta per accudire la madre, sono molto ma molto nervoso, la mia vita e diventata inutile, non faccio più una vacanza normale, e stata sollecitata molte volte dai vari famigliari, per assistere la propria madre, ma si e sempre rifiutata.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI