Diritto e Fisco | Editoriale

Risarcimento danno antitrust

16 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2018



Cos’è l’autorità antitrust? Cos’è un illecito antitrust? Quando si prescrive il diritto al risarcimento per illecito concorrenziale?

Si sente spesso parlare di antitrust, di autorità garante della concorrenza, di danno derivante dalla violazione delle norme a tutela del mercato. Con questo articolo cercheremo di capire qualcosa di più in merito a tutti questi argomenti e, in modo particolare, al risarcimento danno antitrust.

Risarcimento danno antitrust: cos’è?

Innanzitutto, va subito spiegato che per risarcimento danno antitrust si intende il diritto al risarcimento del danno derivante dalla violazione della normativa posta a tutela della concorrenza.

Il diritto europeo si è sempre dedicato in maniera molto incisiva alla disciplina della concorrenza tra imprese, sia all’interno di un singolo Stato che nei rapporti tra imprese appartenenti a Stati diversi. In Italia, un’apposita legge [1] ha recepito la normativa sovranazionale, disciplinando in modo puntuale il risarcimento danno antitrust.

Antitrust: cos’è?

In Italia, generalmente, quando si parla di antitrust ci si riferisce all’apposita Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (abbreviato, AGCM) istituita a tutela e garanzia della concorrenza nei mercati italiani.

Si tratta di un’autorità indipendente dal potere governativo e, quindi, virtualmente imparziale, in quanto non coinvolta negli interessi politici.

I principali ambiti di intervento dell’autorità antitrust sono:

  • garantire la tutela della concorrenza e del mercato;
  • contrastare le pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori e delle piccole imprese, tutelare le imprese dalla pubblicità ingannevole e comparativa, nonché vigilare affinché nei rapporti contrattuali tra aziende e consumatori non vi siano clausole vessatorie;
  • vigilare sui conflitti di interesse in cui possono incorrere i titolari di cariche di Governo;

Inoltre, le competenze dell’Autorità comprendono anche: la repressione degli abusi di dipendenza economica che abbiano rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato; la vigilanza sui rapporti contrattuali nella filiera agro-alimentare; l’applicazione della normativa nazionale relativa al ritardo nei pagamenti; il potere di vigilanza sulla commercializzazione dei diritti sportivi.

Risarcimento danno antitrust: chi può chiederlo?

Secondo la legge italiana, chiunque abbia subìto un pregiudizio a causa di una violazione del diritto della concorrenza può chiedere il risarcimento del danno antitrust, anche sotto forma di azione di classe (class action) secondo le norme del codice del consumo [2].

Praticamente, qualsiasi persona, fisica o giuridica, o anche ente privo di personalità giuridica, purché danneggiato, può chiedere il risarcimento del danno. Il caso più frequente, ovviamente, è quello dell’impresa che lamenta un pregiudizio economico patito a seguito della violazione, da parte di una o più imprese concorrenti, delle norme poste a tutela del mercato.

Altro esempio tipico è quello dei “cartelli”, cioè delle intese tra imprese. Approfondiamo questa ipotesi.

Risarcimento danno antitrust: cosa sono i cartelli?

I cartelli costituiscono le più gravi violazioni del diritto antitrust; essi si realizzano attraverso accordi con cui due o più concorrenti si propongono di:

  • fissare i prezzi di vendita e altre importanti variabili commerciali (sconti, promozioni, margini ecc.);
  • coordinare i rispettivi livelli di produzione e i quantitativi da vendere;
  • fissare i prezzi di acquisto per limitare il potere di mercato dei venditori;
  • ripartire il mercato e/o la clientela: ad esempio, concordando quali clienti rifornire (o non rifornire) o in quale territorio operare (o non operare);
  • colludere nella partecipazione a gare pubbliche o private: il coordinamento può riguardare le decisioni di partecipare o non partecipare, le condizioni di partecipazione, le modalità di presentazione delle offerte, accordi di rotazione nelle assegnazioni e, più in generale, la preventiva condivisione di variabili in grado di influire sull’esito della gara;
  • boicottaggi collettivi: ad esempio, accordandosi con altri concorrenti per escludere dal mercato un nuovo entrante o disciplinare un terzo concorrente “scomodo”.

Risarcimento danno antitrust: come provarlo?

Una delle novità più rilevanti introdotte dalla legge italiana è il rafforzamento degli strumenti a disposizione dei soggetti danneggiati, soprattutto in merito alle nuove modalità di acquisizione delle prove.

La legge conferisce al giudice il potere di emettere nei confronti delle parti in causa, di terze parti o delle Autorità garanti della concorrenza, un ordine di esibizione di prove utili al giudizio per il risarcimento danno antitrust, superando così gli ostacoli che in passato rendevano ardua l’azione risarcitoria.

Si immagini, ad esempio, la vittima di un’intesa scorretta tra imprese: poiché l’accordo può anche essere semplicemente verbale, la parte danneggiata avrà difficoltà a dimostrare il comportamento illecito dei rivali. La legge, pertanto, consente al giudice di intervenire direttamente in fase istruttoria, disponendo l’acquisizione delle prove che riterrà più opportune.

Il mancato rispetto dell’ordine di esibizione di prove senza giustificato motivo può comportare una sanzione amministrativa da 15mila a 150mila euro.

L’esibizione delle prove rilevanti può essere ordinata dal giudice su istanza motivata della parte, contenente l’indicazione dei fatti e delle prove ragionevolmente disponibili dalla controparte o dal terzo, purché sufficienti a sostenere la plausibilità della richiesta di risarcimento. La misura deve essere proporzionata alla decisionee può avere ad oggetto anche informazioni riservate. È fatto salvo il diritto della parte o del terzo, nei cui confronti è richiesta l’esibizione, di essere sentiti, al fine di consentire loro di opporre eventuali questioni di riservatezza, mentre resta ferma la segretezza delle comunicazioni tra clienti e legali incaricati di assisterli.

L’esibizione può riguardare anche prove contenute nel fascicolo di un’autorità garante della concorrenza soltanto laddove tali prove non siano altrimenti reperibili ed, entro alcuni limiti, anche prove relative ad un procedimento ancora in corso.

Nel valutare la proporzionalità dell’ordine di esibizione, il Giudice dovrà tener conto del grado di specificità della richiesta, dell’attinenza rispetto all’azione promossa e di eventuali esigenze di salvaguardia dell’efficace applicazione del diritto della concorrenza, potendo dunque negare l’esibizione laddove tali requisiti non risultino rispettati.

Sanzioni amministrative sono previste, a carico della parte o del terzo, anche in caso di distruzione di prove rilevanti, inottemperanza agli obblighi di tutela delle informazioni riservate imposti dal giudice e/o abuso delle informazioni ottenute tramite l’accesso al fascicolo di un’autorità garante.

Il giudice potrà avvalersi anche delle decisioni dell’autorità antitrust che accertano violazioni del diritto concorrenziale. Decisioni emesse da autorità della concorrenza di altri Stati Membri saranno invece valutate come mere prove della natura e della portata della violazione, valutabili assieme ad altri mezzi di prova.

Risarcimento danno antitrust: quando si prescrive?

Il diritto al risarcimento del danno antitrust si prescrive entro cinque anni, decorrente dalla cessazione della violazione e dalla conoscenza, o ragionevole conoscibilità, da parte dell’attore:

  • della condotta e del fatto che essa costituisca una violazione del diritto della concorrenza;
  • del danno da questa causato;
  • dell’identità dell’autore della violazione.

Nel caso in cui venga avviata un’indagine o un’istruttoria antitrust sulla violazione da cui trae origine il giudizio per il risarcimento del danno, la prescrizione resta sospesa per un anno.

Risarcimento danno antitrust: come si quantifica?

Detto della modalità di acquisizione di ogni prova utile e del termine di prescrizione, per quanto riguarda la quantificazione del risarcimento danno antitrust, la legge rinvia alle disposizioni ordinarie del codice civile.

In caso di accordi tra più imprese, il danno si presume, salvo prova contraria.È prevista altresì una forma di collaborazione tra giudici e autorità antitrust, sempre che la stessa non pregiudichi esigenze superiori di salvaguardia dell’efficace applicazione del diritto antitrust.

Risarcimento danno antitrust: la composizione consensuale della controversia

La legge, infine, dedica attenzione alla risoluzione stragiudiziale delle controversie: si prevede che, ove le parti vi abbiano fatto ricorso, il giudizio ordinario possa essere sospeso per due anni e, in caso di fallimento dell’ipotesi transattiva, debba essere riassunto entro trenta giorni dalla formalizzazione della mancata conciliazione.

Inoltre, l’autorità antitrust potrà tener conto, nell’irrogare la sanzione, del risarcimento del danno effettuato dall’autore della violazione sulla base di una procedura di composizione consensuale.

Risarcimento danno antitrust: dove richiederlo?

Tribunali competenti a decidere sulle azioni di risarcimento danno antitrust sono le sezioni specializzate in materia di impresa di Milano, Roma e Napoli, rispettivamente, per il Nord, Centro e Sud Italia.

note

[1] D.Lgs. 19 gennaio 2017, n. 3, attuativa della direttiva 2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 novembre 2014.

[2] Art. 140-bis Codice del Consumo.

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